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230809325 62e39106 dcbb 4a3d 8d76 cb07a83d89ca - AstraZeneca in ritardo, l'ok solo dopo gennaio. Il piano B del governo

Roma. I 16 milioni di dosi di AstraZeneca, se tutto va bene, arriveranno a febbraio inoltrato, certamente non in tempo per tener fede al cronoprogramma stilato dal ministero della Salute. «È improbabile che l’Agenzia europea del farmaco autorizzi il vaccino della società AstraZeneca e dell’università di Oxford a gennaio. Non hanno ancora presentato domanda e i dati che abbiamo al momento non sono sufficienti per concedere un’autorizzazione condizionata». L’annuncio del vicedirettore esecutivo dell’Ema Noel Wathion, in un’intervista al quotidiano belga Het Nieuwsblad segna una falsa partenza per la campagna di vaccinazione che con l’arrivo, ritardato di 24 ore, della prima vera fornitura di 470.000 dosi Pfizer, scatterà domani( quasi) in tutta Italia. E fa correre ai ripari la Commissione europea, che annuncia l’acquisto di altri 100 milioni di dosi Pfizer, e il commissario per l’emergenza Arcuri.

Il piano B è già pronto, le richieste formalizzate, i conti fatti: se dovessero ritardare gli oltre 16 milioni di dosi che AstraZeneca ha messo a bilancio nel primo trimestre 2021, il cronoprogramma verrà garantito da più di 18 milioni di nuove dosi, a cominciare dai 13,5 milioni di quota parte dei nuovi acquisti da Pfizer già annunciati dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ma anche dal raddoppio delle dosi di Moderna (altri 10 milioni spalmati in nove mesi) già chieste dall’Italia. E, non ultimo, dalla moltiplicazione della sesta dose per ogni fiala di vaccino che le Regioni sono state autorizzate a ricavare dal ministero della Salute e dall’Aifa: un aumento netto del 20 per cento, 5.315.000 dosi in più rispetto alla fornitura iniziale.

È la rivincita delle tanto discusse siringhe “luer lock” acquistate da Arcuri e costate il doppio di quelle normali, con un aggravio di spesa di 1,7 milioni. Che però, grazie alle loro caratteristiche che consentono di ricavare anche un’ulteriore dose a fiala, consentono ora un risparmio di 60 milioni, tanto sarebbero costate le altre dosi ricavate.

AstraZeneca comunque fa sapere che fra pochi giorni, massimo una settimana, metterà insieme il dossier da sottoporre all’Ema con i dati delle sperimentazioni di fase tre in Gran Bretagna, Brasile e Sudafrica su 24mila volontari. I risultati sono stati resi noti il 23 novembre e pubblicati su The Lancet l’8 dicembre. Dimostrano che il regime di una dose più una dose, a 28 giorni di distanza, ha un’efficacia del 62%. Il regime mezza dose più una dose, sempre a 28 giorni di distanza, ottiene invece un’efficacia del 90%. I motivi non sono chiari e la mezza dose è stata somministrata a un piccolo numero di volontari: 2.700, tutti in Inghilterra e tutti sotto i 55 anni. Lo stesso amministratore delegato di AstraZeneca, Pascal Soriot, il 26 novembre aveva annunciato che erano necessari altri test e che i tempi si sarebbero allungati. Le nuove sperimentazioni sono previste negli Stati Uniti e in Italia: da noi saranno arruolati tremila volontari in 13 centri. Ma la data di inizio non è stata fissata, né è stato deciso con quale dosaggio proseguiranno le prove.

L’Ema, una volta ricevuto il dossier, impiega in genere una ventina di giorni a dare il suo ok. Una delle ipotesi è che autorizzi il vaccino di AstraZeneca con la mezza dose iniziale per la fascia di età sulla quale è stata testata: 18-55 anni, aspettando i risultati degli ulteriori test per ampliare le indicazioni (ma per questo ci vorrà almeno un altro paio di mesi). Non è comunque escluso, stando all’azienda, che l’approvazione Ema arrivi a fine gennaio o inizio febbraio. La Gran Bretagna, che ha una sua autorità regolatoria indipendente (Mhra) prevede di approvare il vaccino il 4 gennaio. Londra ha acquistato 100 milioni di dosi. La Commissione europea per i suoi cittadini ha acquistato in tutto 2 miliardi di dosi: 400 milioni da AstraZeneca, altrettanti da Johnson&Johnson (arrivo previsto a marzo, e questo vaccino ha bisogno di un’unica dose), 300 da Pfizer-BionTech e altrettanti da Sanofi-Gsk (previsti attorno alla metà dell’anno prossimo). I 160 milioni di Moderna riceveranno l’approvazione il 6 gennaio), mentre i 405 di Curevac non arriveranno che verso la metà del 2021.

Intanto, quasi esaurita la fornitura del V-day (già 8.910 i vaccinati), si comincia con Pfizer. Fermata dal maltempo, l’azienda ha modificato il calendario delle spedizioni. In Italia il carico è arrivato ieri sera a bordo di sei aerei. Poi su furgoni con le celle frigorifere sarà distribuito ai primi 203 siti di somministrazione nelle varie regioni. Anche se non tutti riusciranno ad avere le scorte entro oggi. Si andrà avanti così tutti i lunedì, dal 4 gennaio in avanti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Fonte: Repubblica

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