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SALISBURGO – No, non è un mercatino di Natale mimetizzato il Lockheed C-130 Hercules fermo sulla pista dell’aeroporto Mozart di Salisburgo. Il super aereo militare da trasporto è atterrato ieri mattina. L’hanno trasformato in un hub vaccinale: la gente si mette in fila, sta lì ad ammirare la pancia del bestione, le turboeliche e poi, a chiamata, si sale a bordo per l’inoculazione del siero. “Prego, avanti”, scandisce l’addetto delle forze armate. A metà tra attrazione e soluzione emergenziale, l’Hercules è l’ultima carta che si sono giocati nella città più colpita dalla quarta ondata di contagi per cercare di salvare il Natale. Natale che qui, nel paradiso della musica e dei mercatini, delle lucine più belle dell’Austria, delle bancarelle zeppe di “artigianato dell’Avvento”, vuol dire magia ma anche interessi meno romantici. “Con questa prima chiusura perdiamo 2 milioni”, dice Wolfgang Haider, presidente dell’associazione Mercatini di Natale delle mitiche botteghe Christkinlmarktp. “È una mazzata per tante famiglie che vivono di questo e che rendono unica la nostra città”. Il brutto è che, ad oggi, la durata del lockdown delle bancarelle è indeterminata. Il presidente del land, Wilfried Haslauer, non ha ancora ufficializzato ma si parla di una chiusura di 3-4 settimane. A partire dalla data cruciale (nazionale) di domani. Delle polemiche intorno a questa serrata che ha già rapito il clima pre-natalizio e spento una delle vigilie più suggestive d’Europa, Haslauer è stato uno dei protagonisti. Per qualcuno in negativo. Di fronte alle strette che erano nell’aria a partire da quella decisa da Vienna.

Il 10 novembre il governatore parlava di “esagerazioni”. E sosteneva: “I virologi vogliono rinchiudere le persone, così, secondo loro, non ci sarebbe nessun rischio di contagio. Ma così la gente muore di depressione, di fame o di sete…”. Travolto dalle critiche Haslauer ha prima provato a difendersi – “le mie parole sono state fraintese” – poi si è allineato al governo. “Abbiamo fatto tanto per non arrivare al lockdown, ma non abbiamo altra scelta”. L’ultimo sabato pomeriggio prima dello stop il centro storico di Salisburgo, patrimonio dell’Umanità, è avvolto in un clima surreale: un po’ corsa a ostacoli, un po’ rassegnazione. Dal Duomo a Residentzplatz addobbi e luminarie s’accendono come in una specie di resistenza al destino avverso del vero secondo assalto del Covid.

“È una breve e scarica atmosfera natalizia”, stringe le spalle Stefanie Steinkogler che accompagna il fidanzato commerciante. Gli porge un bicchiere di vino caldo mentre lui monta un banco che tra 48 ore dovrà smantellare. “Oggi e domani la gente verrà. Verranno i nostri clienti e gli amici”. Vero: la gente c’è. È la volata prima dell’alt. I turisti si aggirano con frenesia da ultimi saldi: un paradosso perfetto perché qui in realtà tutto deve, doveva, ancora incominciare. “Veniamo da 30 anni – Giulio e Floriana Pinna, arrivati in pullman dal Veneto -. Saremmo stati qui 4 giorni, e invece domani si torna a casa dopo un po’ di acquisti”. In tempo di pace la maggior parte dei mercatini di Salisburgo apre il 18 novembre e chiude il 26 dicembre. Vanno in scena cose bellissime. Nel cortile della fortezza Hohensalzburg, le cento stelle Herrnhuter inondano lo spazio creando un mare di luci e spingendo gli affari dei bottegai. Luci che accendono anche gli altri mercatini: al castello di Hellbrunn e a Mirabellplatz. Domani, finito l'”ultimo” weekend, le 94 bancarelle della kermesse natalizia chiuderanno senza appello.

Dice il sindaco Harald Preuner: “Sono giorni tristi, i numeri dei contagi impongono scelte sofferte”. Dal 28 ottobre al 17 novembre i 400 casi ogni 100mila abitanti sono diventati 1700: è il record che fa di Salisburgo la città più impestata dell’Austria (anche se il territorio più compromesso resta l’Alta Austria). Da qui l’idea di chiedere all’Aeronautica l’Hercules convertito in “corona-hub”. “Ringrazio le forze armate perché l’iniziativa ci aiuta molto nella lotta al covid”, dice il vice governatore Christian Stockl nella prima giornata di vaccinazione-aerea. In Austria il virus lo chiamano “corona”, abbreviato. Contro la “corona-dittatura” e il lockdown di 20 giorni imposto dal governo ieri a Vienna sono scese in piazza 35mila persone: quasi tutte senza mascherina. La protesta – organizzata dal partito di estrema destra Fpoe – ha vissuto momenti di tensione: alcuni manifestanti hanno lanciato bottiglie di vetro contro la polizia (c’erano 1.300 agenti). Alcuni sono stati arrestati. Secondo qualcuno è solo l’inizio di una protesta che durerà.

Fonte: Repubblica

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