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BruxellesMaria Kolesnikova, 39 anni, flautista ed ex dirigente di un centro culturale a Minsk, è stata una delle protagoniste delle proteste in Bielorussia dopo le elezioni dell’agosto 2020, insieme alla candidata presidenziale Svetlana Tikhanovskaja e a Veronika Zepkalo, ma a differenza delle sue colleghe non ha lasciato il suo Paese. Quando, la notte dell’8 settembre dello scorso anno, il regime di Lukashenko ha cercato di espellerla in Ucraina, ha strappato il suo passaporto ed è fuggita dall’auto su cui era stata costretta a salire. Da allora è in carcere e solo gli avvocati possono comunicare con lei.

Kolesnikova, che ha vissuto in Germania per dodici anni, guidava il gruppo raccolto attorno Viktor D. Babariko, l’oppositore di Lukashenko arrestato nella primavera del 2020 dopo aver manifestato la sua intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali e recentemente condannato a 14 anni di carcere. La stessa Kolesnikova rischia fino a 12 anni di reclusione con l’accusa di aver messo in pericolo la sicurezza pubblica. Le domande le sono state poste per iscritto e inviate più di un mese fa. Welt am Sonntag ha ricevuto le risposte solo pochi giorni fa alla vigilia del processo che si aprirà mercoledì a porte chiuse.

Signora Kolesnikova, dove si trova adesso?

“In un centro di custodia cautelare in via Volodarskij a Minsk”.

È in isolamento?

“Per il momento sono sola in cella”.

Riesce a respirare aria fresca?

“In prigione, con temperature superiori a 25 o 30 gradi, l’aria fresca è un lusso. Posso uscire dalla mia cella per due ore e solo allora posso davvero respirare. Fino a maggio ho visto il sole solo cinque volte. Ora un po’ di più”.

Che cosa fa tutto il giorno? Deve lavorare in prigione?

“Faccio un piano giornaliero e uno settimanale. Seguo rigorosamente questi programmi da mesi. La disciplina, anche nelle piccole cose, aiuta a tenere insieme se stessi e i propri pensieri, ad attenersi a ciò che si è programmato per essere sempre attivi e freschi. Le cose fondamentali ogni giorno sono: due ore di sport, leggere, scrivere, imparare qualcosa di nuovo. Studio l’inglese e il tedesco, leggo in lingua originale, da Heinrich Heine ed Erich Fromm a Stephen King e J.K. Rowling. Sto anche studiando teoria dei giochi, filosofia e sociologia. Da aprile sto cercando di disegnare qualcosa, ma i risultati non sono eccezionali. Rido, sogno, mi godo ogni nuovo giorno e so che la vita è bella. Non ho lavori da svolgere finché mi trovo in custodia cautelare. Dopo il processo, nella struttura penitenziaria dovrebbe essere diverso. Ma non c’è acqua calda e l’igiene personale e il bucato sono una vera sfida”.

Riesce a vedere regolarmente i suoi avvocati?

“Incontriamo i nostri avvocati regolarmente, in base a un calendario ben preciso, due volte a settimana, a volte più spesso, in condizioni molto particolari. Vengo condotta da una guardia in una sezione speciale, in una cella dove sono completamente separata dal mio avvocato da una parete solida con una finestra in doppio plexiglas sbarrata, senza ventilatore e senza possibilità di scambio di documenti durante il colloquio. A volte per capirsi bisogna gridare. Non credo che i nostri incontri siano confidenziali. È probabile che vengano registrati, come hanno fatto con Serghei Tikhanovskij (marito di Svetlana Tikhanovskaja, leader dell’opposizione bielorussa, ndr.)”.

Che cosa sogna?

“Dormo bene da dieci mesi e non ricordo i miei sogni. Ma non vedo l’ora di vedere i miei cari, lavorare con il team di Viktor Dmitrievich Babariko e incontrare le persone incredibili in Bielorussia. Sogno la nostra libertà e la vittoria della giustizia, del diritto e del buon senso. Sogno una Bielorussia nuova, libera, in cui ogni bielorusso possa realizzarsi ed essere felice”.

Che cosa le manca di più?

“Soprattutto la mia famiglia e i miei cari. Sono triste per non aver potuto dire “addio” alla mia amata nonna e allo zio. La cosa peggiore in prigione è che non posso abbracciare nessuno e non posso stare vicino a mio padre, a mia sorella e alla mia famiglia in tempi di crisi”.

Si pente di non essere andata in esilio quando ne ha avuto l’opportunità?

“Non mi sono mai pentita di aver strappato il mio passaporto e di essermi rifiutata di lasciare la Bielorussia. Penso che fosse la cosa giusta da fare. La libertà non ti cade in grembo. Quanto sta accadendo in questo momento in Bielorussia, nel centro dell’Europa, ne è la prova tangibile. Tutti coloro che sono pronti a lottare per il diritto delle persone di determinare il proprio futuro ci danno forza e sono nostri alleati. La Bielorussia non è l’unico Paese che finora non è stato in grado di costruire un sistema democratico. È una sfida globale. Quale sarà il futuro dell’umanità? Dipende da tutti noi. Passo dopo passo dobbiamo difendere le nostre convinzioni e i nostri valori. Passo dopo passo stiamo costruendo una società libera e aperta. La lotta del popolo bielorusso dovrebbe essere la nostra causa comune. Così come la vittoria del popolo bielorusso dovrebbe passare alla storia”.

Molti bielorussi sono intimiditi dalla violenza del regime. Che cosa vorrebbe dire ai suoi concittadini?

“Ammiro i bielorussi e sono orgogliosa di loro. So che molti di loro sono stanchi e che sembra che la guerra dello Stato contro il proprio popolo non finirà mai. Ma non è così. Abbiamo già vinto: abbiamo superato la nostra paura e la nostra indifferenza e questo è il punto più importante. È molto difficile eliminare la servitù goccia a goccia, ma è necessario per noi e per il nostro futuro. Ce la faremo insieme. Sono orgogliosa di essere bielorussa”.

Pensa di poter sostenere i suoi concittadini dal carcere o si sente impotente?

“Ogni giorno penso alle incredibili persone che ho incontrato per le strade in Bielorussia. Quest’anno abbiamo imparato a sostenerci a vicenda. Qui sento il sostegno della gente e spero che anche loro sentano il mio sostegno e la mia fiducia nel fatto che la verità sia dalla nostra parte. Ciao! vi abbraccio tutti!”.

Ha paura per la sua famiglia?

“Sono preoccupata per la mia famiglia, per i miei cari e per i miei amici. Molti di loro hanno già sofferto a causa mia. Ma so che nessuno di loro sarebbe felice se rinunciassi ai miei principi e alle mie convinzioni. Ho sempre sentito il loro sostegno, la loro vicinanza e il loro amore, e questo è ciò che conta”.

Che cosa le succederà nei prossimi mesi?

“Il gioco chiamato “processo” sta per iniziare. È un nuovo genere, in cui dovrei convincermi di essere una delle “persone senza futuro” – come ultimamente succede spesso. È importante ricordare che è in gioco il futuro di un’intera nazione. Bisogna essere pazienti fino in fondo”.

C’è qualcosa di importante che vorrebbe aggiungere?

“Faccio appello alle autorità perché smettano di combattere il proprio popolo, ascoltino i bielorussi e avviino un nuovo dialogo. Fermate la violenza! Basta con i processi assurdi! Non distruggete l’economia e le aziende di successo! Liberate le persone dalle prigioni! In carcere parlo con il personale giudiziario, rido, la gente intorno a me può sentirmi anche se sono in isolamento. Ma anche qui difendo i miei diritti. Non mi arrendo e questa è la cosa più importante che posso fare qui.”

(Copyright Welt am Sonntag/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Carlo Sandrelli)

Fonte: Repubblica

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