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NEW YORK – “La sfida dei cambiamenti climatici è molto più complicata e difficile da vincere di quella alla pandemia”. E se lo dice Bill Gates, – il fondatore di Microsoft, un patrimonio da 108 miliardi di dollari, secondo uomo più ricco del mondo (dopo il patron di Amazon, Jeff Bezos) – bisogna crederci. Sì, perché il co-presidente della Bill & Melinda Gates Foundation, il miliardario che da solo finanzia il 10 per cento del budget annuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, pochi mesi fa aveva svelato come l’arrivo di un morbo globale fosse il suo incubo più grande: “La lotta al coronavirus è come una guerra mondiale. Determinerà quest’epoca, perché i danni saranno enormi e segnerà la vita di tanti. Ma almeno questa volta combattiamo tutti dalla stessa parte, l’umanità schierata contro il virus”. Ora, col suo nuovo libro “Clima, come evitare un disastro. Le soluzioni di oggi. Le sfide di domani”, appena pubblicato anche in Italia da La Nave di Teseo, affronta uno dei nodi cruciale di quest’epoca, capace davvero di determinare il nostro futuro: la lotta ai cambiamenti climatici, appunto.

Gates, 65 anni, e certo già affrontato problemi apparentemente insormontabili nella sua lunga carriera: dall’epica rivalità con la Apple di Steve Jobs al tentativo di sradicare la polio. Già impegnatissimo nella lotta alla pandemia globale, ora ha aggiunto alla lista dei problemi da risolvere, un’ennesima catastrofe: la minaccia climatica. Il suo saggio, d’altronde, approda nelle librerie di mezzo mondo mente la Nasa ha appena annunciato come il 2020 – alla pari col 2016 – sia stato l’anno più caldo mai registrato. E le temperature mai così alte hanno già fatto ripartire addirittura a gennaio la stagione degli incendi nelle regioni di Sonoma, Santa Cruz e Ventura, in California, scioccando i climatologi. Mentre, sempre per via degli stravolgimenti del clima, ieri ha nevicato perfino nel solitamente tiepido Texas, dove un vortice polare si è spinto dal Canada fino al confine col Messico: portando neve e temperature sotto i 18 gradi.

La preoccupazione di Bill Gates sulla questione clima non è certo cosa nuova. Era infatti il 2010 quando, nel corso di un suo Ted Talk – le celebri conferenze della Sapling Foundationa per “cambiare la realtà attraverso le idee” – raccontò di aver capito la relazione fra clima, energia e povertà durante un viaggio a Lagos, la più grande città della Nigeria, osservando l’oscurità della città. 

“Per fortuna Donald Trump non ha vinto un secondo mandato: altrimenti ci avrebbe costretto a trattenere il respiro per altri 4 anni, sperando, nel frattempo, di non trasformaci tutti in omini blu” scherza ora col Wall Street Journal il miliardario filantropo: finito pure al centro di numerose teorie complottiste dove lo si accusa, assurdamente, di aver creato il coronavirus per arricchirsi attraverso il vaccino. Ma pure di voler sfruttare il virus per inoculare chip sotto la pelle per meglio controllarci tutti (e in una delle tante versioni, per sostituire i bianchi occidentali, con immigrati). 

 La vittoria di Joe Biden, salutato come il miglior alleato dell’ambiente in questo momento – tanto più che la prima azione del nuovo presidente Usa è stata rientrare negli accordi di Parigi – lo ha costretto a cambiare alcuni capitoli del libro, pensati nell’eventualità di una seconda amministrazione Trump. Anche con un presidente degli Stati Uniti pronto a fare la cosa giusta, la situazione resta gravissima e la soluzione remota. Secondo Gates dobbiamo infatti riuscire a ridurre la quantità di emissioni di gas serra pompate nell’atmosfera, passando dagli attuali 51 miliardi di tonnellate l’anno… a zero: entro il 2050. L’unico modo per impedire la catastrofe, insiste, è una rivoluzione tecnologica su vasta scala. “Sarà più difficile del porre fine alla pandemia”, afferma dunque Gates. “Ma ci sono così tante persone preparate ed idealiste a lavorare a questa causa che da qui a 10 anni vedremo risultati concreti”.

Lui delle proposte alternative le ha: come quella di un cemento verde. L’importante, è impegnarci fin da ora: “Il punto cruciale è che, per quanto innovazioni come auto elettriche, pannelli solari, batterie agli ioni di litio e hamburger vegetali, siano utili, non bastano. Capiamoci bene: non c’è abbastanza terra sulla Terra per piantare alberi sufficienti a compensare la nostra dipendenza dal carbonio. Va fatto un piano climatico serio. E ancora non lo abbiamo”.

Fonte: Repubblica

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