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NEW YORK – “Miriamo ad espandere le relazioni pacifiche di Israele con i Paesi del mondo arabo e musulmano”: il segretario di Stato americano, Antony Blinken, lo ha ribadito ieri, nel corso della conferenza stampa organizzata al termine dell’incontro trilaterale (il primo di questo genere) col ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid e quello degli Emirati Arabi, sceicco Abdullah Bin Zayed Al Nahyan. Affiancato dai due omologhi, Blinken ha poi ricordato come “l’amministrazione Biden intende impegnarsi verso la soluzione dei due Stati per risolvere il conflitto israelo-palestinese”. Lanciando pure un monito grave all’Iran: “Perseguiamo la strada della diplomazia, ma se Teheran non tornerà presto nell’accordo Jcpoa sul nucleare, continuando a raffinare l’uranio, siamo pronti ad altre opzioni: sosteniamo il diritto di Israele a difendersi”.

Molti e caldissimi i temi affrontati nel faccia a faccia a tre dove si è discusso appunto di Iran. “Gli impediremo di diventare potenza nucleare, ci riserviamo il diritto di agire in qualsiasi momento e modo”, tuona Lapid rispondendo a chi chiede se quella militare sia un’opzione. Si parla anche di Siria (“non riabiliteremo Assad”, dice Blinken) e di Yemen (“Non sarà un nuovo Libano”, assicura Al Nahyan). Ma soprattutto del futuro di quegli “Accordi di Abramo” – dal nome del patriarca venerato sia dagli ebrei che dai musulmani – fortemente voluti da Donald Trump e firmati un anno fa appunto da Israele, Emirati Arabi e Bahrein. Primi stati arabi a sottoscrivere legami pieni con Gerusalemme dopo l’Egitto (dal 1979) e la Giordania (dal 1994).

Quegli accordi hanno poi spinto pure Sudan e Marocco (dopo l’elezione di Joe Biden) a normalizzare le relazioni con Israele. Ora gli Stati Uniti dicono di voler espandere gli Accordi coinvolgendo anche altri Paesi islamici con l’obiettivo di far progredire i colloqui di pace. Un’ipotesi cui il ministro Lapid ha risposto citando una frase di John Fitzgerald Kennedy: “Tutti hanno diritto a uno stile di vita dignitoso e questo include i palestinesi”, ha detto, impegnandosi a “lavorare con l’Autorità nazionale palestinese per garantire che ogni bambino abbia quell’opportunità”. Gli americani, in realtà, non spiegano come intendono usare gli Accordi per far progredire il dialogo, tanto più col premier israeliano Naftali Bennett (nei prossimi giorni in Russia, dove incontrerà Vladimir Putin) fermamente contrario all’ipotesi dei due Stati.

Per il ministro Al Nahyan proprio le buone relazioni che si stanno instaurando con Israele “amico e partner” mostreranno ai palestinesi quanto “la nuova strada funziona, vale la pena prendersi il rischio di perseguirla”. A sorpresa, una mano potrebbe venire dal calcio. O almeno così auspica il presidente della Fifa Gianni Infantino in visita proprio a Gerusalemme, dove ha proposto di far ospitare la Coppa del Mondo 2030 proprio a Israele ed Emirati Arabi: “Il calcio ha una magia unica: sa unire le persone”.

Fonte: Repubblica

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