Condividi:

Niente tamponi e assorbenti gratis alle ragazze povere: costano troppo, il Brasile non se lo può permettere. Sembra incredibile ma persino sull’igiene femminile Jair Bolsonaro riesce a rendersi impopolare. La sua non è una battuta, una delle tante a cui si abbandona quando si parla di donne. Ha posto un veto su molti punti di un disegno di legge approvato dal Congresso, con voto largamente bipartisan, il 7 ottobre scorso. Prevedeva, tra l’altro, la distribuzione di assorbenti alle ragazze meno abbienti che affollano le favelas e alle donne senza dimora, oltre alle detenute che non possono contare sull’aiuto dei familiari. Una platea rilevante. Le stime delle associazioni di volontariato e assistenza femminile parlano di 5,6 milioni.

La Ong Girl Up ricorda che in Brasile un’adolescente su quattro non dispone di alcun tipo di protezione per il ciclo mestruale. Ma una volta giunto a Planalto per essere promulgato, il provvedimento è stato respinto al mittente. “Sono schiavo delle leggi”, si è sfogato il presidente. “Non posso autorizzare una cosa se non ci sono i fondi per finanziarla. Sarei accusato di crimine di responsabilità e dovrei rispondere di un’immediata destituzione”. Correre il rischio di un impeachment per degli assorbenti fa sorridere se si pensa che nello stesso Congresso giacciono oltre 200 richieste di dimissioni a suo carico per genocidio visto come è stata gestita la pandemia che ha ucciso oltre 600 mila brasiliani. Ma le ossessioni misogine che affliggono il presidente sono prevalse anche questa volta. Dai calcoli si stima che la distribuzione dei tamponi alle ragazze in difficoltà inciderebbe sul bilancio pubblico per 84,5 milioni di reais l’anno, qualcosa come 13 milioni di euro. Un’inezia. Ma bisogna risparmiare.

Il veto ha mandato su tutte le furie le donne brasiliane. Ci sono state immediate proteste. Anche all’estero. Le Monde, che riporta la notizia, dice che un gruppo di femministe si è recato sotto l’ambasciata a Parigi e ha appeso decine di tamponi sul cancello della sede diplomatica. L’hashtag #LivreParaMenstruar (libere di avere il ciclo) ha invaso la rete. La cantante Preta Gil è insorta: “Ma in quale secolo viviamo? Fino a quando le nostre figlie saranno private della scuola?”. Le stesse deputate che avevano approvato il provvedimento si sono definite “stufe di assistere a continui veti che mortificano la dignità delle donne vulnerabili”. Bolsonaro ha reagito. Si è sentito ferito nell’orgoglio. “Se il Congresso annulla il veto dovrò prendere i soldi dalla sanità e dall’istruzione”, ha minacciato, mentre l’ufficio stampa di Planalto respingeva le critiche: “Attribuire la scelta del presidente a un’insofferenza verso le donne è solo una narrazione falsa e incoerente”. Eppure non è un mistero ciò che pensa Bolsonaro dell’altra metà del cielo. Lui stesso si è abbandonato spesso a frasi che hanno lasciato di stucco amici, sostenitori, persino i familiari. La sua unica figlia, Laura, nata dopo 4 maschi, secondo lui è stata frutto di una “fraquejada”, un momento di debolezza. Quando era deputato si era scagliato su una collega urlandole contro: “Non ti violenterei mai perché non lo meriti”. 

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy