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LONDRA. È la prima, vera e dura battaglia tra Unione Europea e Regno Unito dopo la Brexit. Perché oggi l’Ue ha annunciato di aver avviato una azione legale contro Londra per non aver rispettato il Protocollo sull’Irlanda del Nord incluso proprio nell’accordo Brexit tra i due blocchi e che il governo di Boris Johnson ha deciso unilateralmente di non rispettare. “Si tratta di una violazione di un accordo internazionale vincolante”, dicono da Bruxelles, “e crea un serio problema all’Europa. Per questo abbiamo deciso di agire”.

Tutto è nato da un annuncio del governo Johnson di due settimane fa, per cui il Regno Unito non garantirà almeno fino al prossimo ottobre i pattuiti controlli doganali di beni e merci che viaggiano dalla Gran Bretagna ed entrano in Irlanda del Nord: Londra infatti ha deciso di estendere unilateralmente il “periodo di grazia” su questi controlli, che originariamente scadrebbe il 1 aprile prossimo. Si tratta dunque di una palese violazione, da parte del Regno Unito, di un caposaldo dell’accordo Brexit che lo stesso Johnson ha firmato, e cioè: visto che, in base all’intesa tra i due blocchi, l’Irlanda del Nord è di fatto rimasta nel mercato unico Ue e nell’unione doganale europea per preservare la pace e non dover rimettere la frontiera tra le due Irlande, il governo britannico si era impegnato a controllare le merci dalla Gran Bretagna verso Belfast, in base agli standard di qualità del mercato unico europeo, che così sarebbe stato preservato dopo la Brexit.

Invece, Londra ha compiuto un clamoroso dietrofront, adducendo come causa il fatto che molte imprese ed aziende nordirlandesi non fossero pronte al nuovo regime di numerosi controlli doganali dal 1 aprile, e ciò avrebbe causato ingorghi e ritardi nei porti e nei checkpoint, con il rischio di svuotare gli scaffali dei supermercati dell’Irlanda del Nord. Questo avrebbe provocato pericolose tensioni per il governo britannico, in un contesto già molto agitato dalle recenti scritte minatorie apparse sui muri di Belfast e Larne contro gli agenti doganieri in Irlanda del Nord.

Non solo: la prima ministra locale e unionista Arlene Foster chiede da settimane a gran voce di stracciare proprio quel cruciale Protocollo sull’Irlanda del Nord dell’accordo Brexit, cosa impossibile per l’architetto della pace ed ex premier irlandese Bertie Ahern e alcune milizie paramilitari unioniste che hanno annunciato di non voler più rispettare gli Accordi di Pace del Venerdì santo del 1998 che hanno riportato la pace sull’isola durante la Guerra civile.

Ma queste giustificazioni non sono sufficienti per l’Ue, che rimprovera innanzitutto il metodo unilaterale del governo Johnson, senza consultare le controparti: un’azione che per l’Europa viola palesemente gli accordi internazionali sulla Brexit. Per questo Bruxelles ha spedito due lettere a Londra: una più “politica”, in cui si chiede al governo britannico di tornare sui propri passi altrimenti l’Ue reagirà con dazi e tariffe sull’import britannico. E una seconda di carattere legale per cui l’Ue minaccia di portare il Regno Unito in tribunale, di fronte alla Corte di Giustizia Europea. L’ennesimo capitolo e scontro della saga infinita della Brexit. 

Fonte: Repubblica

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