Condividi:

Il presidente colombiano Iván Duque ha annunciato il dispiegamento dell’esercito nella città di Cali dopo che almeno dieci persone sono morte oggi, sabato, durante le proteste, diventate ormai sempre più violente, e i colloqui per porre fine alla rivolta sociale sono in stallo. Duque sostiene che nelle manifestazioni, che vanno avanti da un mese, si sono infiltrati gruppi armati illegali e ha promesso di mettere in campo “tutte le capacità dell’intelligence” per dimostrarlo.

“Questo dispiegamento triplicherà la nostra capacità in tutta la provincia in meno di 24 ore, garantendo assistenza nei centri dove abbiamo assistito ad atti di vandalismo, violenza e terrorismo urbano a bassa intensità”, ha detto il presidente, parlando da Cali, città nel sud-ovest della Colombia che è diventata l’epicentro delle proteste antigovernative a livello nazionale.

Il dispiegamento arriva dopo che il procuratore generale Francisco Barbosa ha affermato che un agente della procura sarebbe stato ucciso da civili dopo aver aperto il fuoco. “Secondo le informazioni raccolte finora, ha sparato a diverse persone causando la morte di civili… poi è stato ucciso per mano delle persone sulla scena”, ha detto Barbosa in una nota.

José Miguel Vivanco, direttore della Divisione americana di Human Rights Watch, ha esortato Duque a vietare l’uso di armi da fuoco da parte degli agenti e ha detto che l’organizzazione ha confermato i video di Cali che mostrano uomini armati in abiti civili che sparano.

Le manifestazioni si sono svolte ieri anche in altre parti della Colombia. Vanno avanti da un mese, e sono le più ampie degli ultimi decenni. Più di 40 persone sono state uccise e 2.200 tra civili e poliziotti sono stati feriti. Le proteste sono scoppiate quando Duque ha proposto un forte aumento delle tasse, ma sono proseguite anche dopo che il presidente ha fatto marcia indietro. Si sono allora trasformate in una protesta generale contro la crescente povertà e disuguaglianza in un Paese in cui il tasso di disoccupazione è raddoppiato nell’ultimo anno di pandemia.

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy