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New York – La strage del Colorado rilancia il dibattito sulle armi da fuoco, in una zona particolarmente martoriata. Il mondo intero ricorda il massacro del liceo di Columbine in cui morirono 12 studenti e un insegnante nel 1999, perché fu immortalato nel documentario di Michael Moore dedicato alla tragica ricorrenza di sparatorie mortali.

Columbine è nel Colorado; come Aurora, la cittadina dove nel 2012 una sparatoria in un cinema fece 12 morti. Altre quattro sparatorie sono accadute in un raggio di venti miglia di distanza dal liceo di Columbine. Per fermare questa spaventosa ripetitività erano state adottate leggi più severe sulle vendite di armi.

Proprio nella città di Boulder dove ieri c’è stata l’ultima strage nel supermercato, una di queste leggi restrittive fu adottata nel 2018 ma è stata sospesa da un giudice – accogliendo il ricorso di un’associazione pro-armi – dieci giorni fa. È impossibile tracciare un nesso causa-effetto con la sparatoria di ieri, ma questo ricorda che il problema viene da lontano.

Il dibattito nazionale sulle armi

La tragedia di Boulder ha riaperto immediatamente un dibattito nazionale sulle armi, più diffuse negli Stati Uniti che in quasi ogni altro Paese al mondo. Joe Biden aveva già preso posizione per delle riforme, ma un presidente può fare poco.

Al Congresso i voti per normative federali che restringano il diritto di armarsi sono quasi sempre mancati, negli ultimi decenni: e non sono solo i repubblicani ad opporsi, c’è una lobby pro-armi anche nel partito democratico. Quand’anche il Congresso legiferasse, il vero potere di stabilire regole è situato ancor più nei singoli Stati, molti dei quali hanno governatori e assemblee legislative dove provvedimenti restrittivi faticano a passare.

Infine c’è l’ultimo ostacolo della Corte suprema, con una solida maggioranza conservatrice, presumibilmente ostile ad una “ingerenza” nel diritto costituzionale. Quel diritto, un europeo stenta a capirlo, nella Costituzione degli Stati Uniti affonda le sue radici storiche in un’epoca in cui le armi servirono alla lotta per l’indipendenza contro gli inglesi. Le “milizie popolari” dovevano avere i fucili in casa per potersi mobilitare in fretta, in difesa delle proprie libertà. Oggi la via maestra per risolvere la questione sarebbe un emendamento alla Costituzione, ma le super maggioranze che richiede sono improbabili.  

Fonte: Repubblica

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