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PECHINO – Tra le versioni di sé che ha esibito Kim Jong-un, dal bellicoso maresciallo nucleare alla candida colomba di pace, quella del dittatore semidivino che si cosparge il capo di cenere è tra le più sorprendenti. Eppure di recente il 36enne Kim ha spesso fatto pubblica ammenda. Martedì l’ha addirittura ribadita nell’occasione più solenne, l’apertura del grande congresso del Partito dei lavoratori, evento che si è tenuto appena due volte negli ultimi quarant’anni. Di fronte a 7mila tra delegati e spettatori, il dittatore della Corea del Nord, autocratico e autocritico, ha riconosciuto che il piano economico quinquennale, da lui stesso lanciato nel 2016, è fallito “in larga misura e in quasi tutte le aree”.

Un’ammissione della durissima situazione in cui versa la Corea, al termine di uno degli anni più difficili della sua storia. Pyongyang sostiene di non aver registrato neppure un caso di Covid-19 e i delegati al Congresso erano tutti senza mascherina. Ma al di là della scarsa (o nulla) credibilità del dato, per difendersi da un’epidemia che avrebbe potuto travolgere il suo sistema sanitario il regime ha dovuto comunque blindare ancora di più i confini. Gli scambi commerciali con la Cina, da cui arrivano forniture essenziali, sono scesi dell’80%, il prodotto interno lordo di oltre il 9%, fabbriche e cantieri sono rimasti senza materie prime. Il virus ha isolato un Paese già soffocato dalle sanzioni internazionali e, come se non bastasse, uragani e alluvioni hanno flagellato i raccolti.

Dopo aver raggiunto il rango di potenza nucleare dunque, una “miracolosa vittoria” a cui Kim ha fatto riferimento anche martedì, sta fallendo la seconda parte del suo grande progetto: lo sviluppo. Già lo scorso ottobre, durante la parata militare per i 75 anni del Partito, il dittatore si era scusato quasi in lacrime per non essere stato all’altezza delle aspettative del popolo. A Capodanno ha di nuovo rinunciato al discorso televisivo. Due giorni fa una nuova autocritica. Parole che però non vanno per forza interpretate come un segno di debolezza, quanto piuttosto come un invito all’unità nazionale.

Sulle ceneri del piano quinquennale fallito, nei prossimi giorni il Congresso ne varerà uno nuovo. Ma in assenza di svolte nell’epidemia o nei rapporti internazionali non si vede quali risorse il regime possa mobilitare. Il fatto che Kim non abbia pronunciato la parola “nucleare” nel discorso è un messaggio di distensione verso Joe Biden, che però lo ha più volte definito un “delinquente” e di certo non riavvierà trattative stile Trump. È possibile che Kim provi a riaccendere alcuni dei progetti congiunti con la Corea del Sud. Ma se non troverà attenzioni non è escluso che le cerchi lanciando qualche missile.

Fonte: Repubblica

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