Condividi:

TEL AVIV – Dopo dieci settimane di calo costante di tutti gli indicatori della pandemia, da pochi giorni Israele sta vivendo un aumento dei contagi quotidiani che ha portato l’indice R a superare la soglia rossa dell’1. Uno scenario in realtà non sorprendente per gli addetti ai lavori, che nelle scorse settimane parlando di “quarta ondata superata” non hanno mai escluso una possibile quinta ondata. Secondo un gruppo di ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme, a fine dicembre Israele potrebbe trovarsi nuovamente con 1.600-2.500 nuovi positivi al giorno (a oggi sono 340).

“I contagi sono in calo, ma l’emergenza non è finita. Siamo di fronte a una pandemia mondiale. Il nostro sforzo ora si concentra sull’obiettivo di mantenere una routine di vita che faremo di tutto per non stravolgere”, diceva a inizi novembre il ministro della Salute Nitzan Horowitz, dimostrando ancora una certa cautela anche di fronte al trend di decrescita. Ieri lo stesso Horowitz dichiarava: “Non sappiamo se possiamo parlare già di quinta ondata, ma in ogni caso la nostra strategia rimane: vaccinare il più possibile per convivere con il Covid. Non è escluso che avremo bisogno di un quarto vaccino”.

Le ragioni del paggioramento

Secondo il professore Eran Segal dell’Istituto Weizmann, l’inversione della tendenza dipende da un allentamento nell’applicazione delle restrizioni, in particolare dalla poca disciplina nell’utilizzo delle mascherine, e da un calo dell’immunità generale nella popolazione dovuto al fatto che circa un terzo degli israeliani non sono immunizzati. Il 50% dei nuovi contagi quotidiani da luglio appartiene alla fascia di età tra i 5 e gli 11 anni, per i quali è iniziata la campagna vaccinale questa settimana. Nel calcolo dei non immunizzati, gli esperti includono anche circa un milione di israeliani che non ha ancora ricevuto il booster. Nella stima di Segal, che martedì ha presentato i dati di fronte al comitato degli esperti che coadiuva il governo nel contrasto alla pandemia, per evitare una quinta ondata Israele deve vaccinare entro la fine dell’anno almeno metà di quanti ancora non hanno ricevuto la terza dose e almeno un terzo dei bambini.

“Questa è la chiave con cui è possibile riportare l’indice R sotto all’1”, ha spiegato Segal, sottolineando l’importanza della vaccinazione dei più piccoli in un Paese con un terzo della popolazione sotto i 18 anni. Ragione per cui il comitato degli esperti ha dato luce verde alla somministrazione della terza dose anche per i bambini sopra i 12 anni, la cui vaccinazione è iniziata in Israele a inizio giugno. Ciò significa che anche i più giovani si stanno avvicinando alla soglia di forte calo della protezione vaccinale stimata a luglio intorno al 40%, a 6 mesi dalla prima inoculazione. Motivo per cui Israele aveva iniziato a somministrare il booster già ad agosto, ancora prima dell’approvazione della Fda.

Quanto dura l’efficacia della terza dose?

E qui si trova la grande incognita: anche la terza dose perde efficacia con il passare del tempo? Su questo punto c’è molta esitazione ad esprimersi in maniera univoca tra gli esperti israeliani. La dottoressa Sharon Alroy-Preis – che dirige il dipartimento della Salute pubblica per il ministero della Sanità, chiamata a presentare i dati israeliani anche di fronte alla Fda il mese scorso – si dice “ottimista”. La campagna di richiamo in Israele si sta dimostrando un grande successo, ha detto martedì in una conversazione pubblica organizzata dal quotidiano Haaretz. “I vaccini sono lo strumento per vincere questa battaglia”.

La verità però è che Israele non ha parametri di confronto, essendo il Paese che primo al mondo ha avviato la campagna di richiamo. Secondo il professore Itamar Grotto, fino a poco fa vicedirettore del ministero della Salute, “in questa fase è ancora difficile stimare per quanto tempo il booster mantenga la sua efficacia. Ci sono esperti che parlano di anni e altri che parlano di mesi”, ha detto Grotto a colloquio con il canale N12, sottolineando come “attualmente i dati dei nuovi contagi dimostrano ancora che chi è pienamente vaccinato con tre dosi è protetto”. Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute, il 90% dei nuovi positivi non è vaccinato (80%) o è vaccinato con due dosi (12%), mentre solo l’8% è vaccinato con la terza dose.

Nell’incertezza del futuro, sulle scrivanie dei membri del governo si trova già da ottobre lo schema di un “worst case scanario” secondo cui anche il booster perde un 10% di efficacia ogni mese, rendendo necessaria l’attivazione di una quarta campagna vaccinale in tempi strettissimi. È una delle opzioni sulla base della quale Israele ha tenuto due settimana fa l’esercitazione nazionale “Omega”: una simulazione – supervisionata dal premier Naftali Bennett per una giornata intera nella “situation room” centrale di Gerusalemme – di possibili scenari che richiederebbero l’intervento incrociato immediato di tutte le infrastrutture rilevanti per affrontare una “futura variante letale” del Covid. Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy