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015546808 a5b0c909 8b1d 4d06 95ac bcafa19c0935 - Covid, odori distorti e allucinazioni. Che fatica recuperare l'olfatto dopo la malattia

Spesso è il primo sintomo dell’arrivo del Covid. Ma la perdita dell’olfatto può essere anche uno degli ultimi effetti della malattia a scomparire. Il gusto infatti, dopo la guarigione, è più rapido a ritornare. Una ricerca internazionale pubblicata da MedrXiv ha osservato quasi 1.500 pazienti in 14 paesi per capire cosa avviene a chi ha smesso di percepire gli odori per colpa del coronavirus. Lo studio è pubblicato su MedrXiv e per l’Italia vi hanno partecipato le università di Padova e Trento.

L’anosmia (la perdita dell’olfatto) colpisce tra il 40% e il 75% delle persone contagiate da Covid. Sette mesi dopo l’infezione, il 60% delle donne e il 48% degli uomini non ha ancora recuperato in pieno la funzione (resta al di sotto dell’80% del livello pre-contagio). In molti casi si percepiscono odori fantasma, in altri casi odori piacevoli e familiari vengono sentiti in modo distorto. Il fenomeno si chiama parosmia e può ad esempio trasformare quelle che ieri erano sensazioni di profumo in sgradevoli puzze, spesso di sostanze chimiche.

La parosmia, hanno osservato i ricercatori, compare nella metà circa delle persone che avevano perso l’olfatto con il contagio. Sottovalutarla e ridurla a un dettaglio della vita quotidiana è facile, ma “spesso questa disfunzione è associata a depressione e perdita di appetito, per questo sarebbe importante dedicare più impegno alla ricerca di un trattamento”. A volte il sintomo non si presenta subito. All’inizio dell’infezione solo il 10% se ne lamenta (può darsi che in quei momenti le preoccupazioni siano altre), ma la percentuale aumenta man mano che il tempo passa, e che l’olfatto piano piano viene in qualche modo recuperato, arrivando al 47%.

Meno diffusa è invece la fantosmia (25% di chi perde l’olfatto), che è una vera e propria allucinazione olfattiva e porta a sentire odori che non esistono. “Ero convinta che ci fosse puzza di bruciato attorno a me, ma nessuno riusciva a sentirla” ha raccontato ad esempio una delle persone coinvolte nella ricerca.

Come per molti altri misteri del Covid, non si sa perché alcuni siano colpiti dalla perdita di gusto e olfatto e altri no. Il sintomo non dipende infatti dalla gravità della malattia. La teoria più accreditata è che il virus penetri nell’epitelio olfattivo, dove il naso percepisce gli odori, danneggiando le sue cellule. Anche prevedere se e quando gusto e olfatto torneranno dopo la guarigione è al di là delle nostre capacità, per il momento. I dati indicano che il 10% circa delle persone incapaci di percepire gli odori non ha ancora recuperato la funzione.

Quel che i ricercatori hanno scoperto è che i casi reali (come per il Covid in generale) sono molti di più di quelli diagnosticati e che il prolungarsi del disturbo è spesso associato ad altri sintomi del cosiddetto “long Covid”, il permanere degli strascichi per mesi. Se poi le percentuali di chi ha perso l’olfatto si proiettano sul numero di contagiati nel mondo, si arriva alla conclusione che 15 milioni di persone potrebbero avere grosse difficoltà a riconoscere gli odori anche per diversi mesi dopo l’infezione, e la parosmia potrebbe colpire fino a 7 milioni di individui.

In alcuni ospedali oggi si propone un training olfattorio, che consiste nell’annusare odori intensi per stimolare il nervo olfattivo. Ma sull’efficacia non ci sono ancora piene conferme. Nel frattempo, chi ha perso uno dei cinque sensi, sia pur il meno apprezzato, rischia non solo di non godere dei buoni profumi, ma anche di non allarmarsi qualora l’odore di bruciato, ma anche di gas o di cibo avariato, non sia immaginario bensì reale.

Fonte: Repubblica

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