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173527459 9d574194 91f8 4138 a839 bf32304936b1 - Covid, un batterio contro l'acne usato al posto del vaccino. L'Aifa: "Attenti, è pericoloso"

 C’è chi ha paura dei vaccini, ma non del batterio Corynebacterium Parvum importato dal Brasile. Da mesi nei siti di area No Vax se ne parla come di un “enorme amplificatore per le difese immunitarie dell’organismo”, ma per la medicina è un patogeno che causa diarree gravi. Anche un senatore del gruppo Forza Italia Berlusconi Presidente, Enrico Aimi, ha presentato alcune interrogazioni parlamentari: “Appare assolutamente imprescindibile e doveroso – spiegava l’avvocato modenese a giugno e a novembre dell’anno scorso – tenere in debita considerazione la stimolazione dell’immunità innata dell’organismo”. Il Parvulan – è il parere personale di Aimi – sarebbe “un presidio di maggiore sicurezza” rispetto ai vaccini.
 
Il tam tam sul Parvulan ha avuto il suo effetto. Osservando un aumento delle importazioni dal Brasile, l’Aifa ha deciso di intervenire. L’Agenzia italiana del farmaco ieri ha emesso una nota di allarme. Le confezioni che contengono il batterio vengono prodotte in Brasile (in Italia l’uso del batterio è illegale) contro acne ed herpes zoster. “L’utilizzo del medicinale nella profilassi del Sars-CoV-2 non è sostenuto dalle benché minime evidenze di efficacia e sicurezza ed è un potenziale pericolo per la salute delle persone” scrive oggi l’Aifa.

Per Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’Istituto Mario Negri, il Parvulan “è un prodotto indicato per molto, ma inutile per tutto”. Andrea Cossarizza, immunologo dell’università di Modena e Reggio Emilia, avverte a “non usare a caso prodotti per il sistema immunitario, che potrebbero creare problemi in caso di contagio”. Ma il senatore Aimi nel suo discorso in Aula insisteva: “Parvulan è un prodotto regolarmente registrato in Brasile come immunostimolante antivirale”. Stimolerebbe “le difese naturali innate, che hanno permesso al genere umano di sopravvivere in epoche pre-vaccinali e pre-antibiotiche”. Quando, insomma, la nostra specie viveva ancora libera dai Green Pass e dalle siringhe obbligatorie.

Il paladino del Parvulan è un medico sempre di Modena, Beniamino Palmieri, professore in pensione della facoltà di Medicina e sostenitore del gruppo di scettici “Movimento 3V Vaccini Vogliamo Verità”. Chi avesse il coraggio di provare il Corynebacterium, con bugiardino in brasiliano, può contattare direttamente lui a un cellulare pubblicato su internet. A maggio il programma Striscia la Notizia aveva mandato in onda un incontro con Palmieri, che esordiva così: “Togliamoci le mascherine, non ho motivo di fare il vaccino dopo essermi iniettato il farmaco”. Il Parvulan infatti viene usato con tre punture, una al giorno, nelle persone non infette, e richiede fino a 10 punture per i positivi.

Palmieri puntava a somministrare il batterio a 10mila volontari, per raccogliere la “base statistica di uno studio retrospettivo semplice per dialogare con le autorità sanitarie ministeriali”. Potrebbe sembrare una sperimentazione, simile a quella dei vaccini. Ma il medico è netto nel negarlo: “NON UNA SPERIMENTAZIONE!!!). Chi si sottopone all’inoculazione riceve una sorta di Green Pass alternativo: il “Certificato di trattamento con finalità antivirali”.

Quello sul Parvulan non è l’unico allarme sui prodotti usati a sproposito contro il Covid. Gli Stati Uniti stanno registrando vari ricoveri per overdosi di Ivermectin, un farmaco usato contro i vermi intestinali, promosso negli ambienti repubblicani e no vax. Un’ipotesi suggerita dagli studi in vitro ma poi smentita dai trial sugli uomini faceva pensare che il prodotto potesse avere effetto contro il coronavirus.

Da qui l’ondata di richieste. Per aggirare l’obbligo di prescrizione, i contagiati si sono rivolti alle farmacie veterinarie, tanto che le autorità sanitarie hanno diffuso un messaggio sui social: “Non sei un cavallo, smettila”. I Centers for Disease Control hanno citato il caso di un uomo che ha bevuto una dose del farmaco formulato per essere iniettato nelle mucche. E’ rimasto in ospedale nove giorni, ma si è salvato.

Fonte: Repubblica

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