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ZAGABRIA – Nel mondo alla rovescia la Croazia cattolica e nazionalista, vestita bene, le bambine accompagnate dai genitori all’appuntamento con il giaccone firmato e senza mascherina, si ritrova in una piazza di Zagabria che è un monumento – Josip Jelacic, con la fine del comunismo reintitolata al conte controrivoluzionario – per chiedere che non esistano più Green Pass, si distrugga qualsiasi certificato che dica se sei vaccinato oppure no. Liberi tutti, lo urlano in quindicimila arrivati in bus da Spalato, Zara, Rijeka, Dubrovnik. Si sono radunati in due luoghi storici della capitale, con le bandiere croate, le giacche militari, i berretti da reduci della guerra civile, e poi hanno occupato il cuore del cuore di Zagabria urlando: “Noi non ci fermiamo”.

Già. La Croazia, quattro milioni di abitanti, sta scoppiando di contagi: 7.270, il tetto venerdì scorso, con la terzultima popolazione vaccinata d’Europa. Gli ospedali sono di nuovo vicini alla soglia di pressione, il ministro della Salute ha requisito, come durante la prima ondata, i palazzetti dello sport e le aree larghe per sistemarci triage per la profilassi Pfizer e, presto, letti per malati. Il premier, Andrej Plenkovic, ha ordinato ai funzionari pubblici di munirsi di lasciapassare Covid, in particolare medici e insegnanti. Metà del Paese, però, si è ribellata. Da lunedì, nella capitale, duecento attivisti per volta hanno iniziato a manifestare davanti ai palazzi delle istituzioni: “Non vogliamo perdere il lavoro, restituiteci tutto quello che il lockdown ci ha tolto”. Un governo fin qui incerto ha affidato al ministro della Salute questa banale rivelazione: “Il 75% delle persone che contrae il Covid, finisce in ospedale e muore non è vaccinato”. Il ministro dell’Interno, Davor Božinovic, ha chiesto invece alla polizia di controllare bus, bar, ristoranti. Di fatto, a Zagabria nessuno indossa la mascherina. E ieri gli agenti in piazza si mostravano solidali con le abitudini di manifestanti che respingevano ogni limitazione personale.

I morti da Covid hanno superato la soglia dei diecimila in un Paese dove il capo dello Stato, Zoran Milanovic, ha preso un ruolo che in Slovenia tiene la Corte costituzionale: boccia sistematicamente le regole imposte dal governo. Lo scontro istituzionale è allo zenit, la crisi sociale difficile da gestire. Anche qui, come per la Slovenia, “una nuova serrata rischia di mettere il Paese in bancarotta”. I canti folk e le ballate romantiche per i nazionalisti ben vestiti di Piazza Jelacic – la manifestazione è stata un successo, e pure pacifica – hanno introdotto un nuovo elemento per non agire, quando la quarta ondata si sta mangiando i Balcani e minacciando chi è di qua dell’Adriatico. Sasa Ceci, fisico e giornalista scientifico: “La comunità degli scienziati è costantemente minacciata dalla destra e nel consiglio scientifico che assiste il governo il biochimico Gordan Lauc minimizza il rischio Covid e vede un legame tra l’aumento della mortalità in Croazia e le vaccinazioni”. Il governo non l’ha rimosso.

Fonte: Repubblica

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