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Fumane (Verona) – “Eccola qua la giustizia italiana. Questo signore era agli arresti domiciliari, con tutto quello che ha commesso. Se fosse stato dentro forse mia nipote sarebbe viva. Questa è la giustizia italiana”. È un pianto disperato quello che esce dalla casa di Luigi Ugolini e Oriana Bonato, i genitori di Chiara. “Me l’hanno uccisa, me l’hanno uccisa”, si dispera il padre abbracciando parenti e conoscenti che, quando è sera, continuano a sfilare in via Papa Giovanni XXIII a Fumane, stradina a ferro di cavallo con le villette a schiera e il panorama dei colli veronesi. Chiara Ugolini era cresciuta qua, tra i vigneti del Valpolicella e le sedi delle aziende celebri in tutto il mondo per l’Amarone. Il padre, Luigi, ha lavorato a lungo proprio in un’azienda vinicola, mentre la madre era assunta in un mobilificio. Ma è la zia materna a maledire la giustizia italiana. “Abbiamo due avvocati ma la nostra Chiara non ce la restituisce più nessuno”, dice prima di chiudersi dietro la porta d’ingresso. Dal cortile si sentono le grida di dolore dei genitori che non si arrendono di fronte al destino.

Di Ugolini restano le tracce sui social network. Sorrideva, Chiara, nelle foto che la ritraggono con il fidanzato, i parenti e gli amici. Sono le immagini scattate poco dopo essersi laureata, il 13 ottobre 2020, in Scienze politiche, studi internazionali e governo delle amministrazioni all’Università di Padova. Si era laureata con una tesi sul fenomeno del mobbing sul posto di lavoro. Amava i viaggi, giocava a volley. Era una sportiva, anche. Appassionata di pallavolo sin dall’infanzia, militava nel Palazzolo Volley, squadra veronese di prima divisione dove aveva fatto anche l’allenatrice dei bambini. “La nostra Chiara Ugolini non è più tra noi. Una tragedia immensa”, scrivono ora i compagni della società, proclamando il lutto. Dopo la laurea aveva deciso di lavorare nelle boutique di abbigliamento di proprietà del padre del fidanzato. Le foto su Instagram li ritraggono insieme sul lago di Garda e sui borghi che caratterizzano questo angolo del Veneto. “Una bravissima ragazza. La sua morte, come giovane donna, ci ha colpito profondamente”, commenta il colonnello Pietro Carrozza, comandante provinciale di Verona, che fin dal primo momento ha seguito le indagini per fermare l’assassino. Tutto mentre a 20 chilometri di distanza, nel condominio dell’orrore, Carla Abrantes Coelho, la moglie di Impellizzeri, si dispera e giura davanti ai cronisti: “Da oggi quello non è più il mio uomo”.

Fonte: Repubblica

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