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123634487 e61089da a918 47ff a40b f627c6d369ed - Dimenticate la 5G, è cominciata già la corsa alla 6G

No, non è un refuso: la corsa alla 6G, anzi, alla SIX, ha avuto un’ottima partenza. Mentre in Svizzera imperversa un accanito dibattito sull’opportunità o meno di adattare le antenne alla diffusione del segnale della rete 5G, dal 1º gennaio l’Unione Europea ha voluto definire la propria visione della prossima 6G. Nokia ed Ericsson saranno alla guida di questo «illuminante progetto» denominato Hexa-X: due nomi che ci riportano alla preistoria della telefonia mobile.

«Nonostante la commercializzazione della 5G sia ancora in fase iniziale, non è troppo presto per prepararsi alla 6G, perché di solito dieci anni separano l’inizio della ricerca dalla commercializzazione», dice Sunghyun Choi, un responsabile di Samsung, nel Libro bianco che spiega la visione coreana della futura 6G. E visto che la 5G è sbarcata intorno al 2020, la 6G dovrebbe logicamente rimpiazzarla verso il 2030.

Ed ecco una panoramica dei protagonisti e delle sfide che prospetta questa nuova rivoluzione tecnologica programmata:

CHI?
Tutti gli specialisti del settore sono ai nastri di partenza in questa corsa verso il “dopo 5G”. Per Hexa-X l’Europa ha puntato su Nokia (a capo del progetto) ed Ericsson (per la direzione tecnica). I nordici collaborano schierando 25 industriali e spin-off europei, tra cui Orange e Siemens, l’Università di Oulu, in Finlandia, ma anche l’americana Intel. Di questa fase del progetto non fa parte nessuna istituzione o fabbricante svizzeri. Per quanto riguarda l’altro partner, la Corea del Sud manda in campo Samsung, mentre la Cina fa affidamento su Huawei, l’attuale campione di 5G. Gli Stati Uniti si sono invece raggruppati nel polo “Next G Alliance”, che conta su Apple, Google, Cisco, AT&T, Facebook e una sfilza di altre società di tutto il mondo.

Società perfettamente consapevoli del fatto che il passaggio dalla 5G alla 6G comporterà un rimescolamento delle carte in tavola, proprio come la transizione dalla 4G alla 5G ha avuto i suoi vincitori e vinti. Nokia ed Ericsson, i pionieri della telefonia mobile ed ex campioni della 3G, con la 4G hanno attraversato una fase difficile rispetto ai concorrenti americani, coreani e cinesi. Possono però sognare di tornare in vetta con la 5G o con la 6G. La partita si fa dura anche tra le stars USA della 4G e il loro storico avversario cinese, Huawei, leader indiscusso della 5G; ciò spiega le misure adottate di recente da Stati Uniti e Gran Bretagna per ostacolarne l’avanzata.

DOVE?

«Queste sono tecnologie sviluppate per inviare veicoli spaziali su Marte, e quindi permettono di comunicare con i satelliti», ha spiegato Inbar Fijalkow, informatico del Cnrs durante una conferenza alla Città della scienza. «La 6G deve allacciare la rete delle comunicazioni via satellite a quella terrestre», ha confermato alla televisione pubblica Xu Yangsheng, dell’Accademia d’ingegneria della Cina, poco dopo aver inviato con successo nello spazio un nuovo veicolo cinese di 70 chili, «il primo satellite sperimentale 6G del mondo».

Conosciuto come Tianyan-5, questo prototipo deve mettere alla prova un tipo di onde che potrebbe moltiplicare le velocità di propagazione. «Il satellite dovrà verificare l’efficienza della comunicazione in Terahertz quando la si applica nello spazio», ha precisatoYangsheng.

Per quanto riguarda invece le trasmissioni terrestri, gli ingegneri parlano ancora di antenne «schiere di antenne» denominate Massive, ma molto più «massive» di quelle della 5G; una prospettiva che non farà certo dormire sonni tranquilli agli elettrosensibili.

COSA?
Nella fase attuale, gli obiettivi svelati sulla 6G (secondo Cisco) sono quelli di aumentare la velocità delle reti, per renderle capaci di sostenere picchi estremamente forti. Si tratta di ottenere informazioni sulla posizione ancora più accurate, con una precisione di circa 10 centimetri all’interno di un edificio, e approssimativamente di un metro all’esterno.

Si prevede inoltre di riuscire ad aumentare fino a un centinaio per metro cubo il numero di oggetti comunicanti. Questo perché, dice Cisco, «immaginiamo che nel futuro gli esseri umani continueranno a comunicare usando il telefono, ma non saranno più gli unici a farlo». 

Gli oggetti, numerosissimi oggetti collegati alla rete, continueranno a comunicare con noi, e persino tra loro. Lo si definisce «internet delle cose», e si parla anche di superfici in grado di collegarsi rapidamente le une con le altre, analizzando le coordinate proprio mentre il passaggio si realizza; tutto ciò grazie all’intelligenza artificiale, in particolare all’interno degli edifici (la domotica) e nel campo della salute. 

Possiamo immaginare, per esempio, molteplici comunicazioni tra le nostre auto, guidate da esseri umani e magari autonome, e degli «incroci intelligenti» sulle strade, capaci di avvertire i veicoli per evitare che passino col semaforo rosso, oppure di ridurre gli ingorghi variando l’alternarsi del verde e del rosso. Insomma, tutto ciò implica che il traffico dei dati diventi almeno cinque volte più intenso, rispetto all’epoca odierna.

E, SOPRATTUTTO, PERCHÉ?
La 6G permetterà, in base ai calcoli dell’Università di Sydney, di caricare più di 142 ore di video ad alta definizione in un secondo soltanto. Una prospettiva che farà sballare gli appassionati di videogiochi, che giudicano il wifi sempre troppo lento. Tutti gli altri, invece, si chiederanno: «e noi, cosa ce ne facciamo?». «Ogni volta che gli operatori hanno tentato di rispondere a questa domanda si sono sbagliati. Quando costruttori e operatori pensavano ai canali per internet e per le mails non hanno mai nemmeno lontanamente immaginato che un giorno avremmo usato i cellulari per girare dei video», dice sorridendo Inbar Fijalkow, una specialista in informatica del Cnrs. La ricercatrice invita tuttavia a guardare alle idee raccolte negli svariati Libri bianchi pensandole come «predizioni, e quindi, come tutte le predizioni, inducono all’errore». Se è vero, infatti, che la corsa alla 6G è iniziata un po’ ovunque sulla terra e persino nei cieli, bisogna anche tenere presente che in questa fase del progetto nessuno standard è stato ancora definito: non disponiamo che di «una raccolta di visioni». Magari fanno gelare il sangue, ma non sono nient’altro che visioni.
(Copyright Tribune de Genève/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Monica Rita Bedana)    

Fonte: Repubblica

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