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ROMA – Rimettere al centro le donne per far ripartire la crescita e affrontare le sfide epocali che l’umanità si trova di fronte: la crisi pandemica, la crisi climatica e la rivoluzione tecnologica. Dopo tre giorni di dibattiti con decine di scienziate, politiche, attiviste si è chiuso a Roma il summit del Women20, il gruppo di lavoro sulla parità di genere del G20 presieduto da Linda Laura Sabbadini, che ha consegnato all’ambasciatore Luigi Mattiolo, Sherpa italiano del G20, il communiqué finale con le proposte elaborate nel corso del vertice. 

“Non vogliamo più sentir parlare di inclusione quando si parla di strategie di genere. Le donne sono la metà del mondo e non sono una minoranza”, ha detto la presidente Sabbadini, “noi siamo già incluse. Quando parlate di parità di genere dovete far riferimento all’empowerment delle donne che è potere ma non solo, è essere messe in condizione di contare, di diventare protagoniste, di governare. Le donne non vogliono elemosina, vogliono più accesso al credito, più formazione e più possibilità di contare, più valore al merito, più lavoro e più di qualità, più infrastrutture sociali e meno carico di lavoro familiare, più rispetto e meno violenza, più potere”.

Dal summit romano arriva forte la richiesta ai leader del mondo che si riuniranno nella capitale a fine ottobre di una “road map sull’uguaglianza di genere che “non sia solo sul lavoro ma sia estesa a salute, stereotipi di genere, imprese a conduzione femminile, digitale, violenza contro le donne, sostenibilità ambientale”, dice Sabbadini. “Ascoltate la società civile: più governi e società civile andranno avanti insieme, più il ruolo delle donne sarà valorizzato, più il futuro sarà rosa per tutti”. 

I comunicato finale del summit articola le proposte intorno a cinque punti chiave: creare “modelli economici inclusivi e innovativi”; “garantire la parità di rappresentanza delle donne a tutti i livelli del processo decisionale pubblico e privato, nazionale e negli organismi globali, politici ed economici entro il 2030”; analizzare lo stato di avanzamento delle politiche “utilizzando criteri sensibili al genere e dati disaggregati”;  “sviluppare valutazioni dell’impatto di genere” delle politiche che vengono adottate e infine  “promuovere l’istruzione investendo in infrastrutture per garantire che donne e ragazze abbiano accesso all’istruzione prescolastica e terziaria, compresa l’istruzione precoce e i programmi Steam” . 

Proprio all’istruzione è stata dedicata una parte importante del lavoro del Women20. A causa della pandemia, ha spiegato Save the Children , 11 milioni di ragazze rischiano di non tornare mai più a scuola, con impatti potenzialmente devastanti sulla loro salute, sulla loro sicurezza e sul loro benessere. Una battuta d’arresto che aggrava una situazione già problematica, “basti pensare che solo in Italia alla fine del 2020 più di 1 ragazza su 4, tra i 15 e i 29 anni, era intrappolata nel limbo dei Neet, cioè coloro che non studiano e non lavorano”, dice l’organizzazione. 

Women20, Giammarinaro: “Nessuna democrazia è compiuta se non combattiamo la violenza contro le donne”

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Nell’ultima giornata del summit a parlare di donne e crescita è intervenuto anche il commissario europeo all’economia, Paolo Gentiloni: “La presenza di donne all’interno dei contesti lavorativi e professionali, con le skills che le caratterizzano, sono una fonte fondamentale, una grandissima risorsa, che secondo dati statistici garantisce una crescita e uno sviluppo importante alle aziende”, ha spiegato. “L’Unione Europea si attesta come leader della gender equality e siamo molto orgogliosi di questo, ma dobbiamo promuovere strategie per superare definitivamente il gap lavorativo e salariale. Con la ripresa post Covid dobbiamo rappresentare maggiormente le donne, promuovendo l’empowerment femminile in tutti gli aspetti della vita”. Anche la sindaca di Roma Virginia Raggi ha preso parte al summit parlando di lotta alla violenza di genere e lavoro femminile. “A mio avviso una delle misure fondamentali dovrebbe la obbligatorietà del congedo parentale per i padri per lo stesso periodo previsto per le madri, in modo tale che nel primo anno di vita il bambino possa passare lo stesso tempo con il padre e con la madre e che i datori di lavoro sappiano bene che non ci sono differenze nelle assunzioni o nelle progressioni di carriera tra uomini e donne”. 

Fonte: Repubblica

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