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Due donne uccise, una terza in gravissime condizioni. Come non ci fosse fine alla ferocia maschile contro le donne. Mentre lo sgomento per l’assassinio di Chiara Ugolini, uccisa a 27 anni dal vicino di casa, cresce di giorno in giorno, via via che di quell’aggressione si chiariscono i particolari atroci, tra ieri e oggi altre due donne, una a Sennori, in Sardegna, un’altra a Bronte, in Sicilia, sono state uccise o ridotte in fin di vita dai propri mariti e compagni.

Una nuova, terribile, scia di sangue, che di nuovo ci riporta alle radici di una violenza maschile contro le donne che sembra inarrestabile. A Bronte un uomo di 47 anni ha ucciso la moglie a coltellate e poi ha rivolto l’arma contro se stesso, colpendosi all’addome, nel tentativo di togliersi la vita. E’ avvenuto, secondo uno schema ormai tristemente ripetitivo, nel giorno dell’udienza di separazione della coppia. Lei aveva 46 anni ed è stata assassinata nel giorno in cui finalmente la legge avrebbe messo fine a una vita di soprusi e paura. Lui non le ha dato scampo: piuttosto che perdere l’oggetto della propria sopraffazione (perché questo sono le donne per i maschi violenti) l’ha uccisa e ha tentato di suicidarsi. Uno schema molto simile al tentato femminicidio di Sennori, dove una donna di 41 anni di Sennori, Piera Muresu, è ricoverata in gravissime condizioni  dopo essere stata colpita da due colpi di pistola sparati contro di lei dal suo compagno mentre facevano un giro in auto. L’uomo, poi, convinto probabilmente di averla ammazzata, si è ucciso impiccandosi nel garage della casa dove vivevano insieme.

Difficile provare a commentare, a capire come arginare questa tragedia che si ripete, nonostante leggi sempre più rigorose e mirate, ultima delle quali l’arresto in flagranza dei violenti che violano il divieto di avvicinamento alle proprie vittime. Esprimendo solidarietà sul caso di Chiara Ugolini, Valeria Valente, presidente della Commissione d’inchiesta sul femminicidio del Senato ha detto, con chiarezza: “Non possiamo arrenderci”. “Il drammatico femminicidio della giovane Chiara Ugolini lascia storditi, come tutte le barbare uccisioni di donne, ma forse ancor di più per la particolare e atroce dinamica. Uccidere una donna perché non la si può possedere è inaccettabile, in qualunque luogo, circostanza, paese, civiltà o tempo accada. E non possiamo arrenderci a questa barbarie, anche se sembra inarrestabile”.

“Emanuele Impellizzeri, il vicino di casa accusato dell’omicidio era a casa perché ‘in prova’ rispetto ad un altro reato commesso in precedenza, sfoggiava sui suoi profili social posizioni politiche non proprio amiche delle donne. Si poteva dunque evitare quanto è avvenuto? Questa domanda, ricorrente per ogni femminicidio, deve essere la nostra ossessione”, si chiede accorata Valente.  “In questa storia è purtroppo evidente fino all’estremo la cultura patriarcale, predatoria, in cui siamo immersi. Non è stato un raptus: lui l’ha vista, la voleva per sé, lei si è ribellata e allora la ha uccisa. E’ questa cultura che va cancellata, bisogna lavorare a un cambio di prospettiva: va chiesto agli uomini, a tutti gli uomini, un’assunzione di responsabilità e bisogna lavorare su nuovi paradigmi culturali. Solo così sarà sconfitta una cultura tribale che fa dei corpi delle donne uno dei principali strumenti per affermare e conservare il potere e la supremazia maschili”.

Fonte: Repubblica

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