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Non solo capi di Stato, attivisti, giornalisti e politici. Anche principesse. I numeri di telefono della figlia e moglie dello sceicco di Dubai, Mohammed bin Rashid al Maktoum, sono risultati presenti negli elenchi di quelli spiati dallo spyware Pegasus, il prodotto della società israeliana Nso Group, ora sotto accusa per essere stato utilizzato da governi autoritari per sorvegliare dissidenti e persone scomode.

Potenzialmente spiate sarebbero state la principessa Latifa, la figlia di uno degli uomini più ricchi del mondo, e la sesta moglie dell’emiro, Haya Bint Al Hussain. Le accomuna la fuga da palazzo. Ma mentre Latifa è stata riacchiappata tre anni fa, al largo della costa occidentale indiana, Al Hussain è scomparsa insieme ai due figli di Al Maktoum. Sarebbe in Gran Bretagna, in una località protetta per sfuggire al marito.

Nel febbraio scorso Latifa fece recapitare un video alla Bbc, contenente un drammatico appello: chiedeva aiuto, sosteneva di esser stata fatta rapire dal padre e denunciava di essere trattenuta come ostaggio perché le si contestavano comportamenti non in linea con la tradizione famigliare e religiosa.

Se Pegasus abbia contribuito o no al tracciamento di Latifa nel 2018, non è sicuro. La presenza di un numero nella lista non indica automaticamente che il telefono sia stato infettato o anche solo colpito da un tentato hackeraggio; secondo il Guardian, la lista – il cui contenuto verrà rivelato gradualmente – è comunque significativa perché indica “i potenziali bersagli dei clienti governativi della Nso”. Ma i dettagli della presenza nell’elenco dei numeri di telefono della principessa e dei suoi amici, coincidono sorprendentemente con la sua fuga e cattura.

E’ successo tutto in 4 giorni, scrive il Guardian, che insieme al Washington Post e ad altri giornali, hanno creato il consorzio Pegasus Project per coordinare le proprie indagini. Il 28 febbraio, la principessa era “al sicuro”  a bordo di Nostromo, uno yacht di 30 metri, in fuga dal padre e da Dubai, nelle acque dell’oceano Indiano. Telefonini usa e getta, il sistema di tracciabilità a bordo disattivato. Nessuno li seguiva.

Quel giorno Pegasus ha registrato il numero degli amici di Latifa: gli stessi con cui si messaggiava dallo yacht. E ancora, l’1 e il 2 marzo: sempre lo stesso cellulare, quello dell’amica Sioned Taylor.

Il 1° marzo un’imbarcazione segue Nostromo. Subito dopo, compare anche un aereo da ricognizione. Il 4 marzo dopo le 22, a 30 miglia dalla costa indiana, un commando delle forze speciali indiane assalta lo yacht e riporta a casa Latifa insieme all’amica finlandese Tiina.

Dubai nega. Nso nega. Ma, due fonti del Pegasus Project, in anonimato, hanno riferito che la Nso ha rescisso il contratto con Dubai lo scorso anno anno perché il paese emiratino aveva utilizzato la tecnologia dell’azienda israeliana per monitorare i membri della famiglia dello sceicco Al Maktoum.

Fonte: Repubblica

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