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140438340 5d673e2c 1dd4 4788 a714 d8a6337d0728 - E' finita l'egemonia dell'Occidente?

Chung Min Lee, quale lezione geopolitica possiamo trarre dalla pandemia, vista dall’Asia?
“Ci stiamo avviando verso una nuova epoca della storia mondiale. Trump non è che uno dei segni che indicano la fine dell’egemonia occidentale. Si pensava che di fronte a una pandemia gli Stati Uniti sarebbero stati più preparati di qualsiasi altro Paese. Nazioni europee come la Germania e la Francia credevano di avere il miglior sistema sanitario del pianeta. L’emergenza ha invece rivelato che non erano poi così avanzati. Il Covid ha fatto emergere una domanda che nessuno prima osava chiedere: cos’è accaduto all’Occidente? Nessuno aveva mai messo in discussione il vantaggio tecnologico delle società occidentali, nemmeno all’indomani del ritiro degli Stati Uniti dal Vietnam o della sconfitta di Dien Bien Phu. L’Occidente, agli occhi del resto del mondo, non rappresenta più un modello incontestato. E questo, nella storia mondiale, è il cambiamento più importante degli ultimi cinquecento anni”.

La Cina sta superando l’Occidente?

“Per dominare occorrono potenza bruta (‘hardpower’) e leadership culturale. L’Occidente ha potuto dominare per secoli malgrado la sua popolazione e la sua economia fossero inferiori a quelle della Cina. Ha potuto farlo grazie allo spirito critico e alla ricerca costante dell’innovazione. Oggi, però, la sua superiorità scientifica viene messa seriamente in dubbio. Quando l’Apollo si posò sulla Luna tutto il mondo riconobbe che gli Stati Uniti erano ‘avanti’. Oggi ad essere avanti è l’India. L’America continua a vantare un numero impressionante delle migliori università, ma se guardate i brevetti e le nuove tecnologie, la Cina ha un ruolo di tutto rispetto. Non tanto in fatto di pura creatività quanto di potenza bruta. È paragonabile a un super computer. Gli Elon Musk cinesi ancora non si vedono, sono nascosti tra la massa. Ma di qui a vent’anni emergeranno”.

Anche il modello politico occidentale è agonizzante?
“Pensavamo che l’economia di mercato, abbinata alla democrazia e a una società aperta, rappresentasse la strada da seguire. La Cina oggi contesta quel modello, e dimostra che anche un sistema autoritario può produrre crescita, innovazione, e una forma di soddisfazione per il proprio popolo. Si tratta di capire quale dei due modelli in futuro avrà la meglio sull’altro”.

L’Occidente ha dunque perso la partita?
No. Continuo a pensare che ad avere la meglio sarà la libertà. L’Occidente non è gli Champs Élysées, ma un’idea ereditata dall’Illuminismo che ha liberato il mondo dalla tradizione. Un’idea il cui impatto ha avuto ripercussioni potentissime su tutti i continenti, tali da far cadere delle monarchie ancestrali e liberare gli individui. Rispetto all’Asia, l’Occidente continua a poter contare su una grande risorsa: la libertà di pensiero e di associazione. E se le resterà fedele continuerà a giocare un ruolo di rilievo nei decenni a venire. L’uomo può trovare soluzioni ai propri problemi e  vivere in armonia con la natura. Guardi la sfida cruciale rappresentata dal cambiamento climatico: crede che la soluzione verrà dalla Cina, o dall’India? È quello l’ambito in cui l’Occidente può reinventarsi”.

Quali sono le principali sfide del futuro?
“Le tre grandi sfide da affrontare riguardano il clima, l’intelligenza artificiale e la super concentrazione delle imprese. Problemi che sono nati in Occidente, la cui soluzione giungerà dall’Occidente”.

L’elezione di Joe Biden può cambiare le cose?
“L’America non può più essere il poliziotto del mondo. Il trumpismo perdurerà: Biden non sarà all’altezza di cambiare questa tendenza di fondo, ma apporterà qualche modifica marginale. Anche la Cina ha dei problemi interni enormi, e la sua diplomazia dei ‘lupi guerrieri’ è controproducente. Tuttavia, credo che per rimediare ai danni causati in Asia da Trump ci vorrà un decennio”.

Crede che un conflitto tra America e Cina sia inevitabile?
“L’Asia diventerà il luogo dove si combatterà la battaglia della rivalità sino-americana, e le cose peggioreranno. Nel lungo termine una forma di conflitto è inevitabile, perché la Cina non accetterà mai lo status quo su questioni come Taiwan o il Mar cinese meridionale. E per la prima volta in centocinquanta anni essa ha i mezzi per modificare lo status quo. Biden deve stabilire una rete di alleanze solide per i prossimi tre decenni, e fornire ai suoi alleati armi avanzate, in grado di dissuadere la Cina. Per rassicurare i Paesi asiatici, i bei discorsi in stile Obama non basteranno”.
(Copyright Le Figaro/Lena-Leading European Newspaper Alliance. Traduzione di Marzia Porta)

Fonte: Repubblica

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