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LONDRA. Perché l’Irlanda, con il 92% della popolazione sopra i 18 anni vaccinata e il 75,6% di quella totale (l’Italia 72,7%) sta già vivendo una nuova quarta ondata di Coronavirus? Perché è così preoccupata? E perché, negli ultimi giorni, una contea come Waterford, dove addirittura il 99,5% dei maggiorenni è doppiamente immunizzato, è stata la più colpita del Paese, e anzi tra le peggiori del mondo come incidenza dei contagi (fino a picchi di 1.300 su 100mila persone)?

Il caso Irlanda è esemplare per l’Italia e molte altre nazioni. E dimostra come il Coronavirus resti ancora una minaccia, nonostante i vaccini continuino a salvare decine di migliaia di vite ogni settimana nel mondo. Anzi, sottolinea ancora con più forza quanto sia fondamentale l’utilizzo della terza dose non solo alle persone anziane o fragili, ma anche a coloro con meno di 60 anni. Cosa che Dublino non ha fatto.

Ma andiamo con ordine. I dati dell’Irlanda non sono confortanti. Ieri ci sono stati 3.138 nuovi casi nel Paese: per fare un paragone, si tratta di 893 infetti su un milione di persone, contro i 580 del Regno Unito e i 518 della Germania o i 128 dell’Italia (l’Austria invece è schizzata a 1.395 negli ultimi giorni). Anche i ricoverati in ospedale per Covid stanno crescendo: 643 e di questi 118 in terapia intensiva, dove in due settimane i pazienti sono saliti del 40%. A Dublino la pressione sul sistema sanitario si fa sentire, tanto che si cercano urgentemente soluzioni ai posti letto che si stanno esaurendo. 

Tuttavia, e anche qui il merito va ai vaccini, i morti sono molto bassi rispetto al passato autunno/inverno e rimangono piuttosto stabili: 43 nell’ultima settimana, ossia 1,23 su un milione di persone, contro lo 0,98 dell’Italia, il 2,15 del Regno Unito, il 2,28 della Germania, il 3,64 degli Stati Uniti e il 4,77 dell’Austria.

Ma ciò non tranquillizza le autorità nazionali e locali irlandesi che temono una ondata di malati sulla piuttosto fragile Sanità pubblica dell’isola. “Siamo molto preoccupati”, ha detto l’altro giorno il Taoiseach, ossia il primo ministro irlandese, Micheál Martin. Per questo sono state riattivate alcune restrizioni anti Covid. Niente lockdown come in Austria, ma chiusura di tutti i locali pubblici entro le mezzanotte, invito a tornare a lavorare da casa per quanto possibile, uso dei passaporti vaccinali allargato anche a cinema e teatri e una sorta di quarantena di 5 giorni (con 3 test antigenici) per i contatti stretti di eventuali infetti in famiglia, anche se si è doppiamente vaccinati.

Ma come si è arrivati a questa situazione, nonostante l’elevatissimo tasso vaccinale del Paese? L’Irlanda è un caso esemplare in questo senso. Il problema principale di Dublino nella recrudescenza del Covid è aver ritardato le terze dosi: sinora sono state permesse solo agli over 60, a infermieri e a coloro con patologie a rischio. Troppo poco. In molti il livello di immunizzazione è calato dopo diversi mesi dalla seconda dose e non pare sufficiente per fronteggiare la quarta ondata di varianti Delta e Delta Plus. Per questo, il governo irlandese accelererà nei prossimi giorni la somministrazione delle terze dosi: per fare un paragone, il vicino Regno Unito ha già iniziato a vaccinare per la terza volta tutti coloro con più di 40 anni.

C’è poi il problema degli assembramenti e dell’uso sempre meno rigido delle mascherine. I vaccini si sono dimostrati eccezionali nel salvare moltissime vite ed evitare ricoveri ma, come hanno dimostrato numerosi studi, non riescono a proteggere al 100% dal contagio della variante Delta del Coronavirus, a maggior ragione quando non si rispettano le regole di distanziamento e quelle delle mascherine mentre l’immunizzazione cala. Inoltre, a essere contagiati di recente sono anche molti giovani, i quali, più spesso degli adulti, sono non vaccinati o vaccinati con una sola dose: su 24.105 casi di Coronavirus nella settimana conclusasi il 12 novembre, ben 5.355 (ossia quasi il 20%) sono bambini da 0 a 14 anni, ossia quasi tutti non vaccinati.

Ma i dati dell’Istituto nazionale di statistica irlandese spiegano anche molte altre cose e come la strada dei vaccini, inclusa quella delle terze dosi per tutti, sia l’unica percorribile per uscire dall’incubo del Coronavirus. Tra le terapie intensive in Irlanda di settembre e ottobre, addirittura il 54% di queste sono di persone non vaccinate (che sono moltissime in proporzione, considerato l’alto numero di cittadini immunizzati), e di queste per quasi la metà si tratta di “stranieri non vaccinati”. 

Fonte: Repubblica

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