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Il monte Altissimo, cima più alta del tratto trentino della catena del Baldo, il “giardino d’Italia”, non ha il fascino dei profili frastagliati delle Dolomiti. L’Altissimo coccola però gli escursionisti con prati che a volte prendono la forma di pendii severi, in un contesto che non intimorisce. Dai 2.078 metri della cima si domina il lago di Garda da nord a sud. E se si alza lo sguardo, si ammirano le Dolomiti, l’Adamello, le Prealpi Bresciane. E c’è chi giura di aver visto, dopo uno di quei temporali che spazzano dal cielo fino all’ultimo granello di foschia, anche la laguna di Venezia.

Il custode di questa meraviglia non ha la barba lunga, il cappellaccio consunto e le rughe dei viso bruciate dal sole. A spezzare la linea di un’iconografia consolidata è il sorriso di Eleonora Orlandi, che a soli 25 anni, nel 2017, è diventata la signora dell’Altissimo. No, non era a caccia di record Eleonora quando la Sat, la sezione trentina del club alpino, pubblicò il bando per la gestione del rifugio “Damiano Chiesa”. Ma è un dato di fatto: è una delle pochissime donne rifugiste (in Trentino ce ne sono appena due) e di sicuro la più giovane.

131142770 7db13d5f 0253 4fa3 8fe0 3b6503ed09a1 - Eleonora Orlandi, la rifugista più giovane d'Italia: "La montagna è la mia vita. Ogni giorno è una lezione da imparare"
Il rifugio Damiano Chiesa in inverno 

Una storia famigliare, un destino scritto. Perché la vita di Eleonora si è legata all’Altissimo sin da quando era in fasce. Mamma Nora per 20 anni ha tenuto le redini del “Damiano Chiesa” e nei mesi estivi portava con sé la figlia, sino all’età di 8 anni: “Il rifugio era la mia casa, le trincee della Grande Guerra (siamo sul vecchio confine tra Italia e Impero austroungarico) il mio parco giochi. Mi divertivo passando di tavolo in tavolo o fingendo di essere un vigile per regolare il traffico di escursionisti”, ricorda. La spalla di Nora al rifugio era il marito Elio, alpinista con il pedigree che ha scritto pagine memorabili in Patagonia. Ma d’altra parte non poteva che esserci la montagna nel dna di una famiglia di San Lorenzo in Banale, paese che è porta verso la val d’Ambiez, nel cuore delle Dolomiti di Brenta. Ancora oggi non è raro vedere Nora ed Elio, insieme all’altra figlia, Angelica, affaccendati nei locali dell’Altissimo.

“Ho studiato al liceo della montagna, sono maestra di snowboard e accompagnatrice di mezza montagna”, snocciola il curriculum Eleonora mentre rinforza il nodo del grembiule. E se si tratta di indossare imbrago e caschetto per trascorrere qualche ora in parete, non si tira indietro. “Il mio destino – dice – era qui, sull’Altissimo. Quando mi hanno chiamato per dirmi che avevo vinto il bando, era il 12 aprile. Il giorno del mio venticinquesimo compleanno”. La favola della bambina che giocava nelle trincee ha poi dovuto fare i conti con un’altra realtà: “I miei genitori mi hanno educato a non avere le cose facili. Gestire un rifugio non è ‘solo’ cucina, stare in piedi 12-14 ore al giorno o preoccuparsi delle scorte di viveri. Gestire un rifugio – spiega Eleonora – significa creare il clima giusto in uno staff, saper mettere mano ad un impianto elettrico o idraulico. E io mi sono dovuta mettere in gioco fino in fondo: questi anni sono stati soprattutto una crescita personale”. È testarda questa giovane donna. E non potrebbe essere altrimenti, considerando a che età si è messa a fare il capotreno di un convoglio che in piena stagione può raggiungere le 12-13 persone: “Sì, l’età mi ha fatto faticare, perché guadagnarsi il rispetto da giovani è più difficile. E a volte la ricerca dell’autorevolezza ti spinge ad essere troppo ruvida nei rapporti”. Beata sincerità.

C’è l’estate, con il turismo di massa che ha invaso anche la montagna (“Oggi è così, purtroppo, importante è non piegarsi ai capricci di tutti e mantenere una linea coerente”). Ma poi arriva l’inverno. E l’Altissimo è uno dei rari rifugi aperti anche con la neve: “Adoro l’inverno, anche se è più faticoso – spiega Eleonora – l’inverno seleziona le persone: per venire qui bisogna essere motivati. Si respira un clima diverso: a volte arrivo al rifugio e c’è qualche scialpinista che ha già spalato la neve davanti alla porta. Sono soddisfazioni”.

La montagna è? “Rispetto, pace, relazioni, le serate trascorse a guardare il cielo. La mia vita”. Sempre sull’Altissimo? “Quel giorno che mi sveglierò e sentirò di non aver imparato qualcosa di nuovo, mi dirò che sarà ora di cambiare”.

Fonte: Repubblica

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