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Era all’interno di un bar di via IV Novembre, nel centro di Favara, provincia di Agrigento. E’ uscito dalla toilette ed è stato affrontato da un killer a volto scoperto. Non c’è stato scampo per Salvatore Lupo, ex presidente del consiglio comunale legato al centro destra e imprenditore nel settore delle residenze per anziani. Ieri pomeriggio, intorno alle 18, è stato ucciso con tre colpi di pistola alla testa. Sono stati momenti di paura nel locale, l’assassino si è allontanato velocemente. Ora, l’inchiesta è coordinata dalla procura di Agrigento diretta da Luigi Patronaggio e non dalla direzione distrettuale di Palermo. Segno che si segue una pista non di mafia: si indaga su alcuni dissidi, per ragioni economiche, che la vittima aveva con alcune persone. Il barista non ha saputo dare indicazioni sul sicario, ma all’esame dei carabinieri ci sono alcune immagini tratte dalle telecemere della zona. Nella notte sono scattate delle perquisizioni. Gli investigatori cercano un sicario professionista, armato di un revolver calibro 38, che ha agito con grande fermezza e determinazione. E’ stato forse un delitto su commissione? Magari per risolvere quei dissidi economici?

Padre di due figli

195346462 63a4115e d915 499e ab9d ce33101cb9b4 - Favara, tre colpi alla testa per uccidere l'ex presidente del consiglio comunale. "Ha agito un killer professionista"
La vittima, Salvatore Lupo 

“La comunità è sotto choc per quanto accaduto oggi pomeriggio”, dice Anna Alba, fino al 4 agosto sindaco di Favara. “Sembra di essere tornati agli anni Novanta, quando i killer colpivano in pieno centro. Speriamo davvero che questo omicidio non segni un drammatico ritorno al passato. Lupo era un giovane solare, sempre sorridente, era soprattutto padre di due figli”.

La faida delle “famigghiedde”

Favara ripiompa nell’incubo che l’aveva assediata fino al 2018, quando era stata al centro di una faida fra la Sicilia e il Belgio, per il controllo del traffico di droga. Nel giro di pochi mesi si erano verificati due omicidi e due tentati omicidi a Liegi, altri due morti e un ferito a Favara. L’anno scorso sono scattati sette arresti. L’inchiesta della procura distrettuale antimafia di Palermo ha ricostruito il contesto in cui è maturata la faida: la rottura di un’alleanza che vedeva insieme alcuni giovani criminali a disposizione di Cosa nostra agrigentina. Facevano parte delle cosiddette “famigghiedde”, come le chiamano, piccole famiglie di pregiudicati disposti a tutto pur di scalare la gerarchia criminale. Un tempo, erano uniti. Poi, successe l’irreparabile. Ma il nome di Lupo non era mai finito in indagini sulla criminalità organizzata agrigentina. Alcuni guai giudiziari li aveva avuti nel 2017, quando con la moglie era stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta “Stipendi spezzati”: gli era stato contestato di aver prima accreditato gli stipendi ai dipendenti di una cooperativa e poi di aver prelevato la metà dell’importo attraverso delle carte bancomat intestate agli stessi dipendenti.

Indagato per maltrattamenti in una comunità

Un anno prima, Lupo era stato indagato nell’ambito di un’altra inchiesta, per presunti maltrattamenti fisici e psicologici nei confronti di alcuni minori affidati ad una comunità alloggio di Licata: il 20 maggio scorso, era stato rinviato a giudizio per questa indagine. Ora, i carabinieri stanno riesaminando gli atti delle vecchie inchieste. Nel novembre 2011, l’auto dell’imprenditore, all’epoca consigliere comunale, era stata incendiata.

Fonte: Repubblica

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