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225743153 4e3923ff 4e0f 4dad a00f 947d286d032c - Fedriga: “Posticipare il rientro a scuola è una scelta obbligata. A Roma manca il senso della realtà”

«Il problema non è tanto dentro l’aula: è prima e dopo. Ci sono assembramenti, c’è rilassatezza, i ragazzi vanno in giro in gruppo, parlano, fumano, si abbassano la mascherina. Sono gesti normali ma ora rappresentano un pericolo». Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, parla di una decisione sofferta ma in questo momento indispensabile. Ragiona con i numeri che i medici del sistema sanitario regionale gli hanno fornito: da settembre a dicembre sono stati 2.860 i contagi collegati alla scuola e, di questi, 1.908 hanno riguardato studenti.

Presidente Fedriga, scuole chiuse fino al 31 gennaio. Perché?
“Riaprirle in un momento come questo, con la curva pandemica che non si abbassa, sarebbe stato un azzardo, come peraltro dimostrano esperienze di altri Stati europei. Guardate in Germania cosa sta succedendo”.

Non valeva la pena almeno provare?
“Benissimo, allora ipotizziamo: il 7 riapre la scuola, poi l’11 con la ridefinizione dei colori ci saranno regioni che tornano arancioni e cosa si fa? Si chiude di nuovo la scuola. Basta con questi stop and go”.

Non pensa che i ragazzi abbiano bisogno di tornare in classe?
“Credo sia umiliante anche per loro procedere a singhiozzo in questo modo. Sappiamo tutti che le lezioni in presenza sono una priorità ma la scuola ha bisogno di garanzie”.

Così non si rischia di scontentare tutti?

“Sgombriamo il campo: qua non ci sono buoni e cattivi che si affrontano. Capisco le difficoltà dei ragazzi con le lezioni a distanza e capisco le esigenze del sistema formativo ma la situazione è complicata e c’è il rischio di un aumento importante dei contagi”.

I docenti cosa ne pensano della sua decisione?
“Loro si rendono conto benissimo e hanno il senso della realtà che in qualche ministero manca”.

C’è chi imputa a voi governatori di non aver saputo organizzare il trasporto scolastico in vista della riapertura. Come risponde?
“Il trasporto è una criticità a cui abbiamo cercato di dare una risposta ma penso che non basti. Oggi in Friuli siamo organizzati per trasportare al 50% il 75% della popolazione scolastica delle scuole di secondo grado. Ma ripeto: i problemi non sono soltanto in bus e in classe”.

Com’è la situazione nella sua regione?
“Abbiamo vissuto un periodo in fascia arancione, anche se ora siamo in area gialla.
Siamo la regione che fa più tamponi molecolari in Italia: abbiamo puntato su quelli, ne facciamo dai 6 ai 9 mila al giorno. Ci sono punte di incidenza che oscillano tra l’8 e il 12%”.

Dunque i numeri continuano a crescere?
“La curva si è stabilizzata ma non si abbassa. In dicembre la fascia d’età più colpita è stata quella tra i 10 e i 19 anni, la seconda tra i 70 e i 79 anni. Di fronte a questi dati cosa potevo fare?”.

Com’è la situazione dal punto di vista del digital divide in Friuli?
“Un problema c’è, ci sono zone che hanno serie difficoltà. Con l’ultima legge di bilancio abbiamo finanziato la copertura di 41 Comuni in cui mancava la fibra. Ora è in corso una interlocuzione con Tim che via satellite dovrebbe coprire tutto il territorio regionale”.

Mascherina in classe, sì o no?
“È un sacrificio ma aiuta molto. Credo che i bambini siano molto più disponibili di noi ad accettare le regole. Lo vedo con i miei figli, ne ho uno di 6 anni e un altro all’asilo”.

Ora è rimasto da solo con il collega veneto Luca Zaia. Non teme sia stato un azzardo?
“Non penso che siamo soli, avremo compagnia nei prossimi giorni. I territori hanno una sensibilità più concreta rispetto al bincolo al contrario che viene utilizzato in qualche ministero”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: Repubblica

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