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231457379 2b70791d 69de 41d1 a10d 816e81a5f45c - Feste con coca e stupri. Salgono a sei le ragazze che accusano Genovese

Dopo la diciottenne sequestrata e violentata per quasi ventiquattrore alla “Terrazza sentimento”, dopo la ventitreenne che ha denunciato un episodio simile a Ibiza, e dopo le altre due ragazze che hanno raccontato di altre violenze tra Milano e Mykonos, arrivano in procura altre due denunce contro Alberto Genovese. Ora sono sei le ragazze che chiamano in causa l’imprenditore delle start-up, in carcere dal 6 novembre accusato di sequestro, stupro e spaccio per la notte tra il 10 e l’11 ottobre scorso nel suo attico di lusso.

Per trovare riscontri sui racconti delle ragazze, gli investigatori della squadra mobile di Milano, diretta da Marco Calì, hanno sentito oltre cento testimoni, tra ragazzine giovanissime invitate ai party a base di cocaina, modelle, pierre, amiche, amici, soci ed ex soci di Genovese. Se il primo caso di stupro è cristallizzato nelle registrazioni delle telecamere del sistema di videosorveglianza dell’attico, l’aggiunto Letizia Mannella e il pm Rosaria Stagnaro intendono verificare e trovare riscontri su tutti gli altri casi. La giovane che ha denunciato lo stupro nella vacanza tra l’1 e il 12 luglio scorso a Ibiza, ha fornito un racconto del tutto simile a quello della diciottenne sequestrata al party di ottobre, pur non conoscendo né lei né i dettagli dell’aggressione subita.

«Da quando sono entrata in camera ed ho tirato una striscia di stupefacente di colore rosa che io pensavo fosse 2CB, non ricordo più nulla — aveva messo a verbale la ragazza parlando della sua esperienza in Spagna —. Al mattino, ho notato che avevo addosso la stessa gonnellina e lo stesso top di seta della sera prima che comunque era strappato, ma non avevo più né il reggiseno, né le scarpe. Avevo un sacco di lividi sulle gambe e un forte dolore ai polsi, non riuscivo neanche a ruotarli». Anche nei racconti di altre due giovani ci sono elementi che combaciano con quanto raccolto dagli investigatori. «Ma i casi che verranno portati a processo — è la strada che intende percorrere la procura — saranno solo quelli che supereranno ogni incertezza probatoria».

Va avanti anche l’indagine finanziaria sulle società e il patrimonio di Genovese. Dopo aver venduto nel 2014 la sua creatura, Facile.it, l’imprenditore incassò cento milioni, movimentati e investiti in nuove avventure imprenditoriali. In questo nuovo filone d’indagine, coordinato dal pm Paolo Filippini, il Nucleo di polizia economico finanziario della Gdf di Milano ha ricevuto dalla squadra mobile un ingente mole di materiale. Documentazione contabile e societaria contenuta negli hardware sequestrati, selezionata sulla base di una trentina di parole chiave fornite dai finanzieri. L’indagine — che intende verificare profili di violazioni fiscali o eventuali casi di riciclaggio — si prospetta lunga. E comprenderà anche l’approfondimento delle “Segnalazioni di operazioni sospette” arrivate in procura.

Quelle sui prelievi in contanti di decine di migliaia di euro, ma soprattutto quella allegata dalla Gdf agli atti dell’inchiesta sulla “Lombardia Film commission” e i revisori contabili della Lega. Un documento in cui Genovese compare a proposito della movimentazione di 18 milioni tra i notai Angelo Busani e Mauro Grandi, protagonisti di numerose operazioni finanziarie legate alla Lega. Ed è ancora lunga anche l’analisi del materiale video e audio sequestrato nell’appartamento di Genovese. Un lavoro complicato anche dal tentativo dell’imprenditore di cancellare l’intera memoria delle telecamere, poco prima dell’arresto. E l’analisi non finirà prima della metà di febbraio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte: Repubblica

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