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Ci vuole forza a denunciare, poco più che maggiorenne, un ex fidanzato assillante che non si rassegna alla fine di una storia. Mai uno schiaffo, ma continui messaggi soffocanti, inopportuni e, alla fine, anche di minacce. Ci vuole l’intelligenza di una ragazzina che ha capito che, se non si fermano sul nascere, con il tempo, certi atteggiamenti non potranno che radicalizzarsi: donne vittime a ripetizione, e anche di uomini diversi; uomini molestatori e maltrattanti anche nei confronti di tutte le donne con cui intrecciano relazioni.

E ci vuole lungimiranza, perché non è un percorso breve e non bastano dei pezzi di carta a guarire le persone da un maschilismo che ha radici lontane: “Ritirerò la querela contro di te solo se ti farai curare e seguirai un percorso di rieducazione”. Ed è quello che sta avvenendo, un paio d’anni dopo che tutto era iniziato.

Era una storia d’amore nata sui banchi di scuola, quarta superiore. Diciannovenne di famiglia marocchina lei, un anno più giovane lui, di origine albanese. Vivono la loro vita e fanno le loro esperienze, come tanti adolescenti. E poi si lasciano, come il più delle volte a quell’età. Più precisamente, è lei che lascia lui: “Era diventato possessivo, geloso. Io volevo solo vivere la mia vita”, racconta la ragazza.

E lui, come troppo spesso accade, non accetta quella scelta e inizia a tempestarla di messaggi. Usciamo, voglio solo parlare, voglio rivederti. Con chi esci, ti vedi con qualcuno, perché non mi rispondi, ti ho cercata e non c’eri. Ti ho visto con uno, chi è. Guarda che se non mi rispondi dico tutto ai tuoi. Se non mi spieghi chi è vado a parlare con tuo fratello e gli dico tutto di noi.

Quando la situazione si fa esasperante, anche per la paura che i familiari possano scoprire quella relazione che lei aveva tenuto soltanto per sé, la ragazza prende il coraggio di formalizzare la querela per stalking, da cui la pm Giulia Rizzo apre un fascicolo.

Le denunce sono più di una, si susseguono, lui non la smette e ci sono integrazioni, episodi, nuove minacce, tanto che alla fine la procura chiude le indagini a carico del giovane albanese, determinata a portarlo a processo. Resosi conto della gravità della situazione, difeso dall’avvocato Giuseppe Fiore, scrive all’ex fidanzata una lettera di scuse. “Non avevo capito niente, avevo frainteso cos’è il vero amore”.

Lei ha creduto nel pentimento e ha fatto un’altra proposta, quella di ritirare la querela se lui avesse accettato di seguire un percorso psicologico di aiuto all’associazione “Il Cerchio degli uomini”, che da anni organizza incontri di mutuo-aiuto, per cambiare l’approccio nelle relazioni e riflettere sul rapporto tra uomo e donna.

Il ragazzo ha iniziato a partecipare alle sedute, conosce le storie di uomini più grandi di lui che fanno i conti con la propria debolezza. Storie che in molti casi hanno origini lontane: anche loro, forse, avrebbero voluto che qualcuno li aiutasse a cambiare molto tempo prima.

Fonte: Repubblica

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