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VERBANIA-  E’ un’inchiesta che procede veloce quella sul disastro della funivia del Mottarone. In meno di 24 ore dalla tragedia sono arrivati i primi fermi, tre con l’accusa di omicidio colposo plurimo, lesioni gravissime e  aver rimosso “sistemi finalizzati a prevenire infortuni e disastri” un reato che prevede pene fino a 10 anni ma che descrive bene quello che è successo domenica.

Chi doveva garantire la sicurezza della funivia ha manomesso i freni.  
Ma le indagini dei carabinieri coordinate dal procuratore capo Olimpia Bossi e dal pm Laura Carrera sono solo all’inizio. Ci saranno altri indagati. Lo dice Olimpia Bossi quando commenta “valuteremo la posizione di altre persone” perché se è vero che da un mese e mezzo era noto il problema all’impianto frenante della cabina della funivia che da Stresa sale al Mottarone ci devono essere altre persone che sapevano e non hanno parlato. Gabriele Tadini che di fronte al comandante provinciale dei carabinieri di Verbania, il colonnello Alberto Cicognani e al capitano Luca Geminale ha cercato di addossarsi tutta la colpa per l’accaduto non è l’unico caposervizio della funivia, era quello di turno la domenica del disastro. Ma gli investigatori vogliono capire se anche gli altri fossero informati della pratica di inserire i due forchettoni rossi sui freni di emergenza per impedirgli di funzionare. Pratica che ha permesso di incassare 140 mila euro dal 26 aprile a domenica scorsa

giornata - Funivia caduta, dalla fune tranciata alla catena dei controlli: tutti i punti da chiarire nell'inchiesta

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La catena dei controlli

Ma non è l’unica direzione in cui guardano gli investigatori: se ci sono tecnici, manovali, manutentori che non potevano non essersi accorti che l’impianto dava problemi a avrebbe avuto bisogno di un intervento massiccio a costo di chiuderlo dopo poche settimane dalla riapertura, c’è anche tutta una catena di vigilanza che ora è finita sotto la lente di ingrandimento della procura.  Chi avrebbe dovuto disporre controlli sull’impianto di proprietà della Regione, quali sono stati eseguiti e quali no? Sono domande a cui la procura darà una risposta.

La fune ceduta

Oggi intanto, mentre si attende l’udienza di convalida dei fermi del caposervizio Tadini, del direttore di esercizio Enrico Perocchio e del titolare dell’impianto Luigi Nerini, gli investigatori si concentrano su un altro punto ancora poco chiaro. Perché la fune traente della funivia ha ceduto? Cosa ha causato la sequenza di eventi che i tecnici non avevano previsto o valutato talmente improbabile da voler correre il rischio di bloccare i freni? Spetterà a un perito analizzare la fune per capire la causa della rottura che ha dato il via alla corsa della cabina verso il disastro. Già oggi la procura potrebbe affidare la consulenza che dovrà analizzare il cavo e il resto dell’impianto. Il perito tornerà sul luogo dell’incidente, nei boschi di Stresa dove c’è la cabina coperta da un telone e ancorata agli alberi con dei cavi.

Fonte: Repubblica

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