Condividi:
103104129 695d2de7 ef82 4539 ae6d 83b36261316b - Genova, gli sfollati del Ponte: "Tre anni dopo il crollo del Morandi, un libro collettivo scritto a seicento mani"

È stato il primo presidente del comitato degli sfollati ” Ci siamo un po’ persi e sparpagliati in città, ma la disgrazia ha tenuto salda l’appartenenza di chi viveva in via Porro”
C’è chi è andato a vivere alla Foce, chi a San Fruttuoso, chi a Ponente e chi è rimasto a Certosa. Poi di mezzo ci si è messo il Covid, che ha reso più profondo quel solco che li ha divisi. «Manteniamo i contatti, ma da quei seicento che eravamo, ora ci sentiamo con poco più di duecento persone, il gruppo storico, chi è rimasto a Certosa e chi ancora adesso, dopo tre anni, non riesce a chiudere quella parte della propria vita e qualche volta va sotto la sua vecchia casa per ricordare». Franco Ravera non è più presidente del comitato degli sfollati di via Porro ( ora associazione ” Quelli del Ponte Morandi”), ha lasciato la carica dopo che è andato in pensione ” perché ci deve essere un turn over”, ma non ha perso la forza che lo ha sempre sostenuto dal 14 agosto 2018, quando con altre 266 famiglie era stato costretto ad abbandonare il suo appartamento al civico 11 di via Porro. «Ci siamo un po’ persi e sparpagliati in città, ora stiamo cercando di recuperare le distanze riallacciando i rapporti grazie a whatsapp perché siamo tanti: la disgrazia ha tenuto salda l’appartenenza di chi viveva in quella via, il Covid ci ha un po’ allontanati, ma il progetto che avevamo nel cassetto è partito».

Leader degli sfollati, coordinatore di tutte le richieste fatte al Governo per avere una nuova casa, in prima linea nella battaglia contro Autostrade e la ricerca della verità, Ravera è rimasto nel direttivo e come sempre è una fucina di idee. «Abbiamo messo giù le prime cento pagine di un libro a 600 mani, tanti eravamo da sfollati, e abbiamo una prima bozza di titolo: ” Via Porro, la nostra memoria, la nostra storia”. Un titolo semplice, un testo frutto delle nostre esperienze che abbiamo raccolto spulciando le registrazioni con il sindaco e in generale le istituzioni, gli sms, le esperienze, gli appunti nelle agende per ricostruire e, appunto, recuperare la memoria da quando, già nel 2006, eravamo stati informati che Autostrade voleva realizzare un nuovo ponte a otto corsie accanto a quello vecchio: eravamo arrabbiati, sarebbe stato costruito senza neppure chiederci cosa ne pensavamo visto che sarebbe dovuto passare proprio sulle nostre teste. Sono già usciti 15 libri sulle nostre esperienze dirette e tre tesi universitarie, non ci hanno mai chiesto un contributo, così abbiamo deciso di auto produrre un libro- racconto con diversi commenti personali dal 2006 a oggi e i ricavati andranno in beneficenza per iniziative per il quartiere ».

Il testo ripercorre quindi quindici anni della storia degli abitanti di via Porro, affronta la tragedia e anche il dopo. «Nel gennaio 2019, dopo che erano arrivati gli indennizzi, abbiamo voluto trasformare la nostra esperienza in solidarietà. Siamo diventati l’associazione che ora dirige Andrea Tosa, il nostro impegno è diventato partecipazione a iniziative di solidarietà. Penso all’acquisto dell’ambulanza, il progetto di realizzare un hub per giovani alla scuola Linneo, l’acquisto delle lavagne per l’Ariosto. A settembre regaleremo arredi scolastici all’istituto Firpo e attrezzeremo un’area verde con giochi sulla copertura della scuola d’infanzia». Il filo conduttore del libro, sarà la cronologia degli eventi e una parte ovviamente sarà dedicata al momento dello sgombero delle case. «Me lo ricordo bene: ci hanno dato cinque minuti per raccogliere i pezzi di una vita » . Era il giorno del suo compleanno, tirava un forte vento. « La mia famiglia abitava lì dal 1948. Sono nato e cresciuto a Certosa, non me ne sarei mai andato. All’interno delle case abbiamo potuto prendere solo poche cose perché per problemi di sicurezza le operazioni sono state molto veloci » . Tre anni dopo il crollo del ponte, a Certosa è stato realizzato un murale. Ci siete anche voi e avete voluto inserire un aforisma di Ferzan Ozpetek: ” Non si lasciano mai le cose dell’infanzia? Mai, rimangono sempre dentro di noi anche quando non esistono più”. Ora il Comune quelle case (i civici 11, 5 e 6 di via Porro e altri due del Campasso) vuole riportarle in vita. « Le ha vendute a Spim per fare housing sociale per un milione e mezzo, circa 20 mila ad appartamento, con un vincolo di 15 anni di affitto calmierato. La nostra preoccupazione è che finito questo periodo si perda la loro finalità. Visto che conosciamo bene il territorio vorremmo che venissero destinati a residenze studentesche e per anziani. Un mix dotato anche di servizi come spazi per uso del quartiere e di un ambulatorio, per esempio».
Spim ha anche detto che vorrebbe riutilizzare gli arredi che avete lasciato. «Molte cose si possono riciclare, penso alle camere da letto che non abbiamo potuto prendere, o gli elettrodomestici. Saremo anche disponibili a occuparci dell’arredamento delle case sociali » . Il 14, il giorno della commemorazione, il Comune darà l’annuncio della partenza dei lavori: ci sarete? « C’è qualche mal di pancia perché ci chiedono di aderire solo alle manifestazioni istituzionali, mentre noi vorremmo come sempre andare a lasciare 43 rose sul ponte delle Ratelle. Ne discuteremo lunedì in una riunione: noi vogliamo essere lì per ricordare le vittime, non la costruzione del ponte…».
 

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy