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C’è una discarica tossica a Genova, in via Piombelli, che è stata scoperta nel 1993 e fino ad oggi nessun sindaco e nessuna istituzione statale ha voluto / potuto intervenire e bonificarla completamente.

Ci sono almeno 600 fusti contenenti vernici e solventi sepolti a pochi metri dalle case.

La zona è quella delle alture di Certosa e i residenti spiegano con amaro sarcasmo “che questo è forse il problema più grosso: visto che se gli stessi fusti fossero sotterrati ad Albaro o Castelletto probabilmente non saremmo ancora in questa situazione”.

Ciclicamente la cronaca torna a interessarsene in occasione di tappe giudiziarie. Questa volta è una sentenza con cui il Tar, il Tribunale amministrativo regionale, accoglie il ricorso dei marchesi Marcello e Giacomo Cattaneo Adorno, proprietari del terreno.

Un’ingiunzione del 2009 del Comune intimava loro di provvedere alla “messa in sicurezza” del terreno. Sono serviti dieci anni per risolvere il caso. Il loro ricorso è stato accolto, prima di tutto perché, si è scoperto, l’atto, viste le norme in vigore, avrebbe dovuto essere firmato dal sindaco di allora e non da un dirigente degli uffici tecnici; ma sullo sfondo della decisione del Tar c’è tutta una serie di altre sentenze penali e amministrative che in questi anni hanno manlevato i marchesi da ogni responsabilità.

La storia è, in breve, questa: il terreno di via Piombelli, 4500 metri quadrati, nel 1985era stato affittato da un signore, Marco P. deceduto nel 2000. Negli otto anni intercorsi con la prima ingiunzione, l’affittuario accumula e nasconde centinaia di fusti pericolosi nell’area. Negli anni successivi alla sua morte inizia il braccio di ferro tra Comune e i Cattaneo Adorno per chi debba effettuare la bonifica. Tursi, sotto la pressione di un comitato di residenti preoccupato per i rischi alle falde acquifere, procede con una prima bonifica di superficie e una ” caratterizzazione” dell’area. Ma dopo la prima tranche l’opera non riprende. Troppo costosa.

E 600 bidoni, o forse più, restano sepolti con i loro veleni. Le amministrazioni succedutesi tenteranno di far ricadere responsabilità, e quindi costi di intervento, sui proprietari che avrebbero dovuto vigilare. Ma tutte le vertenze si risolvono favorevolmente per i marchesi.

Se lo Stato di diritto è salvo, la cura dei cittadini un po’ meno.

124830001 40332e2b 6dff 4d0a a752 a30cdcd63d64 - Genova, quel cimitero di veleni che da 28 anni nessuno dissotterra
(bussalino)

La sensibilità alla discarica di via Piombelli è altalenante. Molto alta nel periodo in cui siede nel Municipio Patrizia Palermo, residente della zona e assai competente, vista la sua formazione, sui temi giuridico amministrativi. Ma poi l’attenzione scema. E gli abitanti restano come sempre da soli, con quel cimitero d veleni a pochi passi da casa. Dieci anni fa secondo l’ Arpal, l’ inquinamento dell’ area, seppur superiore dell’ 80% ai valori consentiti, era cristallizzato, solidificato. Ma aldilà dei controlli, quello che via Piombelli non è mai riuscita ad ottenere è un’indagine epidemiologica per scoprire lo stato di salute della popolazione del quartiere. Troppo costosa, forse più di una bonifica.

Fonte: Repubblica

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