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193358723 1cfa690e d441 451c a5c1 195c720b7ae1 - Germania, la deriva populista del partito di Merkel: “Meglio l’opposizione”

BERLINO – Ogni volta che i conservatori tedeschi precipitano in una crisi epocale, c’è qualcuno che evoca Tangentopoli e la fine della Democrazia cristiana. Fu così nel 1999, quando scoppiò lo scandalo dei fondi neri di Helmut Kohl. E anche adesso, a microfoni spenti, i cristianodemocratici sentono aria di apocalisse “all’italiana”. Hanno paura che la Cdu possa autodistruggersi. E stavolta non per un’inchiesta giudiziaria, bensì per una crisi di identità che dopo la lunga era Merkel ha già precipitato la Cdu ai minimi storici nei sondaggi. 

Il candidato per il dopo-Merkel, Armin Laschet ha recuperato lievemente – è al 22% contro il 25% del socialdemocratico Olaf Scholz. Tuttavia il voto di domenica decidere ormai non soltanto il destino personale del leader Cdu, ma quello dell’intero partito. Che secondo la vecchia guardia merkeliana sta scivolando troppo a destra: «Stanno rinunciando all’elettorato di centro per rincorrere l’Afd e un fantomatico elettorato di base, invece di accogliere gli ex elettori di Merkel», azzarda qualcuno. Soprattutto, a giudicare dai segnali inquietanti che arrivano in queste ore da Monaco di Baviera, il risultato delle urne potrebbe mettere in discussione i rapporti con lo storico alleato bavarese, la Csu di Markus Soeder. C’è aria resa dei conti a tutti i livelli, in casa dei conservatori.

Nelle ultime ore è stato il segretario generale della Csu, Markus Blume, a sparare un colpo di avvertimento a Laschet. «Per noi vale esclusivamente il primo posto, noi vogliamo il cancellierato. Noi puntiamo alla vittoria, non al piazzamento». I bavaresi mettono le mani avanti. Niente governo nel caso di un piazzamento dietro la Spd. Una provocazione, in un contesto in cui il candidato conservatore potrebbe avere buone possibilità di formare una coalizione di governo e di diventare cancelliere comunque, anche arrivando dietro Scholz. In questa “elezione dei due cancellieri”, non conta chi arriverà primo, ma chi riuscirà a formare per primo un governo. Maggiorenti della Cdu come Volker Bouffier lo hanno detto molto chiaramente. Eppure, la Csu fa muro. 

Il motivo è semplice. Il numero uno del partito e governatore della Baviera, Markus Soeder, è stato battuto per un soffio da Laschet nella corsa alla candidatura. E non si è mai rassegnato. Il messaggio è che se Laschet perde, si va all’opposizione in ogni caso. Così tra quattro anni Soeder può sperare di nuovo di correre come candidato cancelliere per i conservatori, spiega una fonte a microfoni spenti. Con Laschet cancelliere in carica, sarebbe più difficile. Ma per rompere questo muro, la Cdu ha già pronta l’atomica. Se la Csu impedirà a Laschet di formare un governo soltanto perché arrivato dietro Scholz, la Cdu potrebbe minacciare di presentarsi in Baviera. Un inedito e una bomba: il partito di Laschet andrebbe a strappare voti alla Csu in casa sua. E metterebbe a rischio anche la sua chance di raggiungere la soglia di sbarramento al livello federale, alle prossime politiche. 

In più c’è un grande malumore che serpeggia anche in una parte della Cdu. È chiaro che le tensioni tra Cdu e Csu riguardano scenari di Laschet e Scholz affiancati. Se lo spitzenkandidat dovesse perdere molto male contro la Spd, sarebbe costretto immediatamente al passo indietro. E nel partito si riaprirebbero le danze tra gli aspiranti leader del passato: Jens Spahn, Norbert Roettgen, Friedrich Merz. Ma i merkeliani – cui Laschet fa sicuramente parte – fanno notare anche i segnali già evidenti di uno spostamento a destra della Cdu non ha convinto gli elettori. Ma che i vertici insistono a tingere la campagna elettorale di slogan populisti ed euroscettici e a difendere gli “impresentabili” come il candidato in Turingia Hans-Georg Maassen, in odore di simpatie estremiste. «Un suicidio», commenta la fonte.

Fonte: Repubblica

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