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BERLINO – “Non è un dettaglio indifferente chi governerà questo Paese”. Dopo settimane di silenzio o di riluttanti battutine sulla campagna elettorale, Angela Merkel si è buttata per la prima volta nella mischia scagliandosi contro Olaf Scholz, il candidato socialdemocratico favorito nei sondaggi.

E lo ha fatto durante il suo possibile ultimo intervento al Bundestag, interrotta da risate ironiche e urla dai parlamentari che probabilmente non si aspettavano l’offensiva elettorale.

Merkel ha brandito l’unica arma che sembra rimasta a una Cdu a corto di idee per battere Scholz: lo spauracchio di un governo “rosso”, con l’estrema sinistra della Linke. E ha cercato di coglierlo in fallo su uno dei pochi errori commessi dall’ipercauto vicecancelliere Spd.

Merkel ha insinuato che la Spd preparerebbe “un governo che accetta, o per lo meno non esclude, una coalizione con la Linke”. Costretta a una pausa per le grida dai banchi che provenivano dall’emisfero sinistro del Bundestag, Merkel si è limitata ad aggiungere che “è la pura verità”. E poco dopo, parlando della pandemia, è arrivato il secondo affondo contro il leader socialdemocratico.

Nei giorni scorsi Scholz aveva usato un’immagine infelice per convincere i tedeschi a vaccinarsi: “considerate noi vaccinati delle cavie”.

Dopo giorni di polemiche sui giornali – soprattutto sulla Bild – Merkel ha puntualizzato che “naturalmente nessuno di noi è mai stato una cavia, né io né Scholz”, perché i vaccini sarebbero arci sicuri e testati. Legittimo che i politici tentino di convincere i cittadini a vaccinarsi, “ma senza usare immagini strambe di cavie”.

Dal canto suo Scholz ha preferito non replicare alla cancelliera, anzi, ha elogiato la compattezza del governo durante la pandemia. Quanto alla sua gaffe sulle “cavie”, il leader Spd si è limitato a esprimere “comprensione” per quei partiti “che hanno bisogno di farsi una risata per distrarsi dai loro sondaggi”. 

Il vicecancelliere ha mandato anche un segnale molto chiaro proprio in direzione della Linke, ribadendo la sua fedeltà alla Nato e al “partner strategico” ossia gli Stati Uniti. È il segreto di Pulcinella che se fosse per Scholz non ci sarebbe alcuna coalizione con la Linke, ma che a causa delle pressioni dell’ala sinistra della Spd, il ministro delle Finanze non possa escludere un’alleanza con loro. Ma uno degli ostacoli maggiori sono le posizioni anni Ottanta del partito di Dietmar Bartsch, che non ha ancora deciso se la Germania può far parte dell’Alleanza atlantica.

Intanto il partito di Merkel è scivolato nell’ultimo sondaggio Forsa a un minimo storico, al 19%. La Spd allunga il distacco e raggiunge il 25%, i Verdi sono inchiodati al 17%, la Fdp al 13% e la Linke poco oltre il limite della soglia di sbarramento per l’ingresso nel Bundestag, al 6%. La destra estrema Afd è all’11%. 

Non meraviglia insomma, dinanzi al crollo storico dei conservatori tedeschi, che anche Merkel abbia sentito l’esigenza di intervenire in una campagna elettorale ancora apertissima, ma che sembra consolidare il vantaggio della Spd ad appena tre settimane dal voto.

Fonte: Repubblica

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