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L’ultimo l’ha incontrato ieri in ambulatorio: “Il Covid è stato inventato a tavolino, è un complotto mondiale, già dal bugiardino si capisce che i vaccini sono pericolosi”. Un No Vax duro e puro, che Domenico Crisarà, medico di famiglia di Padova, ha sbattuto fuori quando il tasso di sciocchezze è salito oltre il livello di guardia. Solo uno dei 10 milioni di italiani sopra i 12 anni che ancora non hanno avuto neanche una somministrazione. È uno degli “irrecuperabili”, che frequentano canali social a senso unico, si abbeverano alle parole dei cattivi maestri e magari vanno in piazza a protestare. Quanti sono? Per Davide Bennato, sociologo dell’Università di Catania che ha fatto ricerche sulla comunicazione digitale degli anti-vaccinisti, al massimo il 4-5% degli italiani, tra i 2,5 e i 3 milioni. Gli altri sono indecisi, impauriti, ex malati, procrastinatori ma non No Vax ideologizzati. E fra i 10 milioni c’è anche chi (non tanti) presto farà la prima dose.

Al Sud, tra 30 e 50 anni

È più facile trovare persone scoperte al Sud, in Calabria (il 25,8% degli abitanti è ancora senza vaccino) o in Sicilia (25,9%). Non vanno bene neanche Bolzano (26,8%) e la Valle d’Aosta (23,5%). I meno protetti hanno tra 30 e 49 anni. Poi ci sono i cinquantenni, che preoccupano perché sono più fragili di fronte alla malattia. Oltre il 18% (1,7 milioni) è del tutto scoperto. “In buona parte sono persone confuse – dice Crisarà – Magari si informano molto e probabilmente si sono ubriacate di notizie. La vicenda del richiamo eterologo per AstraZeneca, ad esempio, è stata una botta dura da digerire, ha fatto vacillare molti”.

Tra loro anche laureati

Alberto Chiriatti, medico di famiglia di Ostia, mette in guardia: “Attenzione, non dimentichiamo che i non vaccinati sono trasversali dal punto di vista sociale. C’è tra loro una discreta fetta di laureati e comunque di persone di buon livello culturale”. Bennato aggiunge che “non è questione di titolo di studio. Se ho una resistenza valoriale, il livello culturale non conta. Esercito il mio scetticismo”. Del resto ci sono anche medici, infermieri e insegnanti che hanno rifiutato il vaccino.

Il No Vax

Le Regioni sono impegnate a recuperare chi non è stato ancora coinvolto nella campagna. Con i No Vax, però, non c’è niente da fare. “Sono persone che verso il vaccino hanno blocchi ideologici enormi – spiega Bennato – Non si confrontano, frequentano canali social a senso unico. Alle spalle di tutto c’è un’industria che vive del loro rifiuto e quindi lo fomenta. Un mercato sorretto da piattaforme che monetizzano anche le visualizzazioni su YouTube”.

L’impaurito

Quella di chi ha paura è forse la categoria più numerosa. “Una paura che è quasi genetica – dice Chiriatti – Con queste persone servono dialogo e molti numeri. “Il vaccino è sperimentale”, dicono. E noi gli facciamo capire che questa sperimentazione in Europa ha già riguardato mezzo miliardo di persone. Sai quanti effetti collaterali troveresti, se somministrassi il comune paracetamolo a 500 milioni di cittadini?”.

L’ex malato

L’esponente di questo gruppo ha avuto il Covid ormai tanti mesi fa, o ha scoperto di essere stato positivo, ma asintomatico. “Queste persone impazziscono con i test sierologici, stanno sempre lì a controllare gli anticorpi – racconta ancora Chiriatti – “Ne ho tanti, non mi vaccino”, ci dicono. Il punto è che non ci sono evidenze su quale sia il livello di anticorpi che protegge dalla malattia. Cerchiamo di convincerli a fare comunque almeno una dose, se non è passato troppo tempo dalla positività”. Altrimenti ce ne vogliono due.

Il paziente a rischio

Sembra strano, ma molti non vogliono fare il vaccino perché soffrono di malattie cardiache, tumori o altre patologie importanti. Sono i cosiddetti fragili. “Spesso invece la somministrazione è più indicata proprio per i loro problemi: dobbiamo fargli capire che sono fragili e devono essere protetti. A volte succede anche con le donne incinte”.

Il procrastinatore

Infine, c’è chi aspetta. Non è proprio contrario alla vaccinazione, solo titubante. Al medico dice che la farà più avanti. “Sono persone che aspettano di capire quali sono le reazioni avverse o sperano che arrivino altri vaccini”, dice Chiriatti. Mentre Crisarà aggiunge che a dare la spinta decisiva spesso sono i più giovani: “Si fanno meno problemi, affrontano il vaccino più serenamente. A volte i ragazzi vengono in studio con i loro genitori e ci aiutano a convincerli”.

Fonte: Repubblica

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