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C’è un settore, solo uno, al quale non stanno tremando i polsi in vista dell’aumento della richiesta di tamponi rapidi atteso dal 15 ottobre. Quello dei distributori farmaceutici. Nei magazzini ci sono milioni e milioni di test, e le tipologie diverse riconosciute per il Green Pass sono addirittura un centinaio. Non ci saranno problemi di forniture e i fatturati voleranno. Per il resto, la tensione aumenta. Molte farmacie annunciano di aver esaurito le prenotazioni per giorni, soprattutto negli orari mattutini e qualcuno si organizza con i camper, ad esempio a Genova. Nel governo si fanno i calcoli su quale sarà la domanda e ci si augura che nel frattempo in molti scelgano la vaccinazione, spinti proprio dalle regole sul certificato verde al lavoro.

I professionisti senza vaccino sarebbero più di 3 milioni. Quindi teoricamente, visto che i test rapidi (gli unici che saranno presi in considerazione da chi deve lavorare) sono validi per 48 ore, andranno fatti 1,5 milioni di tamponi ogni giorno a partire già domani. Un numero enorme se confrontato con le giornate record della pandemia, quando sono stati fatti 380mila esami, e irraggiungibile. Le stime di alcuni esperti del ministero parlano infatti al massimo di una capacità di 600mila test quotidiani.

Nessuno sceglierà il tampone molecolare, più costoso se non c’è prescrizione e più lento, visto che il risultato spesso arriva il giorno successivo al test. Ci si rivolgerà al rapido, che si fa quasi esclusivo nelle strutture private, in particolare le farmacie, che hanno prezzi calmierati: 15 euro per i maggiorenni e 8 per i minori. Altri centri, come i laboratori di analisi, sono molto meno presenti sul mercato e talvolta hanno prezzi più alti. “Non essere preoccupati sarebbe da irresponsabili ma non voglio nemmeno gridare al lupo troppo presto – spiega Marco Cossolo, presidente di Federfarma – Intanto tra agosto e settembre abbiamo già quasi triplicato i tamponi. Ne facevamo 80mila, ora siamo a 200mila, cioè a due terzi del totale di quelli analizzati ogni giono in Italia”.

Le farmacie dove è possibile fare i test sono 10mila, cioè un po’ più della metà, sempre secondo Cossolo. “Possiamo crescere ancora. Quanto? Vedremo, sono fiducioso”. Per raddoppiare o triplicare l’attività, e arrivare così a un totale di 700milatamponi, dovranno essere coinvolte più farmacie, che per comprare un tampone spendono 3-4 euro. Poi ci sono i costi per il personale e il materiale come i guanti e le tute. “Il problema non sono i tamponi ma i tamponatori – sintetizza Alessandro Albertini dell’associazione di distributori Adf – Tante farmacie sono piccole e l’attività da portare avanti è pesante, ad esempio c’è da fare l’attività di segreteria, per prendere gli appuntamenti e inserire i dati per far rilasciare il Green Pass”.

Se i farmacisti si lanciano nell’operazione tamponi, i medici di famiglia invece si tirano fuori e ne fanno una questione di politica sanitaria. A proporgli di fare i test era stato il presidente del Veneto, Luca Zaia. “Ma scusate – dice Silvestro Scotti, segretario della Fimmg, cioè il sindacato principale – Noi siamo proiettati per recuperare le vaccinazioni, tanto che il ministero ci ha coinvolti nella campagna per convincere chi è ancora scoperto, e poi dovremmo fare i test per permettere a queste stesse persone di lavorare? Non avrebbe senso”.

Di fronte al rischio di intasamento e di offerta insufficiente, al ministero alla Salute ribattono che la domanda potrebbe essere molto inferiore al previsto. Intanto bisogna ricordare che il Green Pass lo hanno anche coloro che sono stati contagiati. Negli ultimi sei mesi in Italia hanno avuto il Covid 950mila persone di tutte le età. Se si considera che circa il 60% di loro è in età da lavoro e tenendo conto che non tutti avranno un impiego si può stimare che in 4-500mila il 15 saranno in regola. Poi ci sono tante aziende, soprattutto di grandi dimensioni, che testeranno da sole i loro dipendenti. Questo ridurrà le code per fare il vaccino.

Poi ci sono coloro che non vanno al lavoro perché sono in malattia, in maternità o in ferie (si tratta di circa il 10% del totale), coloro che hanno un’esenzione dalla vaccinazione, chi ha già ricevuto la prima somministrazione ma aspetta ancora che passino i 15 giorni necessari al rilascio del Green Pass e altri casi ancora. Così al ministero ci si augura che la richiesta quotidiana di tamponi scenda fino a un milione o anche meno cioè a 800mila, e nel frattempo che tanti altri lavoratori decidano di vaccinarsi.”Secondo me non ci sarà il caos – dice l’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’amato – Le stime vanno fatte bene, non tutti coloro che non sono vaccinati lavorano. Magari ci sarà qualche situazione difficile, ad esempio nei trasporti, ma la gestiremo”.

Fonte: Repubblica

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