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HONG KONG Tong Ying-kit, attivista pro-democrazia di Hong Kong, è stato condannato a 9 anni di carcere: il suo è il primo caso di applicazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino sull’ex colonia a giugno 2020.

L’uomo era stato riconosciuto colpevole martedì di terrorismo e di incitamento alla secessione per aver sventolato una bandiera nera per chiedere la liberazione di Hong Kong e per aver investito con la sua moto un gruppo di poliziotti ferendone alcuni durante una manifestazione a Wan Chai, a nord della città, lo scorso 1° luglio.

“Liberate Hong Kong, revolution of our times”, c’era scritto su quella bandiera. “Quando l’imputato ha mostrato quello slogan, intendeva comunicare agli altri il significato secessionista dello stesso”, ha affermato la giudice Esther Toh Lye-ping. “Intendeva incitare altre persone alla secessione separando Hong Kong dalla Repubblica popolare cinese”, ha proseguito leggendo la sentenza.

Al processo non c’era una giuria, il che segna una vera rottura con la tradizione giuridica a Hong Kong: un’emittente locale l’aveva definita una scelta “insolita”, ma il governo aveva spiegato di temere per la sicurezza personale dei giurati e delle loro famiglie. La nuova legge prevede che alcuni casi penali siano giudicati da un collegio di tre magistrati, senza nessuna giuria.

Mentre Tong è una delle poche persone perseguite per un atto esplicitamente violento, la stragrande maggioranza degli accusati ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale è agli arresti per aver espresso opinioni politiche che, secondo le autorità, sono illegali.

Sono più di 60 le persone già accusate ai sensi della nuova legge, che sta emergendo come lo strumento principale nella repressione da parte di Pechino del movimento a favore della democrazia. Tra chi è perseguito in base a questa norma, c’è il magnate dei media, Jimmy Lai, ex editore dell’ormai chiuso tabloid pro-democrazia Apple Daily.  Alla maggior parte di loro non è stata concessa la cauzione e tutti sono in attesa di un processo.

Fonte: Repubblica

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