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Resteranno, con molta probabilità, senza la loro mamma e il loro papà. Orfani di genitori vivi che per anni li hanno sfruttati nei sotterranei della metro e vicino ai monumenti della città eterna.

Sarà il tribunale per i minorenni a decidere se c’è ancora motivo di confermare la potestà genitoriale a madri e a padri che hanno trasformato in baby borseggiatori e in piccoli ladri i loro bambini, allevandoli con frasi senza amore. “Guai a te se non fai soldi”, era una delle minacce più ricorrenti nell’ordinanza che in tre anni di indagini dei carabinieri ha portato a 29 ordini di arresto (quattro nella giornata di ieri), 64 indagati e alla scoperta di 54 tra bambini e adolescenti di origini rom, dai 10 ai 17 anni, spinti a forza al culto della malavita.

Niente scuola per loro ma giornate trascorse a frugare nelle tasche altrui per sfilare portafogli e a allenarsi per rubare sempre meglio e sempre di più. Affiancati da tutor che erano arrivati alla soglia dei 18 anni e quindi già scomodi all’organizzazione dei genitori senza scrupoli. Perché la prima regola era quella di dimostrare o comunque avere un’età tra i 10 e i 14 anni per restare impuniti.

Roma, baby borseggiatori in metro e nelle strade del centro: 50 bambini sfruttati dai genitori

760454 thumb rep 100321 baby borseggiatori - I bambini perduti di Roma. "Mamma è arrabbiata, devo fare soldi"

E quando sarebbero diventati grandi avrebbero seguito l’esempio dei genitori: le donne sempre in gravidanza per non finire in carcere e gli uomini da ladri a capi delle bande di ladri. Ma, si spera, il loro futuro sarà diverso. “I fatti oggetto di indagine, se confermati, evidenziano condotte gravi non solo dei minori ma soprattutto di chi li ha sfruttati per trarne un vantaggio – dice il Garante dell’Infanzia per il Lazio, Jacopo Marzetti – violando il nostro codice penale ma anche la convenzione Onu dei diritti del fanciullo. Ora è importante che si portino avanti dei progetti di recupero dei ragazzi così come previsto a livello costituzionale e dalla convenzione stessa”.

Bambini perduti

“Lost children” è il nome dell’inchiesta condotta dalla stazione San Lorenzo in Lucina, nel cuore della Roma turistica tra fontana di Trevi, piazza di Spagna, il Pantheon, il Colosseo e l’altare della Patria. Tutti luoghi in cui i bambini strappati all’infanzia si aggiravano per derubare i turisti. Dalla superficie al sottosuolo, i piccoli ladri strisciavano in “batterie” di quattro, massimo cinque componenti per svuotare gli zaini dei viaggiatori. “Mio figlio ha mangiato (rubato, ndr)?”, chiedeva una mamma a uno dei capi batteria. Perché per i genitori era quella l’unica preoccupazione.

Due genitori, Adele Maria e Marian Constantin, erano gli organizzatori dello sfruttamento dei bambini. Tre erano figli loro. I due coniugi si occupavano anche di organizzare le fughe dalle case famiglia quando i bambini venivano bloccati dagli investigatori e venivano allontanati per tentare un recupero. I genitori ritornavano a prenderli con le loro auto, i ragazzini scavalcavano. Il giorno dopo erano già all’opera. Un’altra donna moto attiva era Geanina Bascracea. Suo figlio, allora minorenne, stava a capo delle squadre dei piccoli ladri.

Ai borseggi e ai furti la città è abituata. Ma a dare impulso alla maxi inchiesta di procura per i minorenni e procura ordinaria sono state tre denunce che hanno svelato l’assurda quotidianità di decine di bambini rom. Una è stata presentata da una mamma: “Voglio liberare mia figlia da mio marito. Ma lui mi ha detto che mi ammazza se lei non va a a rubare. Ha tredici anni e dorme in hotel con sua cugina”.

Addestrati al furto

“Se vedi il bel portafogli che ho preso, muori”, diceva un baby borseggiatore al suo capo. Un altro, si vede in un video dei carabinieri, uscendo da un vagone della metro si è voltato verso un complice alzando il pollice in su e subito dopo ha portato l’indice davanti alla bocca. La vittima era ancora lì, accanto a lui, ma senza più il portafogli in tasca. Mani di velluto, sfacciataggine, modi sicuri. Le baby squadre di ladri e ladre venivano addestrate a dovere già a dieci anni. C’era l’iniziazione al furto, ogni bambino veniva scelto per le sue peculiarità e poi addestrato dal capobatteria. Il borseggio era un lavoro al quale dedicarsi quotidianamente. “Me lo porto io questo, per quattro giorni andiamo in hotel e gli insegno a infilare la mano”, spiegava uno dei maestri del borseggio. L’insediamento dei rom che sfruttavano i figli e i nipoti era vicino ad Anzio, allo Zodiaco, e conveniva rimanere nella Capitale per fare pratica. I risultati non tardavano ad arrivare. La mattina si partiva su treni, pullman e autobus da Anzio e alle 9 i ragazzini erano al lavoro fino al primo pomeriggio. Tornavano sempre da soli a casa. Se un piccolo borseggiatore veniva fermato, bastava che telefonasse a uno dei capi della rete che forniva false generalità e un’età al di sotto di 14 anni. Ma non sempre andava bene. “Se la sono portata e non sappiamo dov’è”, spiegava una mamma a un capo.

Mani di velluto

Quanti metodi c’erano per rubare? Tanti. “Una delle tecniche più utilizzate – spiega il comandante della compagnia dei carabinieri Centro, Fabio Valletta – era il taglio alla base dello zaino. Poi c’era l’accerchiamento dentro alla metro affollata dai componenti della batteria, un altro metodo molto utilizzato per sfilare il portafogli dalla tasca approfittando dalla calca”.

Ma c’era anche il balletto attorno al turista vicino ai monumenti. Uno ballava, l’altra spingeva il turista straniero e il terzo riusciva a prendere il portafogli. Altri ragazzini sistemavano sul braccio una cartina di Roma, fingendosi turisti. La mano sotto alla mappa frugava negli zaini dei turisti affascinati dal Colosseo o da Piazza di Spagna. E, infine, c’era la combriccola accanto alle biglietterie elettroniche della metro, soprattutto alla fermata di Termini. Mentre un gentile ragazzino spiegava il codice da inserire e reggeva le monete al turista impacciato, i complici dietro al malcapitato facevano il loro lavoro.

Prima di entrare in azione le batterie di ragazzini avevano le spalle coperte. Nei sotterranei, dove sfrecciano i vagoni della metro, arrivavano le pattuglie di controllo. “Giù ci sono quelli di San Lorenzo in Lucina (i carabinieri, ndr), non scendete”, avvertiva il complice e il turno di lavoro slittava di qualche minuto.

Genitori senza scrupoli

Le donne a capo dell’organizzazione erano spietate. Una di loro un giorno disse a una quattordicenne: “Non porti soldi a casa e così fai morire di fame chi sta in carcere”.  Era forte il potere psicologico che gli adulti esercitavano sui ragazzini. Tanto che un giorno una delle minorenni confessò a un’amica: “La mamma oggi è arrabbiata, mi ha detto di andare a fare soldi”. Erano anche molto pratiche le mamme. Una di loro, intercettata dalle microspie dei carabinieri, diceva al figlio ancora impegnato nei borseggi: “Hai rubato? Compra i calzini per papà”.

Oggi, invece, compie 19 anni una delle due gemelle della gang di ragazzini che nel 2017 imperversava con i colpi in metro. Suo padre un giorno le disse: “Puttana”. Aveva 15 anni e si era dimenticata di raggiungere la sorella nei sotterranei della città.

Roma era la città d’oro per i genitori sfruttatori, molti dei quali adesso sono ricercati in Romania e in Francia. Nel Capodanno del 2017 uno di loro rifiutò di tentare la fortuna con i borseggi a Milano. Al suo interlocutore al telefono spiegò: “Resto a Roma, in quella sera al Colosseo faccio tra i 3 e i 4 mila euro”.

La ricettazione

C’era un gran da fare con le carte di credito che i baby ladri racimolavano quando sfilavano i portafogli. Un complice dell’organizzazione in un Eurobet faceva strisciare la carta per importi da poche decine a un centinaio di euro. Poi gli incassi venivano spartiti. Un altro grosso introito arrivava dai cellulari rubati. “Ho venduto un Nokia per 300 euro”, diceva l’unico italiano, Luca Panarisi di Ostia, coinvolto nell’indagine iniziata nel 2017. Era l’uomo di collegamento con il mondo della ricettazione romana. È finito ai domiciliari.

La ragazza dei record

A 17 anni, già incinta del primo figlio, era tra le più specializzate in furti e borseggi. Un curriculum lungo quattro pagine in cui i carabinieri hanno trovato decine di denunce per furti nelle boutique di via del Corso ma anche borseggi su metro, pullman e tram, davanti al Colosseo e all’ombra dei Fori Imperiali. I carabinieri l’avevano intercettata durante l’indagine “Lost children” ma la sua posizione non è finita nell’ordinanza perché era in attesa di un bambino. Chissà quale sarà il suo futuro.

Fonte: Repubblica

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