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Sabato mattina: due giorni prima dell’inizio della scuola elementare. Un bambino orfano sopravvissuto a una strage esce col nonno con la promessa di andare a comprare dei giocattoli in un centro commerciale di Pavia e invece, dopo un viaggio in macchina oltre il confine svizzero di Chiasso, viene imbarcato su un aereo privato che decolla da Lugano e lo porta a Tel Aviv. Il nonno – ex dipendente della compagnia aerea israeliana Elal, ex militare, forse collaboratore dei servizi segreti, già condannato per maltrattamenti nei confronti della ex moglie – “strappa” il bambino alla zia paterna. Che ne è la tutrice. E che fino a sabato badava a lui. Riesce a farlo grazie al passaporto del piccolo: passaporto che un giudice aveva ordinato al nonno di restituire entro il 30 agosto, ma che era ancora in possesso dell’uomo. Lui, Shmuel Peleg, 58 anni. Il suo nome sarà iscritto nel fascicolo della procura di Pavia che ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona. Il presunto sequestrato è Eitan Biran, 6 anni: unico superstite del disastro della funivia del Mottarone, a Stresa, 14 vittime tra cui il papà, la mamma e il fratellino. Una parabola assurda la sua: da sopravvissuto a bimbo conteso da due famiglie. Fino alla svolta 48 ore fa. La convinzione dei magistrati – il procuratore aggiunto Mario Venditti e il sostituto Roberto Valli – è che il bambino sia stato rapito dal nonno materno. Ma come è stato possibile il colpo di mano? Quando è stato preparato? Grazie alla complicità di chi: oppure Shmuel Peleg ha fatto tutto da solo?

223937455 b13ea23b f733 4b4c b7a9 c07922fd6d17 - I giocattoli, i complici e il jet da Lugano: ecco il piano del nonno per rapire Eitan
Gali Peleg, zia materna del piccolo Eitan, con il nonno materno, Shmulik Peleg, che ha prelevato Eitan dall’abitazione di Travacò Siccomario  (ansa)

La parabola del bimbo conteso

Riavvolgiamo il nastro a ritroso. Sabato mattina: ore 11,30. Come accordato dal giudice tutelare di Pavia – succedeva abitualmente da quando Eitan, il 10 giugno, dimesso dall’ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino, era stato affidato alla zia Aya e si era trasferito nella casa di Travacò Siccomario, 4.300 abitanti nel pavese – il nonno, che dopo la strage del Mottarone si era trasferito a Pavia per stare vicino a Eitan, va a prendere il nipotino. “Dovevano andare a comprare dei giocattoli – racconta Aya – Eitan aveva promesso alle mie figlie, le sue cuginette, che ne avrebbe preso qualcuno anche per loro. E invece…”.
Invece la macchina del nonno si dirige verso la Svizzera. Superato il confine a Chiasso, il viaggio prosegue fino all’aeroporto di Lugano. Ad attendere nonno e nipote c’è un jet privato. L’imbarco non è un problema: il passaporto c’è. Ad accertare se e chi lo abbia richiesto saranno le indagini. Ma è un fatto che all’estero Eitan non ci poteva andare: l’11 agosto sempre il giudice tutelare aveva disposto il divieto di espatrio. Un paletto deciso in seguito al braccio di ferro innescato a inizio mese dai familiari da Tel Aviv. Nella contesa era confluita, tra l’altro, anche la scelta della scuola elementare dove iscrivere Eitan. Alle Canossiane di Pavia lo attendevano oggi. Ma i familiari “israeliani” volevano che il piccolo a scuola ci andasse a Tel Aviv.

224232894 e42b4320 564d 4b3c 842e dec1bb5f6eb1 - I giocattoli, i complici e il jet da Lugano: ecco il piano del nonno per rapire Eitan

Il blitz di sabato

Ecco dunque il blitz di sabato. “Doveva rientrare alle 18.30 – dice ancora Aya, medico del Sert in servizio al carcere di Vigevano – Non è più tornato”. In grande ritardo arriva un sms definitivo del nonno: “Il bambino è tornato a casa”. È questa la “linea” israeliana. Nella casa di Trovacò Siccomario ieri mattina le due cuginette italiane di Eitan hanno chiesto dove fosse il bambino. Dice Aya Biran: “I tre cugini sono cresciuti insieme. Eitan è un cittadino Italiano, non solo israeliano. È arrivato in Italia all’età di un mese e 18 giorni circa, ha vissuto tutto la sua vita in Italia, a Pavia, passando come tanti bambini le vacanze in Israele con la famiglia materna. Alle mie figlie ho detto la verità su quello che è successo. E ho giurato loro che ci impegneremo per farlo tornare qui”.
Il destino beffardo di un bambino: rimasto senza genitori e tirato da una parte all’altra. Protagonista, suo malgrado, di un giallo che corre sull’asse Pavia-Tel Aviv. Come se non bastasse l’orrore già attraversato. Il mondo che gli è crollato addosso nel finestrino della cabina di una funivia.
 

Fonte: Repubblica

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