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235413813 4b0a0f14 c8fd 4e56 beaa 39354f37f1f6 - I medici anti-virus: ora corriamo

L’odontoiatra

“Finalmente anche noi
possiamo dare un aiuto”

Valerio Fancelli, 43 anni, odontoiatra a Firenze e a Scandicci, racconta: “La nostra associazione ci ha avvertito che siamo stati inseriti nel piano vaccinale, in questo modo si colma una lacuna. Non eravamo stati previsti nelle categorie da vaccinare, mentre c’erano medici, farmacisti, volontari della Croce Rossa. Ora siamo rientrati, e successivamente inclusi come vaccinatori. Un vaccinatore non vaccinato, ecco, sarebbe stato piuttosto pericoloso”. Il dentista Fancelli dice che la categoria è mossa all’impegno dal senso civico, “lo stesso che ci aveva portato a chiudere gli studi con la prima emergenza del 2020”. Anche per questa categoria, l’intervento sarà su base volontaria e all’interno di strutture pubbliche già testate: “Nei nostri studi non riusciremmo a ricavare un’area paziente per i quindici minuti di attesa dopo il vaccino”.

Il dotttor Fancelli non teme l’impegno nuovo: “Vaccinare un paziente è molto al di sotto, come stress professionale, rispetto a quello che affrontiamo tutti i giorni”, dice. Si allestiranno, comunque, corsi di formazione e per i dentisti si prevede una copertura assicurativa: “Le nostre associazioni vogliono liberarci da qualsiasi timore penale, di certo non andremo allo sbaraglio e faremo tutte le indagini cliniche preventive prima di iniettare la dose anti-Covid su un paziente”.

 

Il pediatra

“Pronto a farli nel mio studio
ma ci diano i vaccini adatti”

Pediatra a Genova, Michele Fiore, 55 anni, originario di Napoli, si è messo a disposizione per vaccinare gli adulti. Lo farà nel tempo extra, con turni da volontario: “Non voglio chiudere lo studio, mi diverto ancora con il mestiere e molti adolescenti hanno sempre bisogno delle mie prestazioni”. Il dottor Fiore, studio alla Foce, una passione per la divulgazione scientifica, spiega: “Come pediatri rientriamo nella campagna prevista dal nuovo governo. Dopo i medici di Medicina generale, siamo a disposizione per vaccinare adulti”. È convinto che darà il suo contributo già nelle prossime settimane e lo farà nei grandi spazi messi a disposizione dall’Azienda sanitaria locale. “Se ci dessero vaccini adatti, li inoculerei nel mio studio, dove da una vita somministro l’antinfluenzale. Lo Pfizer, però, richiede temperature di conservazione che noi privati non possiamo garantire”.

Il pediatra Fiore è convinto che, a un certo punto, inizierà anche la vaccinazione degli under 16, oggi non prevista dal piano vaccinale italiano. “Ci sono trial in corso, negli Stati Uniti stanno lavorando per inglobare pazienti fino ai 10 anni”. E ha pronta una proposta, a nome dei colleghi: “Possiamo valutare con cognizione di causa, insieme ai genitori, le categorie fragili dei nostri pazienti”.

Il medico di famiglia

“Ai pazienti preoccupati dico
più rischioso andare in treno”

Massimo Magi, 65 anni, neurologo, una carriera in ospedale e all’università, si definisce “un medico di campagna”. Lavora a Castelfidardo, pochi chilometri da Ancona, dove parte la campagna vaccinale per anziani e docenti affidata anche ai medici di famiglia. “Oggi andiamo a prendere i vaccini. Avremo una piccola quantità: una fiala a testa, quindi fino a dodici dosi. Partiamo dagli anziani con più di 80 anni, poi vedremo se fare la categoria 70-79 e chi lavora nel mondo della scuola”, continua Magi, che è segretario regionale della Fimmg (l’Associazione dei medici di medicina generale). E di domande, soprattutto su AstraZeneca, ne riceve parecchie: “I miei pazienti sono preoccupati, ma cerco di dare informazioni che il mondo scientifico propone come accreditate. Se su 15 milioni di dosi somministrate ci sono state 200 reazioni avverse, è più pericoloso andare in treno”. Ma di domande se ne fa anche lui. A partire dal timore di ripercussioni legali in caso di problemi. “Più che un timore è essere realisti. In Sicilia hanno incriminato un vaccinatore per omicidio colposo. L’Ordine dei medici, la Fimmg e l’Anaao hanno sollevato il problema per creare uno scudo legale. Il problema della responsabilità è centrale. In piena emergenza, dobbiamo essere tutelati nel nostro lavoro”.

Il volontario

“Niente pensione, io in campo
perché si deve fare presto”

Altro che pensione. Giorgio Maria Verdecchia, 72 anni, era primario di chirurgia oncologica a Forlì. Oggi fa il vaccinatore volontario. “Faccio parte di un pool di medici che vaccinano nel Forlivese. Siamo in diciotto, più tre infermieri. Tutto è cominciato perché sono presidente di un’associazione di operatori sanitari in pensione che si chiama Salute e solidarietà”. Che l’anno scorso, fra le mille attività contro il Covid, faceva campagne di screening e prevenzione per le persone senza fissa dimora o procurava la stoffa alle detenute in carcere per fare le mascherine. Poi sono arrivati i vaccini. “Vacciniamo le persone inviate dall’Ausl: anziani, poliziotti, professori. Andiamo nelle fiere e nei teatri – continua Verdecchia -. Sì, anch’io mi sono vaccinato e dopo che ho fatto la prima dose ho subito iniziato a somministrare”. Ora vuole che sui vaccini si vada “veloci come il vento”: Un aspetto interessante del medico vaccinatore è che “ti porta a parlare con le persone, che sono entusiaste, hanno desiderio di fare il vaccino, soprattutto gli anziani. Un lato umano bello da vedere. Bisogna andare veloci perché la pandemia colpisce anche persone che hanno problemi economici e sociali: questo argomento va affrontato di più. A volte si parla troppo. Io avrei qualche critica da fare ai miei illustri colleghi in televisione…”.

Fonte: Repubblica

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