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NEW YORK – “Mio marito sta peggio, non mi riconosce più. È Alzheimer? A chi rivolgermi?” John Feal, 55 anni, riceve messaggi così ogni giorno. Ex operaio edile, si ferì malamente a Ground Zero dove era corso dopo il crollo delle Torri Gemelle. Da allora si batte per il riconoscimento dei sussidi ai “first responder”, i soccorritori che lavorando sulle macerie tossiche del World Trade Center si sono ammalati. Ha fondato la FealGood Foundation per occuparsi di loro: ed è a lui che si rivolgono compagni infermi e i loro parenti quando hanno bisogno di aiuto. Nel 2011, aiutato dal conduttore tv Jon Stewart, ha d’altronde ottenuto il varo di una legge federale che fornisce assistenza sanitaria e risarcimenti a soccorritori e sopravvissuti che hanno sviluppato tumori o soffrono di cuore, asma, depressione. Una vittoria talmente storica da spingere il 9/11 Memorial Museum ad acquisire nella sua collezione la giacca da lui indossata quando una lastra di metallo venne giù dalle macerie spappolandogli un piede.

“Era il 17 settembre e allora i risarcimenti erano solo per chi si era ferito nelle prime 96 ore. Ero in ritardo di un giorno e mi sembrò un’ingiustizia. Me lo chiedo sempre: se fossi rientrato nel primo gruppo avrei preso i soldi e dimenticato i compagni? Da allora non ho più smesso di lottare”, racconta indignato a Repubblica. “Ci chiamano gli eroi dell’11 settembre. Ma la politica ha sempre cercato di ignorarci. Tanti fra noi sono ancora senza assistenza e compensi. E più tempo passa più vengono fuori nuovi mali. L’ultimo lo ha individuato uno studio dello Stony Brook Hospital 5 anni fa quando hanno riscontrato declino cognitivo nel 14 per cento dei 818 “first responder” in cura lì. Di queste, l’1,2 per cento ha l’Alzheimer conclamato. Ma per loro niente soldi”.

Come da ormai 10 anni, anche ieri ha organizzato la sua cerimonia alternativa al 9/11, a Long Island dove vive. Qui, su una pietra di granito, sono incisi i nomi di 1.800 persone: i morti negli anni successivi all’11 settembre. Triste lista cui quest’anno ha aggiunto 293 caduti recenti. In realtà, secondo il World Trade Center Health Program, sono molti di più: le malattie contratte a Ground Zero hanno già ucciso 3.496 persone. Numero di gran lunga superiore alle 2.977 vittime degli attacchi del 2001. “Siamo di meno ogni anno”, sospira Feal. “Vedo i compagni deperire fisicamente e mentalmente. Qualcuno non ricorda nemmeno di essere stato a Ground Zero”.

E pensare che il 18 settembre 2001, una settimana dopo gli attacchi, quando migliaia di soccorritori ancora scavavano fra le macerie, Christine Todd Whitman, la repubblicana allora capo della governativa agenzia per l’Ambiente, rassicurò: l’aria di Lower Manhattan era respirabile. Falso: era pregna di minuscole particelle di fibra di vetro e sostanze chimiche come amianto, diossine e policlorobifenili. E infatti fin da subito i soccorritori svilupparono la “tosse del World Trade Center”, come la chiamarono i medici. Combinazione di congestione nasale, respiro affannoso e reflusso acido. Negli anni mali cronici ben più gravi hanno tormentato i soccorritori, compresa una lunga lista di tumori. Studi condotti nel tempo, mostrano ad esempio che i vigili del fuoco svilupparono una predisposizione a un raro tumore del sangue diffuso tra i veterani del Vietnam esposti all’agente arancio. L’Alzheimer è solo l’ultima patologia riscontrata. Se n’è accorto per primo Sean Clouston, medico di Stony Brook University, nel 2016: “Uomini di 50 anni hanno anomalie nel sangue e nelle proteine del cervello simili a quelle delle malattie nurodegenerative: è come se avessero 80 anni”, racconta al Washington Post. John Feal oggi si batte per loro. La legge che ha contribuito a far approvare ha già distribuito 8,7 miliardi di dollari a 40mila persone e il numero di malattie considerate è aumentato col tempo. Ma i disturbi cognitivi non sono riconosciuti. “Vogliono essere certi che l’Alzheimer è collegato alle polveri dell’11 settembre. Serve più ricerca. Ma molti miei compagni non hanno più tempo”.

Fonte: Repubblica

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