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La nuova frontiera dello spazio – quella evocata nella sigla iniziale di ogni puntata della serie di culto Star Trek – è il volo che nella mattinata americana (le 8.30 in Texas, le 4.30 del pomeriggio italiano) coniugherà realtà e finzione trasportando nello spazio l’attore William Shatner. Proprio il capitano James Tiberius Kirk della celebre saga tv, che a 90 anni compiuti finalmente viaggerà fra le stelle: dopo aver solo finto di attraversare l’iperspazio per almeno 79 puntate di quel serial che a partire dal 1966 rivoluzionò la televisione, fra i primi ad avere attori di etnie diverse, e l’immaginario pop degli americani.

Shatner parteciperà infatti al volo suborbitale della missione Ns-18 a bordo della navetta New Shepard di Blue Origin, la compagnia spaziale fondata dall’uomo più ricco del mondo Jeff Bezos: 57 anni e un patrimonio davvero fantascientifico (213 miliardi di dollari), già fondatore di quell’Amazon di cui ha recentemente abbandonato la guida. Il tycoon il 20 luglio, nel giorno dell’anniversario dello storico allunaggio dell’Apollo 11, ha spalancato le porte al turismo saziale con un “viaggio” di pochi minuti da lui compiuto in compagnia del fratello e altri due compagni. 

Il sogno dei paperoni di colonizzare Luna e Marte 

Dopo aver passato gran parte della sua carriera ad esplorare per finta i più remoti meandri dello spazio a bordo della mitica Enterprise, “alla scoperta di strani, nuovi mondi, per giungere là dove nessun uomo è mai stato finora”, ora Shatner/Kirk nello Spazio ci approda davvero. L’esperienza durerà meno di 10 minuti. Il viaggio di oggi sarà forse sarà un piccolo passo per l’uomo, ma di sicuro avrà grande impatto sull’immaginario dell’umanità. Sì, perché portare un’icona pop come lui oltre l’immaginaria linea di Kàrman – a 100 chilometri di altezza dalla terra – in un certo senso rappresenta una vera “collisione di mondi” come l’ha definita il capo della sezione innovazioni dell’ Associated Press Ted Anthony in un suo lungo articolo a riguardo.

Il sogno dell’esplorazione spaziale alla portata di tutti, teorizzata da tanti film e fumetti, compie infatti una sorta di corto circuito con la concretissima e attuale fame di conquista commerciale e capitalistica dello spazio, oggi teorizzata da numerosi Paperoni stregati dalla prospettiva di creare colonie sulla Luna e su Marte (Bezos, certo, ma anche il patron di Virgin Richard Branson e quello di Tesla e Space X Elon Musk). “Il rischio e la ricerca sono il nostro mestiere”, teorizzava proprio il capitano Kirk spiegando ai suoi sottoposti l’essenza della missione. “Ecco cosa rappresenta questa nave stellare. Ecco perché siamo a bordo”.  

204202129 1d2c7019 610f 4168 b090 3a426d05d8d6 - Il capitano Kirk vola nello spazio: così la fiction incontra la realtà
Una scena della serie tv Star Trek 

Russi e americani in corsa per portare il cinema nello Spazio 

Peccato che il viaggio simbolicamente reale di Shatner oltre il confine di quello che convenzionalmente chiamiamo spazio difficilmente rilancerà, insieme al razzo, tutti quei valori che nel tempo la saga tv è stata capace di trasmettere ai suoi seguaci (così fanatici da organizzare ormai raduni annuali e chiamarsi fra loro “trekkie”). L’idea che gli esseri umani non devono farsi la guerra. L’aberrazione di ogni avidità. E pure il rispetto delle culture “altre” come principio base dell’esistenza. Quel sogno di un mondo migliore da costruire attraverso le esplorazioni spaziali resterà certamente a terra. Lo dimostra l’inchiesta appena pubblicata dal Washington Post (giornale che pure appartiene allo stesso Jeff Bezos ma che mostra così la sua indipendenza) dove si svela la “cultura tossica” interna a Blue Origin. Un’azienda dove imperano competizione, molestie sessuali, autoritarismo e umiliazioni così pesanti da aver gravemente compromesso il processo di produzione delle navette spaziali mettendo a rischio il sogno del patron, che pur informato non era mai intervenuto.  

D’altronde, già molti – il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres in testa – da tempo criticano la conquista dello spazio da parte di privati, le cui motivazioni restano ambigue. Certo, la cultura pop fantascientifica ha influenzato profondamente Bezos. Così patito di Star Trek da aver fatto persino un cameo apparendo nei panni di un ufficiale della Flotta Stellare aliena nel film del 2016 “Star Trek Beyond”. Anche lì un corto circuito dove la finzione pesca nella realtà. 

Non è l’unico esempio. Per riprodurre una finzione sullo schermo, ormai il cinema irrompe pure nello spazio (con la s minuscola) della stazione Spaziale – con la maiuscola – Internazionale, trasformandola in set cinematografico. Una troupe russa in queste ore sta infatti girando un film con Yulia Peresild protagonista dove si racconta la storia inverosimile di una chirurga costretta ad operare un astronauta in condizioni di microgravità. E presto arriveranno pure gli americani: portando con loro addirittura Tom Cruise, pronto ad affrontare un’ennesima “missione impossibile” ai “confini della realtà”. La nuova frontiera dello spazio: fra film di fantascienza da girare nel tempio della ricerca fra le stelle e turisti mordi e fuggi finirà per somigliare sempre più a un grande centro commerciale

Fonte: Repubblica

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