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Alla fine il leader dei talebani Haibatullah Akhundzada ha prevaricato su Serajuddin Haqqani grazie probabilmente alla decisione di servizi segreti pachistani Isi di schierarsi dalla sua parte. Serajuddin ne esce sconfitto, anche se non umiliato. Una coalizione con altri gruppi non viene esclusa e si continua a negoziare.

Il tentativo di Serajuddin Haqqani di sfruttare la crisi in corso e di conquistare quanto più potere possibile non ha avuto successo. Per ora. Le decisioni della leadership, prese a Kandahar oltre una settimana fa, alla fine sono state messe in atto. Serajuddin ottiene gli Interni, un ministero importante in linea di principio, ma non come nel recente passato, visto che al momento non c’è nemmeno una forza di polizia in Afghanistan. Bisognerà vedere in futuro di quali risorse disporrà in termini di finanze e risorse umane.

Serajuddin è riuscito ad impedire al Mullah Baradar di diventare primo ministro, posto che è invece andato a un esponente della vecchia guardia: il Mullah Hassan Akhund, che fu anche primo ministro degli Anni ’90. Hassan è rispettato, ma attualmente non ha una significativa base di potere personale e non è stato granché coinvolto nelle diatribe interne del recente passato. È un primo ministro accettabile a tutti in quanto non sembra rappresentare una minaccia per nessuno. Questa vittoria di Serajuddin è però grandemente sminuita dal fatto che Baradar è stato nominato vice: data la sua statura, è difficile pensare che non finisca con l’avere una considerabile influenza su Hassan.

Serajuddin ottiene anche altri tre ministri per il suo network, sebbene tutti junior (Rifugiati, Istruzione universitaria, Telecomunicazioni). Uno dei suoi alleati nel Sud-Est, Latif Mansur, ne ottiene un altro (Acqua ed Energia). In totale, un po’ più di un quarto del gabinetto. Aveva chiesto la metà dei dicasteri, ma in ultima analisi gli Haqqani sono sovrarappresentati rispetto al loro peso numerico all’interno dei talebani. Sono anche l’unica componente ad essere rappresentata in forze, oltre alla leadership meridionale che fa la parte del leone.

Sembra chiaro che l’intervento del capo dell’Isi Faiz Hameed come mediatore si è risolto a svantaggio degli Haqqani, ma solo perché le richieste di Serajuddin erano così esose. Su Serajuddin e su suo zio Khalil, vale la pena ricordarlo, pende l’inclusione nella lista americana per attività terroristiche.

I talebani tagiki del Nordest, tra i cui ranghi sembrava serpeggiare lo scontento per la mancanza di rappresentanza a livello centrale, ottengono un unico posto di rilievo: la nomina del loro esponente di maggior prestigio, Qari Fasihuddin, a capo di Stato maggiore. Si tratta della seconda posizione più importante nell’apparato militare, dopo quella del ministro della difesa, che va a mullah Yaqub, già capo della commissione militare e figlio del mullah Omar.

Vista la crisi nel Panshir e le dimostrazioni di tagiki nelle città, non si poteva fare a meno di nominare una personalità chiave come Fasihuddin. In totale ci sono solo due tagiki e un uzbeco tra le 33 nomine effettuate e nessun Hazara. I talebani dicono che alcune altre posizioni rimangono da riempire e il carattere inclusivo del loro governo sarà tutelato da quelle nomine.

Qari Fasihuddin ha anche la particolarità di essere l’unica personalità talebana vicina all’Iran a ottenere una posizione di potere. Due settimane fa si dava per certo che almeno Ibrahim Sadar, vice della commissione militare e partner di lungo corso dei Guardiani della Rivoluzione, sarebbe stato nominato ministro. Si tratta di un ulteriore segnale di deterioramento dei rapporti tra Iran e talebani, dopo le dichiarazioni rilasciate dal presidente Raisy e da funzionari del ministro degli Esteri.

Molti studenti coranici sospettano la longa manus di Teheran nelle proteste in diverse città. Gli iraniani volevano un governo di coalizione che includesse tra i loro alleati tagiki e Hazara e ora si trovano con ben poco in mano. Vero è che si tratta di un governo provvisorio e che i negoziati per un governo di coalizione, rassicurano i talebani, continueranno. Si potrebbe leggere la quasi completa assenza di protetti dell’Iran come un segnale a Teheran di moderare i toni della polemica: i talibani possono anche farne a meno se necessario.

Fonti all’interno dell’opposizione d’altra parte ancora oggi riportavano che i Guardiani della Rivoluzione continuassero a insistere con varie fazioni dell’opposizione di mantenere la calma e respingessero per ora l’opzione di un sollevamento violento. Questo vale soprattutto per i vari gruppi Hazara, tra i quali serpeggia molto nervosismo. Almeno fino all’annuncio del nuovo governo, pertanto, gli iraniani puntavano a evitare una rottura e a insistere su un governo di coalizione. Si tratta di vedere quanta pazienza avranno.

Gli altri perdenti sono i talebani dell’Est che non ottengono nessuna posizione significativa. Non è una sorpresa, divisi come sono tra una miriade di piccoli fronti. I portavoce dei talebani hanno anche confermato che ci sarà un Consiglio supremo sovrapposto al governo e guidato dal leader, Haibatullah Akhundzada. I membri del Consiglio supremo non sono stati ancora identificati.

Ora i talebani hanno un governo che possono chiedere agli Stati esteri di riconoscere. È improbabile che saranno in molti ad affrettarsi a farlo. Lo scopo principale è di permettere ai talebani di affrontare le emergenze del giorno. La questione “governo” non è ancora chiusa.

Antonio Giustozzi è visiting professor al King’s college di Londra

Fonte: Repubblica

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