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222812800 b8652f15 a425 4677 aa96 fdde458da969 - Il "mea culpa" di Praga: le donne Rom sterilizzate verranno risarcite

BERLINO – La Repubblica céca volta infine una delle pagine più nere della sua Storia: la sterilizazione forzata di moltissime donne Rom che fu varata dalla dittatura comunista nel 1966 con malcelati motivi razzisti, ma poi per “dimenticanza” fu continuata dalla democrazia fino al 2012.

Il presidente della Repubblica Milos Zeman ha finalmente firmato il decreto e ognuna delle vittime riceverà almeno 10mila euro. Una grossa somma da quelle parti, ma che certo non cancella il tragico dolore di non essere state più madri.

Sotto il comunismo la pratica era diretta: le donne Rom incinte, non di rado incapaci di leggere bene questionari in ceco o slovacco, erano indotte con persuasione o minacce di uso della forza a firmare l’autorizzazione speciale a interventi in caso di parto cesareo o gravidanza difficile. Molte di loro furono poi semplicemente sterilizzate, senza neanche ricevere l’informazione che lo Stato aveva amputato loro il diritto naturale a essere mamme.

Il progetto cessò dopo la pacifica Rivoluzione di velluto, ma le autorità sanitarie continuarono per colpevole inerzia a cercare ogni via di sterilizzare le donne Rom.

Tutto continuò, nel dimenticatoio e per abitudine e prassi, fino al 2012, quando il problema del razzismo contro i Rom e delle discriminazioni e atrocità commesse contro le donne fu portato alla luce da Amnesty international e altre ong.

Aveva cominciato a muovere le acque il primo ombudsman ceco già nei primi anni del nuovo millennio. Nel 2008 aveva raccolto migliaia di denunce ed era giunto alla conclusione che una cessazione della pratica e ampi risarcimenti e scuse erano necessarie.

Alla fine il Parlamento ha aperto gli occhi e si è deciso. E la ferita è stata sanata, ma solo in parte. Non può cancellare per nessuna una vita da mamma mancata.

Secondo Gwendolyn Albert, una delle iniziatrici della lotta per il risarcimento alle donne mutilate dallo Stato, citata dal Guardian e da Radio Praga, “questo significa, anche se non basta, che il torto e l’ingiustizia subite da quelle povere donne sterilizzate a forza e spesso a loro insaputa viene almeno compensato”.

Adesso il ministero della Sanità ceco provvederà a pagare. Comincerà con le vittime più anziane ancora vive, le donne sterilizzate sotto il comunismo.

Poi toccherà a tutte le altre, ma alle sterilizzate dopo il 1989 verrà richieste di addurre più prove e rispondere a più domande. Il capitolo del “genocidio” del bimbi Rom cechi e slovacchi dunque non è dunque ancora concluso.

Secondo Elene Gorolova, dirigente della principale ong rappresentante le vittime delle sterilizzazioni forzate, “è una grande vittoria per cui ci siamo battute per anni che sembravano una lotta vana contro un muro di gomma. Io fui sterilizzata a 21 anni, moltre altre vittime sono ormai anziane, altre sono morte, sono felice che chi di noi martiri è ancora in vita veda infine, anche se troppo tardi, la luce alla fine del tunnel”.

Ma Barbora Cernusakova di Amnesty international avverte contro il pericolo che la tardiva compensazione contro le povere mamme negate sterilizzate a forza e in segreto, chiuda il dibattito sul razzismo contro i Rom, vittime ancora oggi ogni giorno di discriminazioni nell’accesso al lavoro, nell’assegnazione di case popolari, nella pratica tuttora frequente di relegare i loro bimbi e giovani in modo quasi da apartheid in scuole speciali con programmi più limitati e ridotti al minimo che alla fine offrono un curriculum di nessun valore per l’avvio della vita professionale. “Spero anche – ha detto – che la decisione ceca inviti a muoversi paesi come la Slovacchia che non hanno ancora adottato decisioni riparatorie”.

Fonte: Repubblica

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