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Pechino – Per terra, per mare e per cielo. E su, fino allo Spazio. Xi Jinping vuole fare della sua Cina una superpotenza anche tra le stelle. Il nuovo “balzo in avanti” per competere e, chissà, superare l’America è già partito: con piani faraonici che avanzano spediti. E allora dopo il lancio in orbita di Beidou – il sistema di satelliti che dovrà gareggiare proprio con i Gps a stelle e strisce – e dopo le missioni sulla Luna e su Marte, inizia a prendere sempre più forma Tiangong, “il Palazzo Celeste”: la Stazione spaziale che Pechino si sta costruendo, da sola, pezzo dopo pezzo.

“Trascorrete tre mesi nello Spazio e mentre sarete lì il vostro lavoro e le vostre vite saranno nel cuore di tutti i cinesi”. Così il presidente salutò il maggior generale Liu Boming, il colonnello Tang Hongbo e il comandante della missione, Niue Haisheng, pilota decorato dell’Aeronautica: i tre “taikonauti” partiti il 17 giugno da Jiuquan, nel deserto del Gobi, dopo 6mila ore di addestramento, a bordo della navicella Shenzhou 12. “La creazione della nostra Stazione spaziale è una pietra miliare importante e un contributo significativo al benessere dell’umanità e ad un uso pacifico dello Spazio”.

I 90 giorni sono passati, i tre sono tornati sulla Terra da eroi e una nuova missione è pronta. Sabato, il 16 ottobre, si riparte. In tempo, come da calendario serratissimo, per finire i lavori entro il prossimo anno. Una missione più lunga della precedente – sei mesi – e tra i tre prescelti ci sarà anche una donna, Wang Yaping, la seconda ad andare nello Spazio: un ritorno, in realtà, visto che aveva già partecipato a una missione nel 2013.

Il primo mattoncino (si fa per dire, visto che pesa 22 tonnellate) ad essere sparato in orbita, lo scorso 29 aprile, è stato Tianhe (“Armonia dei Cieli”), il cuore della nuova Stazione: il modulo centrale che nel 2022 verrà raggiunto dagli altri due, le capsule-laboratorio Wentian (“Alla ricerca del Paradiso”) e Mengtian (“Sognando il Paradiso”) – quanta poesia – dove gli astronauti condurranno ricerche su microgravità e scienza dei materiali. A completare questa enorme T da 50 tonnellate ci sono poi Tianzhou e Shenzhou, le due navicelle per rifornire la Stazione di mezzi e uomini. Infine, toccherà a Xuntian (“Navigatore celeste”), un nuovo, potentissimo, telescopio.

Tiangong sarà più piccola della Iss, la Stazione spaziale internazionale, di circa un sesto: più simile all’ex sovietica Mir. Navigherà nell’orbita bassa della Terra, tra i 340 e i 450 chilometri. E nelle intenzioni del governo sarà aperta anche ad astronauti non cinesi. Costo: assolutamente top secret.

Dopo il rover su Marte per esplorare la superficie del Pianeta rosso e dopo la sonda che lo scorso anno ha riportato dopo 44 anni i primi campioni dalla Luna, la missione è solamente l’ultima tappa dei piani del Dragone per puntare sempre di più alla conquista dello Spazio. Le ambizioni del gigante asiatico vanno rintracciate negli anni ’50 e precisamente nel ’57: l’anno in cui i sovietici lanciano Sputnik. Mao non vuole essere da meno e con l’aiuto proprio dei sovietici tredici anni dopo lancia il primo satellite cinese: Dongfanghong-1. Ma è solo all’inizio degli anni ’90 che un vero e proprio programma spaziale viene messo in piedi. Nel 2003 sarà la volta del primo cinese nello spazio, Yang Liwei.

La spesa per la ricerca e lo sviluppo negli ultimi anni è stata enorme: 22,6 milioni di dollari nel 2000, cresciuti, appena quattro anni dopo, a 433,4. Nel 2018 si arriva a 5,8 miliardi. Xi è stato il principale artefice di questa espansione. “La Cina deve diventare una potenza spaziale”, ripete spesso. Per portare la Cnsa a competere con la Nasa.

Esclusa dalla Stazione spaziale internazionale (dove collaborano russi, americani, canadesi, europei e giapponesi), la Cina si sta dunque costruendo pezzo dopo pezzo il suo “Palazzo celeste”. La Iss cesserà le proprie attività nel 2024: a quel punto i cinesi dovrebbero essere gli unici ad abitare l’orbita terrestre.

Fonte: Repubblica

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