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È stato direttamente il primo ministro ungherese Viktor Orbán a rilanciare per primo su Facebook la foto che immortala il momento della stretta di mano fra lui e Papa Francesco. Questa mattina il premier ha incontrato il Pontefice assieme al presidente della Repubblica János Áder. Secondo quando riporta la Santa Sede il clima dell’incontro è stato cordiale. I due hanno parlato del ruolo della Chiesa nel Paese, dell’impegno per la salvaguardia dell’ambiente, della difesa e della promozione della famiglia. Mentre Orbán ha chiesto a Francesco “di non far perire il cristianesimo in Ungheria”.

L’incontro, al quale hanno preso parte anche il segretario di Stato Pietro Parolin e il segretario per i Rapporti con gli Stati, Paul Gallagher, ha avuto luogo nella Sala Romanica del Museo delle Belle Arti di Budapest ed è durato circa quaranta minuti. È la zona artisticamente più ricca del Museo. Divisa da alti pilastri, richiama una basilica romanica.

Francesco è atterrato a Budapest verso le 7.45. È il primo volo internazionale dopo il ricovero al Gemelli dello scorso luglio. Un volo a cui ne seguiranno altri: “Riprendono i viaggi, è una cosa molto importante”, ha detto il Papa ai giornalisti presenti. E ancora: “Questo volo ha un po’ il gusto del congedo“, ha continuato ricordando il Maestro delle cerimonie, monsignor Guido Marini, che lascia per diventare vescovo di Tortona, e insieme ricordando che si tratta dell’ultimo volo papale con Alitalia.

101831802 b79a4c8f 977f 4962 b28e 9e1903cbdc8e - Il Papa a Budapest ha incontrato Orban: minaccia antisemitismo serpeggia in Europa
L’incontro di papa Francesco con Viktor Orban e Janos Ader (afp)

Quindi l’incontro con i rappresentanti del Consiglio ecumenico delle Chiese e alcune comunità ebraiche dell’Ungheria. Nel pomeriggio, alle 15.30, l’arrivo a Bratislava, accolto in aeroporto dalla Presidente della Repubblica Zuzana Caputová e alle 16.30, in Nunziatura, l’incontro ecumenico prima e, in privato, con i gesuiti.

Per il Papa si tratta di un viaggio prettamente spirituale. Il Vaticano non vuole che l’incontro con Orbán sia strumentalizzato politicamente. Eppure le attese in questo senso sono tante. Dopo la presa di potere dei talebani in Afghankstan, Orbán aveva detto di voler “proteggere l’Ungheria dalla crisi dei migranti”. Parole distanti dal magistero di Francesco che nel 2013 iniziò il pontificato con un viaggio a Lampedusa, cuore del Mediterraneo sofferente.

Parlando davanti al Consiglio ecumenico delle Chiese e ad alcune Comunità ebraiche dell’Ungheria, Francesco ha ricordato “la minaccia dell’antisemitismo, che ancora serpeggia in Europa e altrove”. “È una miccia che va spenta”, ha detto. E ancora: “Ogni volta che c’è stata la tentazione di assorbire l’altro non si è costruito, ma si è distrutto; così pure quando si è voluto ghettizzarlo, anziché integrarlo. Quante volte nella storia è accaduto! Dobbiamo vigilare e pregare perché non accada più. E impegnarci a promuovere insieme una educazione alla fraternità, così che i rigurgiti di odio che vogliono distruggerla non prevalgano”.

Fonte: Repubblica

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