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CITTA’ DEL VATICANO – Un veloce saluto formale, con il premier sovranista mischiato fra le altre autorità. È confermato per quest’oggi l’incontro a Budapest del Papa con Viktor Orbán all’interno del Museo delle Belle Arti. Nelle poche ore di permanenza in Ungheria prima della partenza in serata per la Slovacchia dove Francesco vi rimarrà fino a mercoledì, i due si saluteranno brevemente. Nei trenta minuti di incontro sono previsti i saluti anche con il presidente della Repubblica Janos Ader ed altre autorità. Francesco tiene molto a rimarcare il motivo che lo ha spinto a Budapest: la partecipazione alla messa conclusiva del Congresso eucaristico internazionale, prima delle tappe slovacche di Bratislava, Kosice, Presov e Sastin.

I saluti al premier sovranista sono stati in bilico fino a poche settimane fa. In un’intervista a radio Cope è stato lo stesso Pontefice a dire di non sapere se l’incontro ci sarebbe stato. Poi la volontà del dialogo ha avuto la meglio, anche con uno fra i sovranisti più accesi in Europa, contrario all’accoglienza degli immigrati e su posizioni sulla carta lontane dal Vangelo, fautore della chiusura delle frontiere così come di una limitazione delle libertà individuali e di espressione, nonché di posizioni apertamente critiche verso la democrazia liberale. In ogni caso l’incontro ha un forte significato simbolico: ad atterrare a Budapest è il successore di Pietro che ha iniziato il suo ministero a Lempedusa, nel cuore del Mediterraneo che soffre. È il Papa che all’Europa ha chiesto più volte di essere capace di manifestarsi cristiana non soltanto a parole «ma soprattutto con i fatti», e quindi con atti «di misericordia e di accoglienza» reali. Con le migliaia di profughi alle porte di molti Paesi, dall’Afghanistan e non solo, il segno che Francesco vuole lasciare risulta più che mai evidente a tutti.

Francesco sa di essere l’autorità religiosa più ascoltata. Alle diverse fedi chiede di essere richiamo di una umanità nuova, capace di accogliere, di abbattere muri, di farsi prossima agli ultimi e agli indifesi. È questo il messaggio che spinge proprio in questi giorni diversi leader religiosi a trovarsi assieme a Bologna al G20 Interfaith Forum. L’evento (da oggi a martedì) si apre con la prima memoria comune degli oranti uccisi nei luoghi di culto: negli ultimi quarant’anni tremila delitti e migliaia di vittime. Il tema guida della tre giorni è “Time to Heal”, il tempo della guarigione. L’organizzazione è a cura della Fscire, la Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII, presieduta da Alessandro Pajno e guidata operativamente dal professor Alberto Melloni. Gli ospiti giungeranno da ogni angolo del pianeta, a partire dal premier italiano Mario Draghi. Saranno presenti fra gli altri il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, il Presidente del Congresso Ebraico Mondiale, Ronald S. Lauder.
 

Fonte: Repubblica

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