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CITTA’ DEL VATICANO – “O siamo fratelli o ci distruggiamo a vicenda”. La tela di Papa Francesco verso l’Islam passa oggi da Abu Dhabi. Due anni dopo la firma del documento sulla fraternità degli esseri umani (2019), il Papa ritorna virtualmente nella capitale degli Emirati Arabi Uniti per ribadire che la strada della pace nel mondo passa dal riconoscersi “fratelli” e non “nemici”. “Fratellanza vuol dire fermezza nelle proprie convinzioni”, perché “non c’è vera fratellanza se si negoziano le proprie convinzioni”.

A poche settimane dal viaggio in Iraq (5-8 marzo) dove è probabile l’incontro con il più importante leader sciita del Paese, l’ayatollah Ali Al Sistani, Francesco torna a parlare, in collegamento da Roma, davanti al grande imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, presente ad Abu Dhabi insieme allo sceicco Mohammed Bin Zayed e al segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres in occasione della Giornata internazionale della Fratellanza umana. Anche questa volta il Papa non si sofferma sulle differenze fra le religioni e sulle loro divisioni, ma ricorda al contrario che sono proprio le stesse religioni a essere il motore della pace. “Il mondo, infatti – come disse a Cracovia nel 2016 – è in guerra ma non di religione”. E in questo senso, quindi, la Chiesa non fa sua la visione di un Islam in guerra contro l’Occidente cristiano. Questa visione, già rifiutata da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, è esclusa anche da Bergoglio che, nei rapporti interreligiosi, alle dispute teologiche preferisce anteporre la ricerca di rapporti di amicizia personali.

La giornata è istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e coincide con la ricorrenza dell’incontro di Abu Dhabi del febbraio 2019, quando il Papa e Al-Tayyeb firmarono il Documento sulla Fratellanza Umana. Come nel 2019 Francesco torna sulla necessità di “affermare la fratellanza”. Ringrazia il “compagno di sfide e di rischi nella lotta per la fratellanza”, Al-Tayyeb, per la sua “testimonianza coraggiosa”, ed anche lo Sceicco Mohammed bin Zayed “per tutti gli sforzi che ha compiuto perché si potesse procedere in questo cammino”. Dice: “Ha creduto nel progetto. Ci ha creduto. E penso che sia giusto anche ringraziare – mi consenta, Signor Giudice, la parola – l‘enfant terrible di tutto questo progetto, il giudice Abdel Salam, amico, lavoratore, pieno d’idee, che ci ha aiutato ad andare avanti”.

Per il Papa la fratellanza “è la nuova frontiera dell’umanità”. “O siamo fratelli o ci distruggiamo a vicenda”, ricorda. “Oggi non c’è tempo per l’indifferenza. Non possiamo lavarcene le mani, con la distanza, con la non-curanza, col disinteresse. O siamo fratelli – consentitemi – , o crolla tutto. È la frontiera. La frontiera sulla quale dobbiamo costruire; è la sfida del nostro secolo, è la sfida dei nostri tempi. Fratellanza vuol dire mano tesa; fratellanza vuol dire rispetto. Fratellanza vuol dire ascoltare con il cuore aperto. Fratellanza vuol dire fermezza nelle proprie convinzioni. Perché non c’è vera fratellanza se si negoziano le proprie convinzioni. Siamo fratelli, nati da uno stesso Padre. Con culture, tradizioni diverse, ma tutti fratelli. E nel rispetto delle nostre culture e tradizioni diverse, delle nostre cittadinanze diverse, bisogna costruire questa fratellanza. Non negoziandola”.

Francesco insiste sul fatto che è oggi il momento “dell’accettazione sincera”. “È il momento della certezza che un mondo senza fratelli è un mondo di nemici”, dice. E insiste: “Voglio sottolinearlo. Non possiamo dire: o fratelli o non fratelli. Diciamolo bene: o fratelli o nemici. Perché la non-curanza è una forma molto sottile d’inimicizia. Non c’è bisogno di una guerra per fare dei nemici. Basta la non-curanza. Basta con questa tecnica – si è trasformata in una tecnica – basta con questo atteggiamento di guardare dall’altra parte, non curandosi dell’altro, come se non esistesse”.

Fonte: Repubblica

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