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221716480 cd742623 5558 41fc 9842 f94385b09a58 - Il Pass debutta nella Milano d’estate ma i tavoli al chiuso restano vuoti

MILANO – Ma dove vai se il Qr code non ce l’hai? «Dappertutto», sorride Simone mentre sorseggia un mojito al bancone di un locale alla moda di corso Garibaldi. Aria condizionata dentro, il nebulizzatore sbuffa acqua nel dehor. Hai voglia a parlare di codici a barre, di vaccini. «Non l’ho scaricato: bisogna?». Beh, pare proprio di sì, da oggi. «Devo ancora fare la seconda dose. Ma tra mezz’ora parto per il mare, e i miei amici anche». Happy hour col Green Pass, anzi senza. Sono tutti sulla trentina. Gli altri stanno seduti fuori e trovarne uno, su quattro, che abbia il certificato verde. «Tanto i locali adesso hanno tutti i tavoli all’aperto».

Per iniziare a cambiare la nostra vita il certificato verde ha scelto un giorno un po’ così: perché il 6 agosto — un venerdì, poi —, Milano è quella che è da sempre: Covid o meno. I pochi che ancora non sono in vacanza sono già in fuga per il weekend. In giro, sotto le sberle del sole, la città se la prendono i turisti. «Gli stranieri sono i più disciplinati. Si mettono qui in coda con il telefonino già aperto, come se fosse “batti il cinque”». Nell’iperturistica via Dante l’uomo sicurezza McDonald’s ha pure lo sbattimento della giacca e cravatta. Alle due del pomeriggio gronda sudore smistando i clienti all’ingresso: quelli che vogliono consumare all’interno, a destra; a sinistra, quelli che entrano per prendere hamburger e patatine e poi si accomodano fuori sotto gli ombrelloni. «Prego!». «Alt, esce errore!». «Posso chiederle di tornare un attimo indietro?» Coda, attesa. Il palmare che cattura il Qr code sui telefonini, teoricamente, non transige. Ma a volte, o s’inceppa lui, o fa le bizze lo screen shot del cliente.

Funziona così. Se sei abilitato ti appiccicano un bollino rosso sul dorso della mano ed entri; altrimenti ti rimbalzano. Molto organizzate, era prevedibile, le grandi catene. Per dire: da Starbucks ti prendono in consegna proprio. Per entrare entri, nessuno ti dice niente anche se un’addetta ha in mano il contaclienti. Bevi un caffè al bancone? Libero. A chi si siede, alla cassa domandano Green Pass e carta d’identità. «Se te la chiedono in modo gentile è anche un piacere mostrarla», dice Silvia Preda, impiegata in pausa pranzo. «È senso civico, dovere».

Da piazza Duomo a Cadorna, da Cairoli a Garibaldi, all’Isola. E poi i quartieri fuori dalla prima cerchia e le periferie. Nella Milano da bere e da mangiare bar e ristoranti scoprono improvvisamente, in alcuni casi malvolentieri, di dover fare come le dogane. «Stiamo lavorando molto meno, guardi, nella sala dentro non c’è nessuno». Marco Buscemi, direttore del ristorante Biffi in Galleria. «Ho mandato via alcuni clienti che volevano stare dentro ma non avevano il certificato». Tanti arabi, cinesi e americani. In coda per entrare al Duomo o a palazzo Reale. «What’s the problem?», chiede il capo famiglia, moglie e due figlie, vengono da Chicago. Nessun problema se, come loro, avete tutto stampato e documenti d’identità in mano. Nei musei, altrimenti, non si passa. Aiuta molto il fatto che la maggior parte dei visitatori siano prenotati. Dice Alessandra Quarto, vice direttrice della Pinacoteca di Brera: «Sono arrivati tutti con il Green Pass, sia gli stranieri sia gli italiani. Già al momento della prenotazione, che da noi è obbligatoria, chiediamo di dichiarare il possesso del certificato. Se qualcuno dovesse arrivare senza, non solo non entra, ma non ha diritto al rimborso del biglietto. Rimborsiamo, nel caso, solo chi ha acquistato il biglietto prima del 23 luglio, quando è stato pubblicato il decreto». Matteo filtra gli ingressi alla mostra “Le donne nell’arte” a Palazzo Reale. «Oggi avevamo appena 30 prenotati: pochino. Il Green Pass ha un po’ frenato i visitatori». Non c’è la calca nemmeno al museo del ’900, anche qui inflessibili.

L’andazzo cambia nei locali. Puoi farti un’idea di come sarà in autunno quando i tavoli saranno solo dentro. «Però a Brera tutti vogliono stare fuori», spiega Matteo Hu, titolare della storica “Hosteria della musica” in Fiori Chiari. «Ho l’app ma l’ho usata pochissimo perché dentro non c’è un’anima». Alcuni locali, per evitare scocciature, hanno proprio chiuso le sale interne. “Mimmo” El Negro, egiziano, proprietario dell’Art Cafè: «Questo Green Pass ci rende il lavoro ancora più difficile: già non ho i dipendenti, senza tavoli fuori saremmo chiusi». È il fantasma che vogliono scacciare le palestre. «Abbiamo controllato tutti i clienti — giura Gabriele Cocco, personal trainer alla Mc Fit —. Chi ha il certificato accede all’interno della palestra, chi non l’ha accede soltanto all’esterno». Il primo giorno? «Un po’ di caos, ma gestibile. Penso che molta gente non sia ancora venuta. O perché aspetta il Green Pass oppure perché non è vaccinato». È un nuovo mondo, in fondo siamo solo all’inizio

Fonte: Repubblica

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