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“Così per chi vuole meditare non c’è altro da fare che mettersi seduto, ben diritto e calmo, con gli occhi chiusi, vigile; e dall’inizio alla fine della meditazione pronunziare la parola sacra Maranatha – Signore Nostro, vieni, ndr – . Tutto qui!”. Le celebri parole con le quali il monaco britannico John Main descrive come deve avvenire la meditazione silenziosa, il ritiro dal mondo per trovare sé stessi e insieme la voce del mistero di Dio, riecheggeranno senz’altro dal 16 al 19 settembre prossimi quando una ventina di eremiti di tutta Italia si raduneranno in Molise. Di raduni siffatti ne sono stati fatti diversi nel corso degli ultimi decenni. La novità è che quest’anno a convocarlo è un arcivescovo, monsignor Giancarlo Bregantini della diocesi di Campobasso-Bojano. Gli eremiti? “Sono soli – spiega Bregantini – , tra le piante, spesso in mezzo ai cinghiali. A Sant’Egidio, qui in Molise, per esempio – qui vive suor Margherita, fra le organizzatrici dell’evento, ndr – , per tre mesi non arriva il sole. La loro è una vita di sacrificio e di grande solitudine, ma molti giovani si rivolgono agli eremiti per chiedere aiuto”.

213304448 d6864c02 153c 448d 8c5c 4f289b5f4426 - Il raduno dei moderni eremiti. “Siamo soli, ma aiutiamo gli altri”
Suor Margherita, tra gli organizzatori del raduno degli eremiti in Molise 

Che sia un vescovo a battezzare l’evento non è poca cosa. Non sempre la Chiesa riconosce gli eremiti. Un po’ perché il Diritto Canonico prevede che gli stessi possano scegliere la vita del ritiro senza sottostare all’autorità di un vescovo, un po’ perché molti eremiti per sentirsi liberi di ascoltare la voce dello Spirito decidono di tenere una distanza di sicurezza dall’autorità ecclesiastica. E poi c’è l’eterogeneità della vocazione eremitica: ogni eremita conduce una vita diversa da quella degli altri, difficile incasellarli. In Italia non ci sono censimenti. Una stima del 2006 ipotizza che gli eremiti nel Paese siano circa duecento. Alcuni vivono in luoghi ameni: masi di montagna ristrutturati, ruderi isolati, vecchi casolari. Altri, invece, scelgono il ritiro in appartamenti di città. Spesso, scegliendo di mantenersi con un lavoro part time. Fra questi ultimi Antonella Lumini, eremita nel cuore di Firenze. Dopo anni di lavoro preso la Biblioteca Nazionale Centrale, nel reparto “libri antichi”, vive oggi a tempo piena la sua “pustinia”, la vocazione eremitica della tradizione ortodossa ma senza riconoscimenti ecclesiastici. Come Simone Weil che postulò la possibilità del vivere sulla soglia, né dentro né fuori la Chiesa. Gli antichi “pustinnikki” erano eremiti che sceglievano di ritirarsi senza bisogno di riconoscimento istituzionale. Una strada che in parte fu anche di Charles de Foucauld e di altri mistici come Matilde di Magdeburgo, Giuliana di Norwich, Ildegarda di Bingen e Meister Eckhart. “L’importante è mettersi in ascolto – spiega Lumini – . Lo Spirito parla incessantemente. Ma il ritiro dal mondo non deve essere fine a sé stesso, quanto aprirsi all’ascolto degli altri”. Ancora oggi nella casa di Lumini vanno tante persone a chiedere aiuto. Con lei entrano nella stanza dedicata al silenzio per mettersi in preghiera e per ascoltare i suggerimenti dello Spirito.

Sempre a Firenze vive suor Julia. Londinese, madre di tre figli e insegnante universitaria negli Stati uniti, poco prima di andare in pensione entra in un convento anglicano. Vi rimane per quattro anni. Ne trascorre altri quattro in una camera senza riscaldamento a Firenze, vicino all’eremo di don Divo Barsotti. Qui conosce Fioretta Mazzei, collaboratrice di Giorgio La Pira. Il sindaco le affidò le iniziative “samaritane”: il latte ai bambini nelle scuole; i cantieri di lavoro; la battaglia quotidiana per risolvere le necessità più stringenti della povera gente. È quasi emulando Mazzei che suor Julia oggi accoglie, e soprattutto istruisce, nella sua biblioteca coloro che lei chiama “gli ultimi fra gli ultimi”, i rom della città. Un eremitaggio atipico il suo. In silenzio e in preghiera dalle quattro del mattino fino alle sette, l’ora della Messa, trascorre il resto della giornata ad accogliere i rom. “Nessuno si occupa di loro”, spiega. “C’ è tanto pregiudizio, mentre sono persone profonde”.

Nelle montagne sopra Lecco vive don Raffaele Busnelli. Brianzolo, ha scelto l’eremitaggio dopo un confronto con il cardinale Martini. Vive in un maso ristrutturato. Racconta: “Allevo qualche asino, ho una piccola bottega di falegnameria, una cella dove scrivo icone, un mulino, coltivo la terra a volte visitata dai cinghiali, accolgo gente. Quando ho deciso di vivere qui, molti hanno iniziato a inseguirmi. Cercano risposte alla propria esistenza, cercano pace”.
 

Fonte: Repubblica

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