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LONDRA – È emergenza Covid in Regno Unito. Per certi aspetti superiore anche a quella della prima ondata in primavera, tanto che le scuole elementari sono state chiuse a Londra almeno fino al 18 gennaio. Ma associazioni di genitori e insegnanti chiedono che la misura si estenda a livello nazionale. Perché la nuova contagiosissima variante B.1.1.7 del coronavirus sta dilagando oramai in tutto il Paese, non solo a Londra e nel sud-est inglese, già pesantemente colpiti.

Solo oggi i nuovi contagi di Sars-CoV-2 hanno sfiorato i 58mila casi, record di sempre, su circa 500mila test quotidiani. Ma negli ultimi giorni le infezioni si sono sempre attestate sopra le 50mila, con i ricoveri hanno raggiunto il livello di allarme di aprile e i morti che hanno sfiorato più volte la macabra soglia di quota mille: oggi si sono fermati a 445.

Insomma, nonostante un vantaggio temporale per i vaccini sugli altri Paesi occidentali (Londra ha approvato quelli di Pfizer e Oxford prima di tutti e ha 140 milioni di dosi prenotate in tutto), il Regno Unito sembra oggi essere travolto dal nuovo ceppo. Così tanto che oramai la pressione di insegnanti e sindacati è enorme per non far riaprire le scuole la prossima settimana in tutto il Paese e seguire l’esempio di Londra, per cui c’è stata già una clamorosa retromarcia del ministro dell’Istruzione Gavin Williamson, dopo un tira e molla con il sindaco Sadiq Khan. Perché persino le misure sempre più restrittive delle ultime settimane, ossia un lockdown nazionale di un mese a novembre e l’80% del Paese oggi praticamente “richiuso”, si sono rivelate inutili a fermare il contagio. Questo, pare, a causa proprio della nuova “variante inglese” B.1.1.7 del Coronavirus.

L’Imperial College ha pubblicato nei giorni scorsi uno studio che conferma la natura estremamente contagiosa della nuova variante del virus, per cui anche lockdown di media o medio-alta entità possono fare poco se le norme non vengono rispettate integralmente. Questo ceppo del virus avrebbe un indice di riproduzione “Rt” (che stima l’avanzamento esponenziale del contagio da Coronavirus), superiore tra lo 0,4 e lo 0,7 rispetto all’Rt delle altre varianti, innalzandolo così a una media di 1,4-1,8, nonostante i lockdown in corso: 1,8 significa che 10 infetti ne contagiano altri 18, 18 oltre 32 e così via. Non solo: pare oramai certo che la mutazione del virus si diffonda soprattutto tra i più giovani e gli under 20. Di qui la chiusura sempre più probabile di molti istituti scolastici nelle prossime due settimane. E un terzo lockdown nazionale in Regno Unito è sempre più vicino.

La situazione è così grave che il governo britannico e le autorità medico-scientifiche hanno destato polemiche con alcune decisioni, secondo alcuni esperti arrischiate. Innanzitutto, l’approvazione da parte dell’autorità del farmaco Mhra del vaccino di Oxford-AstraZeneca, che sarà somministrato da lunedì ma per il quale l’agenzia del farmaco europea Ema e quella statunitense Fda non sono ancora convinte: difatti hanno deciso di prendere altro tempo e condurre ulteriori test. Poi il controverso caso dell’estensione, decisa sempre dalla Mhra, a 12 settimane (dalle 3-4 inizialmente previste) della distanza temporale tra prima e seconda dose di vaccino per immunizzare – seppur parzialmente – quante più persone possibili contro la nuova contagiosissima variante B.1.1.7  del coronavirus invece di completare il ciclo di vaccinazione con la seconda dose dopo 3-4 settimane (metodo che coinvolge un numero minore di cittadini).

Oggi, infine, è venuta fuori da parte delle autorità britanniche la possibilità di somministrare due diversi vaccini, ossia di utilizzare quello di Oxford per la prima dose e quello di Pfizer-BioNTech per la seconda, o viceversa, in un singolo paziente. Un’eventualità che allarma diversi esperti. Sinora non sono conosciuti casi del genere avvenuti in Regno Unito. E, ufficialmente, sono ancora in corso test su quello che in gergo viene chiamato “mix and match” di vaccini, dopo che le autorità scientifiche di Londra, come la responsabile della task force vaccini in Uk Kate Bingham, qualche settimana fa non avevano escluso questa possibilità. Tuttavia, c’è una zona grigia in cui il mix di vaccini è già teoricamente permesso, nientemeno che nel manuale di vaccinazione fornito dalla Sanità pubblica britannica Nhs a infermieri e operatori sanitari che inoculano e somministrano il vaccino di Pfizer e, da dopodomani, quello di Oxford-AstraZeneca.

Nel manuale di vaccinazione della sanità pubblica Nhs per i suoi lavoratori, si legge chiaramente: “Ogni sforzo deve essere fatto affinché lo stesso paziente riceva sempre lo stesso tipo di vaccino. Tuttavia, coloro che hanno iniziato il ciclo di immunizzazione ma per i quali al richiamo lo stesso tipo di vaccino non è disponibile o la tipologia della prima dose non è conosciuta, è ragionevole offrigli una dose del prodotto disponibile sul posto affinché completi il ciclo”. Tradotto: in quei casi limitati, va bene qualsiasi tipo di vaccino, indifferentemente. Non solo. Sempre nel manuale si legge che “questa opzione”, ossia il “mix and match”, è la migliore se il paziente “è considerato ad alto rischio o se è improbabile che si presenti nuovamente per una seconda dose”, qualora debba essere rimandato a caso in mancanza dello stesso tipo di vaccino disponibile.

Questa eventualità contemplata dalle autorità britanniche ha subito innescato la reazione di Pfizer, già irritata per l’estensione dell’attesa tra l’inoculazione della prima e seconda dose fino a 12 settimane decisa unilateralmente dalle autorità del farmaco inglesi. “La decisione sui regimi alternativi sulle dosi è in carico alle autorità sanitarie locali”, spiega l’azienda farmaceutica americana in un comunicato, “ma per Pfizer è vitale che si aumentino al massimo i controlli sulle modalità alternative per assicurarsi che ogni persona che riceva il vaccino abbia la massima protezione e immunizzazione possibile”.

Ma visto che il Coronavirus si sta espandendo senza limiti oltremanica, il governo Johnson corre spedito e conta di vaccinare entro febbraio, con una o due dosi, almeno 15 dei 25 milioni di persone a rischio. Sulla chiusura delle scuole, invece, l’esecutivo ha sempre tentennato, anche per il ruolo sociale per gli istituti scolastici ricoprono, vedi il cibo fornito ai bambini poveri, a volte l’unico vero loro pasto della giornata. Ma fino a quando reggerà questa posizione sull’apertura delle scuole, soprattutto se, come scrive l’Imperial College, la nuova variante dilaga tra i giovanissimi?

Intanto anche la Premier League è a forte rischio. Nella sola settimana di Natale sono stati registrati ben 18 casi di Covid tra i calciatori, record assoluto, e hanno portato alla sospensione di tre gare: Newcastle-West Ham, Everton-Manchester City e Tottenham-Fulham. A queste oggi si è aggiunta Fulham-Burnley. Decisioni che hanno scatenato polemiche, come quelle dell’Everton di Ancelotti terzo in classifica. Ma nuovi focolai stanno dilagando anche nelle serie minori. Il nuovo allenatore del West Bromwich Albion al posto di Bilic, il veterano Sam Allardyce, ha fatto capire che così non si può andare avanti, proponendo una nuova sospensione totale del calcio in Inghilterra per coronavirus, come lo scorso marzo.

Mentre il tecnico del Newcastle Steve Bruce teme i danni per Covid che potrebbero subire i giocatori infetti. La federazione per ora risponde picche, non solo per il calendario fittissimo, ma anche perché in estate ci sono gli Europei rinviati l’anno scorso. Ma in un Paese come il Regno Unito travolto dal nuovo ceppo di coronavirus, fino a quando “the show must go on”?

Fonte: Repubblica

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