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161453879 3f07ac52 7b37 4021 8c0b b701bd1f7333 - Il vescovo Pizziolo dice basta ai pesticidi e alla monocultura del Prosecco. E viene insultato sui social

VITTORIO VENETO – Nel Veneto bianco c’è un vescovo che si scaglia contro le bollicine. Monsignor Corrado Pizziolo, guida spirituale della diocesi di Vittorio Veneto, imposta la sua lettera pastorale contro la monocoltura del prosecco e i pesticidi che la rendono possibile. Una presa di posizione forte in una zona, quella della provincia di Treviso, che prospera anche grazie all’economia legata alle bollicine famose in tutto il mondo. La reazione è stata, come spesso accade con i temi divisivi, volgare e scomposta, con offese e bestemmie dirette al lui attraverso i social network.

Ma andiamo con ordine. Pizziolo ha consegnato la lettera pastorale sabato scorso durante una veglia sul creato a Mansuè: evento ecclesiale organizzato dalla Commissione nuovi stili di vita, in collaborazione con l’Ufficio missionario e la Caritas. Durante l’omelia il monsignore di Vittorio Veneto ha invitato a riflettere sul fatto che la distruzione della terra ora è un rischio concreto, ma non più quale castigo divino, quanto piuttosto come opera dell’uomo. Ha così motivato il senso della sua lettera per il mese del creato, come riporta la Tribuna di Treviso, invitando tutti alla conversione e alla necessità di cambiare stili di vita, per concepire il creato come un dono da custodire e da proteggere. Un ragionamento profondo e strutturato il suo, che ha rilanciato la preoccupazione già manifestata dai parroci di Follina, Miane e Cison.

Il tema è quello noto e più volte affrontato che riguarda l’avanzata inarrestabile dei vigneti intesi come coltura intensiva. Pizziolo dice basta alla monocoltura del Prosecco per dar spazio alla biodiversità e richiama al dialogo le diverse componenti del mondo viticolo. “Sentiamo forte nel nostro territorio il richiamo al rispetto dell’ambiente e della salute delle persone, spesso minacciati dall’abuso dei cosiddetti pesticidi”, scrive il vescovo. “Come pure sento urgente richiamare l’attenzione sul tema della preservazione della biodiversità, in un’area in cui la monocoltura rappresenta un limite di cui tenere conto, tanto per le possibili ricadute economiche, quanto per quelle ambientali”. Il vescovo sostiene che le colline patrimonio dell’Unesco debbano essere maggiormente rispettate. Bisogna porre un limite ai fitofarmaci ma non solo: “Preferire l’uso della bicicletta a quello dell’auto, favorire l’uso di energie rinnovabili, esprimere il proprio concreto impegno verso forme di economia circolare per un minore spreco di risorse, vivendo con maggiore sobrietà per una riduzione generale dei consumi”.

Monsignor Pizziolo si è poi soffermato sulle tensioni sociali fra agricoltori e ambientalisti. “Abbiamo sperimentato in questi ultimi anni, nel nostro territorio, degli episodi di tensione in cui abbiamo visto contrapporsi proprietari agricoli e cittadini preoccupati per la loro salute in ragione della crescita esponenziale di spazi dedicati alla viticoltura – con i relativi trattamenti fitosanitari – fino ad arrivare in stretta prossimità con abitazioni e scuole. Questi fatti confermano, a mio avviso che spesso la causa del conflitto è da riscontrare nella mancanza di pratiche di buon vicinato, come pure, in qualche caso, nella mancanza del rispetto dei legittimi regolamenti”. Fraternità, fiducia, rispetto dei regolamenti di polizia rurale, sono queste le colonne su cui poggia il ragionamento del vescovo che però hanno catalizzato la solita ondata di reazioni rabbiose. Insulti che però non lo spaventano. “Quando si toccano certi temi, l’immigrazione, la vita nascente, l’ambiente, c’è sempre chi reagisce in modo per lo meno “vivace”, ha detto sempre alla Tribuna di Treviso. Viviamo in una società che  viene descritta come arrabbiata, risentita, incattivita e questi messaggi lo evidenziano. Credo che molti autori di queste reazioni non abbiano nemmeno letto la mia lettera. Proprio per questo mi permetto di invitarli a leggerla, nella sua interezza, e a scrivere poi con maggiore cognizione di causa”.

Fonte: Repubblica

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