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NEW YORK – Sotto al ponte di un’autostrada del New Jersey, chiuso dentro un fusto metallico, seppellito a cinque metri di profondità nella terra di una discarica gestita dalla mafia. Così sarebbe finita l’avventura terrena di Jimmy Hoffa, e quindi il mistero della sua scomparsa, che da quasi mezzo secolo affascina e tormenta la memoria storica degli Stati Uniti.

A rivelarlo, in punto di morte, è stato Frank Cappola, figlio di uno degli esecutori dell’eliminazione del leader sindacale, che aveva visto l’intera scena quando era un ragazzino. Ora l’Fbi sta indagando, e scavando, per capire se la storia che aveva ispirato anche Martin Scorsese a girare il film The Irishman è davvero finita.

Hoffa era nato nel 1913 in Indiana, da una famiglia di immigrati tedeschi ed irlandesi. Cresciuto nel cuore industriale dell’America, si era appassionato alle attività dei sindacati da quando era solo un adolescente, impiegato in una catena di alimentari. Erano altri tempi, però, e lavorare per le union significava sporcarsi le mani con attività sempre al confine della legge, inclusi i contatti con la mafia che aveva le mani in tutti i traffici. Jimmy era cresciuto in fretta, diventando il capo dei Teamster, sindacato dei camionisti che poi si era trasformato nell’organizzazione dei lavoratori più potente in America. Lungo la strada aveva anche stretto alleanze pericolose, come quella con il boss mafioso del New Jersey Anthony Provenzano, “Tony Pro”, indiscusso capo della famiglia Genovese.

Così Hoffa era entrato in rotta di collisione con la politica, e in particolare col segretario alla Giustizia Robert Kennedy, che aveva fatto tutto il possibile per incastrarlo. Dopo l’uccisione a Dallas del fratello John, anche lui inseguito dalle voci sui rapporti tra la mafia e la sua famiglia, un tribunale era riuscito a condannare Jimmy per corruzione. Uscito di prigione grazie a Nixon, che lo aveva aiutato a patto di rinunciare alla guida del sindacato, Hoffa era tornato in fretta alle vecchie abitudini. Aveva cercato di riprendersi la presidenza dei Teamster, ma così si era scontrato proprio con Provenzano, che non lo voleva più intorno.

Il 30 luglio del 1975 Jimmy era andato al ristorante Machus Red Fox di Bloomfield Hills, in Michigan, proprio per un incontro chiarificatore con Tony Pro e altri mafiosi. Ad aspettarlo però aveva trovato solo un’auto che lo aveva portato via, e quella era stata l’ultima volta che qualcuno lo aveva visto vivo. Martin Scorsese ha sposato la teoria secondo cui Provenzano lo aveva condannato a morte, e il suo amico Frank Sheeran lo aveva ammazzato, incenerendo poi il cadavere. La verità però sarebbe un’altra, secondo la testimonianza offerta in punto di morte da Frank Cappola al giornalista Dan Moldea, riportata prima da Fox Nation e poi dal New York Times.

Nel 1975 Frank era un ragazzino, e aiutava il padre Paul nella PJP Landfill del New Jersey, proprio sotto il ponte della Pulaski Skyway. In teoria era una discarica come tante altre, ma in realtà apparteneva a Phil Moscato, soldato della famiglia Genovese. Un giorno Frank vide arrivare una limousine, da cui scesero alcuni uomini per parlare con suo padre. Avevano indicato un angolo della discarica e Paul si era molto agitato. Nel 2008, in punto di morte, il padre aveva raccontato al figlio che quella gente era venuta ad annunciare l’arrivo del cadavere di Hoffa, per concordare come farlo sparire. Gli aveva raccomandato di custodire il segreto, rivelandolo solo quando avrebbe ritenuto che fosse arrivato il momento giusto per far conosce la verità. Frank ha deciso che questo momento era arrivato nel marzo dell’anno scorso, perché anche lui era malato e stava per morire. Quindi ha raccontato tutto a Moldea, che ha informato l’Fbi. Il 25 ottobre scorso gli agenti sono andati nella discarica, per iniziare a scavare.

Fonte: Repubblica

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